Sarà tempo di tornare a vivere, ma quando, se qui non c’è mai nessuno che ascolti, che veda al di là dei suoi occhi? La notte divora: la disperazione è una malattia che nessuno riesce a curare. Sotto gli sguardi di nessuno, come un minimo Polifemo che neppure è accecato, visto che luce non c’è, come non c’è nessuno. Mai.

Arrendersi sarebbe utile, fors’anche opportuno. E piacerebbe, piacerebbe tanto a qualcuno volare nella notte, su una scopa da strega: sarebbe come rompere un silenzio cantando, sarebbe come ritornare allo sguardo, quell’ultimo che veramente ti ha osservato da innamorato.

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Umberto Bindi era un uomo mite e gentile. Così lo ricordano tutti, ora che è mancato. Ora che è mancato, ci sono tanti che inneggiano al suo ricordo e spesso si fanno belli con parole di circostanza, raccontando che il mondo è rio e malvagio. E il mondo è davvero rio e malvagio, ma fino a poco tempo fa era lo stesso mondo del quale anche loro facevano parte.

Qualche volta, le canzoni scivolano nel nostro profondo e ci fanno perdere di vista il mondo. Smaterializzano gli oggetti, fanno apparire la vera realtà dietro il velo di Maya. Sono esperienze che ci mettono in contatto con la nostra reale natura, che appartengono al sovra-naturale, al meraviglioso.

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Oggi, ad “Amici” va di scena, come spesso ultimamente, una scena fondamentalmente ipocrita. Riassumiamo le puntate precedenti: la commissione non sa chi scegliere tra i componenti della Luna per spedirlo in sfida e quindi con un piede fuori dalla scuola. La produzione, nella persona di Zanforlin, si inventa una squisita novità tipo Grande Fratello, cioé chiede ai singoli componenti della squadra di scegliere chi tra di loro è meritevole di provare quest’ebbrezza. I ragazzi votano in massa Davide Flauto, che tra tutti è sicuramente il peggiore in assoluto.

I commenti che emergono dopo la votazione sono tutti estremamente crudeli nei confronti di Suicidio, così com’è chiamato anche su diversi siti internet. Egli, di rimando, ha parole grevi nei confronti del suo capitano, Enrico Nigiotti, definendo il suo stile vocale simile a quello di Carmen Consoli. Al Nigiotti, quando sente questa motivazione, sfugge qualche improperio. Come direbbe Sante Licheri, ne aveva pienamente facoltà.

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Dedicato a chi qualunque cosa faccia riempie di sole gli occhi del mondo.

 

Cover di Alan Sorrenti (per gli appassionati, la trovate in “Radici”), “Esisti tu” è, nel nuovo album di Valerio, un’altra preziosa gemma: il semplice testo, arricchito dall’interpretazione di Mr. Scanu, scivola via tra malinconie e ottimismo, come la sabbia che scende in una clessidra, quasi senza voler neppure infastidire l’aria che circonda il vuoto.

C’è tutto un movimento di rimpalli e promesse, in questo pezzo, che rispetto alla interpretazione che ne dava il suo autore diventa perfino un inossidabile canto di gioia, un inno sincero alla sicurezza della forza del destino, come se si potesse davvero credere a quelle irrimediabili parole che tutti conoscono (ci sei da qualche parte, di sicuro), al senso di quel battere di cuori all’unisono, alla meta di una ricerca, all’attesa che non smette mai… finché non c’è nessuna speranza, finché non c’è modo reale per ricominciare.  Read the rest of this entry »

A “Uomini e Donne” si consuma l’ennesimo triangolo. Emiliano conosce Monica, la bacia (più di una volta), la mette su un piedistallo, ma ha sempre un’aria distaccata, quello strascicone nella voce tanto fastidioso. Poi, arriva un momento che non sa che fare per attirare nuova attenzione su di sé e allora si butta ai piedi dell’altra tronista, cercando una sponda per continuare a esistere nel grande circo mediatico.

Emiliano è il prototipo del ragazzo tutto muscoli e poco cervello, ma stavolta condito dal nulla, così come Monica, che pure ne era attratta, l’ha definito. Se, poi, andiamo oltre il fisico, restano solo di questo ragazzone inutile una fronte spaziosissima, la faccia da schiaffi, la smorfia quando sorride.

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Altro che Adriano, dateme er Pupone. “Ci voleva un rigore” (Claudiona commenta le Yavanna grazie al telebim: non era punizione dal limite).

Sincerità, un elemento imprescindibile. “Non si capiscono quelle due parole, ehm cretinate che vorrei dire” (mentre presenta Giuliano, la Mori fa outing).

Il brigante Giuliano. “Aaaaaaa chi mi diceeeeee” (che so cantare, è un sordo; ho detto sordo, non sardo).

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Enrico non sa cantare. Beh, direte voi: mica tutti sono Valerio. L’anno scorso, ad “Amici”, Luca e Mario ci hanno spesso dato prova di quanto fossero allegramente stonati. Ma in questo caso c’è una novità: Enrico si scazza alquanto, perché si rende conto che non saper cantare davvero, come dicono gli Inglesi, sucks. E allora, si agita, si tormenta, si guarda attorno in cerca di una soluzione.

Enrico s’è presentato con la chitarra in mano, la voce tremante, l’accento toscano troppo pronunciato. E’ pieno di difetti, uno su tutti la presunzione. Anche grazie all’arroganza dell’ignorante è stato accolto a braccia aperte dalla scuola rapiniana in “Amici”. Charlie ci ha visto qualcosa di sé, probabilmente – del resto, in quel gigantesco ego che si ritrova ci sarà anche qualche traccia nigiottesca, o perlomeno sembra verosimile congetturarlo.

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Avvertenza: questo è un post interattivo. Scegliete, dunque, voi la rima che meglio vi piace. E scegliete voi cosa pensare di Charlie Rapino, che dall’alto della sua “altezza” si diverte a prendere a pesci in faccia chiunque non rientri nelle sue simpatie. Il metodo è quello di Emilio Fede quando storpia il nome degli avversari, fingendo di non conoscerli. La durezza è inusitata, tanto da apparire segno di debolezza di spirito.

Oggi, durante la puntata delle arlecchinate, mentre la De Filippi s’è pure divertita con il siparietto da scuola elementare Garofalo – Celentano, tanto che perfino Garrison è sembrato quasi adulto (ho detto quasi), è andato in scena ancora una volta il Rapin-pensiero, che ha dispensato elogi e critiche sulla base di giudizi solo personalistici, senza alcun legame con la realtà dei fatti.

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Vanno di moda così, perché altrimenti nessuno le “vede”: il new style amiciano pretende qualcosa o qualcuno (la differenza nel caso è molto labile) che stupisca, che infili una timida coreografia, sempre più smaccata nel tempo, all’interno della semplice canzone. Non bastano la voce e l’interpretazione: c’è il virus Tommasini in allerta, altro che influenza A.

E così, di anno in anno, la concorrenza con X-Factor spinge a cercare il peggio e a farlo passare anche per capacità di presa sul pubblico: una simil-cantante si mette a saltellare, strillando “Ti amo” e facendo quindicimila mossettine e tutti a raccontarsela, che tutto è figo e stupendo, ma stupendo proprio, mica solo stupido e basta.

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E poi avevano da ridire su Marco Carta. E poi magari storcevano il naso davanti a Karima Ammar. E che dire, allora, degli imbarazzanti X-Factorini di quest’anno e delle loro simpatiche, simpaticissime esibizioni para-sanremasche, che nell’idea degli autori dovevano inaugurare l’avvicinamento di X-Factor a Sanremo stesso? Ma andiamo con ordine, perché la puntata di stasera è stata davvero di quelle “entusiasmanti”.

Sul palco la più intonata per lunghi periodi è stata Valeria Marini e già questo dovrebbe mettere sul chi va là. Silver s’è improvvisato figlio dei fiori e ha gigioneggiato. La musica però non era da quelle parti, essendosi presa una vacanza nelle lontane isole Fortunate. Poi, è arrivato il sardo Giuliano, che ha cantato, con uno straordinario accento sardo, “L’immensità”, una delle poche canzoni di valore di Sanremo secondo Claudia Mori, la quale, evidentemente, ha della canzone italiana pochissima memoria storica. Guarda caso, tra l’altro, l’unica melodia bella, secondo lei, è stata scritta da un affiliato del Clan, anche se parzialmente dissidente.

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