Ritornare qui, a discutere di me, mentre parlo di canzoni. Un’altra notte insonne - stavolta non è neppure colpa mia. Dormire significherebbe prendere atto della vanità del mondo. Prima o poi, dovrò pure farlo.

Stanotte, no, non è proprio il tempo. Ascolto le canzoni del mio cuore: passano una dopo l’altra. Stanotte, mi fa perdere il senno, oltre che il sonno, Marco, che canta “L’amore che non hai”. Non riusciremo ad amare mai, così dice. E ha ragione, d’altra parte: non è mica facile amare e, purtroppo, quando lo si impara, si ha tanta paura di ricominciare, perché può essere tanto doloroso, può far tanto soffrire.

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Sui binari del mio passato.mp3

Ogni tanto, torno indietro. Sembra che la mia vita mi costringa a chiudere i files ancora aperti. Naturalmente, sono tutti X files, che fa tanto Moulder e Scully.

Ogni tanto, mi sento come se non ci fosse futuro, ma solo un inatteso, continuo, snervante ritorno al passato. Stesse facce, stesse parole, stessi sentimenti. E mi annoio: naturalmente, mi annoio.

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Lanciati verso il successo, i cantanti di X-Factor di quest’anno sembrava che dovessero fare sfraceli. Sono scomparsi quasi da dovunque. Noemi, i Bastard e Matteo sono in pratica finiti prima di cominciare: senza colpo ferire.

Come mai i discografici abbiano così poco creduto in loro tre, fa specie. I loro dischi sono davvero inutili e sproporzionati: solo ed esclusivamente cover, tre inediti un po’ pretenziosi, cantati senza pretese, niente di che. Come mai invece gli autori si trovano per “Scialla” prima e poi per gli album dei ragazzi di “Amici”? Non sarà che, a prescindere dal caso Ferreri, la trasmissione della De Filippi sia ancora la più seguita? e forse perfino la più amata?

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Un anno fa, come dice una sua canzone, Cassandra De Rosa era protagonista sui palcoscenici di “Amici” e, per parafrasare una sua compagna di squadra, “bruciava” l’anima. Il suo ritorno, con un disco quasi del tutto autoprodotto, è allo stesso modo urticante, un vortice di emozioni.

Cassandra è davvero cresciuta: gli inediti che le sono stati cuciti addosso sono forti, immediati, di presa. Come la canzone che abbiamo già menzionato: “Un anno fa”, un pezzo dance indubbiamente intrigante, molto estivo e adatto al lancio del disco.

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Grazia Di Michele, ormai, s’è resa tanto ridicola che forse eclissarsi e evitare di farsi vedere in giro sarebbero due intelligenti idee. Naturale che, invece, lei decida addirittura di tornare a scrivere (a parte ammorbare con la sua funesta presenza i provini di “Amici”). Pare che debba uscire un suo lp a ottobre (ma, dico io alla casa discografica, ripensarci no?). Mi raccomando: se doveste averne una copia per le mani, usatela nel modo più consono. Ad es. sotto un tavolo con una gamba più corta, oppure come fermacarte, o meglio ancora: distruggetelo.

La canzone che per ora è stata pubblicata si intitola, provocatoriamente “Il mare nella stanza”. Già basterebbe il titolo per chiedere di incriminare la cantante e mandarla a San Vittore. Il povero Gino Paoli come l’avrà presa? Speriamo che nessuno gliel’abbia detto.

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E girare per riempire ogni vuoto: giro, in effetti, fin troppo. Sono una trottola impazzita: qualche volta faccio fatica a riprendermi da quanto mi muovo.

E pensare per riempire ogni vuoto: penso, sì, penso anche troppo. E ragiono come un bonzo tibetano, prendo la pioggia e non mi sento di prenderne più. Vorrei arrabbiarmi, ma non riesco. Non ci riesco più.

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Valerio, Alessandra, Luca, Silvia e Martina hanno perfino i loro video. “Amici” ha rotto un altro tabù. Marco Carta, in effetti, ormai è, in qualche modo, un attore consumato, visto che ha al suo attivo tutta una serie di piccoli racconti cinematografici, alcuni anche interessanti, per scelte stilistiche. Poteva sembrare che il grande piccolo Carta fosse una meteora impazzita, e invece a confermare che non ce n’è per X-Factor, anche altri piccoli e grandi astri amiciani si sono buttati su un veicolo musicale fortissimo, anche per la presenza nel palinsesto di tanti giovani e meno di MTV.

Ciascuno, però, l’ha fatto a suo modo, e sinceramente non tutti in maniera esemplare, anche perché più che evocativi certi cortometraggi sembrano piuttosto mal girati, forse anche per via della fretta e della disattenzione con cui certi prodotti si fanno in Italia.

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Non del tutto disprezzabile, l’album di Napolitano, dal titolo “Vai”, uscito ormai da qualche tempo e peraltro perfino in classifica. Non si tratterà di un enorme successo, ma certamente le vendite gli hanno dato, perlomeno in parte, ragione.

Diverso è il giudizio che, però, si deve dare riguardo alla sua maturità di cantante e di autore. Il disco appare, in effetti, da questo punto di vista, piuttosto debole: Luca ne esce piuttosto male, incapace di sfumature nel canto, dove è spesso piuttosto scontato, con scelte che non sembrano all’altezza delle parole con cui è sempre stato presentato (dove sarebbe quest’emozionatore, di cui millantavano le sue insegnanti? dove sarebbe questa dote interpretativa, qui francamente molto al di sotto perfino delle possibilità messe in luce durante il programma?).

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Sperimentarsi in nuove circostanze è ciò cui ci abitua la vita: sembra, ma solo in apparenza, che tutto rimanga sempre uguale a se stesso, in un continuo déja vu, che può farci impazzire, mentre tutto sfuma costantemente, anche perché tutto dipende da come guardiamo alla nostra vita.

Questo concetto non semplice, e bene adatto ad un ragazzo in formazione, è ospitato in “All that you know”, una delle canzoni contenute nell’ep di Valerio Scanu, intitolato come il suo primo singolo “Sentimento”.

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“Sussurro parole inutili”, se lo diceva da tanto tempo. “E dov’è lei, che ho lasciato alla fermata del bus davanti ai bagni Marinella? Cavolo, me la sono dimenticata”. Eppure era bionda, era bella, era lei. Insomma, l’unica che ci credeva.

Quella poverina, se la ricordava ancora, quando ancora i call center non l’avevano fatto diventare un mezzo idolo di carta, ma non di MarcoCarta-che-quello-era-figo-anche-in-foto. “Non ti muovere!”, gliel’avevano detto di non muoversi, mentre si faceva quella foto da lampadato per la copertina di Play Girl. Si era spogliato per non farsi dimenticare. Eppure, l’avevano dimenticato, azz (’ste fan del picchio).

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