Avvertenza: questo è un post interattivo. Scegliete, dunque, voi la rima che meglio vi piace. E scegliete voi cosa pensare di Charlie Rapino, che dall’alto della sua “altezza” si diverte a prendere a pesci in faccia chiunque non rientri nelle sue simpatie. Il metodo è quello di Emilio Fede quando storpia il nome degli avversari, fingendo di non conoscerli. La durezza è inusitata, tanto da apparire segno di debolezza di spirito.

Oggi, durante la puntata delle arlecchinate, mentre la De Filippi s’è pure divertita con il siparietto da scuola elementare Garofalo – Celentano, tanto che perfino Garrison è sembrato quasi adulto (ho detto quasi), è andato in scena ancora una volta il Rapin-pensiero, che ha dispensato elogi e critiche sulla base di giudizi solo personalistici, senza alcun legame con la realtà dei fatti.

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Vanno di moda così, perché altrimenti nessuno le “vede”: il new style amiciano pretende qualcosa o qualcuno (la differenza nel caso è molto labile) che stupisca, che infili una timida coreografia, sempre più smaccata nel tempo, all’interno della semplice canzone. Non bastano la voce e l’interpretazione: c’è il virus Tommasini in allerta, altro che influenza A.

E così, di anno in anno, la concorrenza con X-Factor spinge a cercare il peggio e a farlo passare anche per capacità di presa sul pubblico: una simil-cantante si mette a saltellare, strillando “Ti amo” e facendo quindicimila mossettine e tutti a raccontarsela, che tutto è figo e stupendo, ma stupendo proprio, mica solo stupido e basta.

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E poi avevano da ridire su Marco Carta. E poi magari storcevano il naso davanti a Karima Ammar. E che dire, allora, degli imbarazzanti X-Factorini di quest’anno e delle loro simpatiche, simpaticissime esibizioni para-sanremasche, che nell’idea degli autori dovevano inaugurare l’avvicinamento di X-Factor a Sanremo stesso? Ma andiamo con ordine, perché la puntata di stasera è stata davvero di quelle “entusiasmanti”.

Sul palco la più intonata per lunghi periodi è stata Valeria Marini e già questo dovrebbe mettere sul chi va là. Silver s’è improvvisato figlio dei fiori e ha gigioneggiato. La musica però non era da quelle parti, essendosi presa una vacanza nelle lontane isole Fortunate. Poi, è arrivato il sardo Giuliano, che ha cantato, con uno straordinario accento sardo, “L’immensità”, una delle poche canzoni di valore di Sanremo secondo Claudia Mori, la quale, evidentemente, ha della canzone italiana pochissima memoria storica. Guarda caso, tra l’altro, l’unica melodia bella, secondo lei, è stata scritta da un affiliato del Clan, anche se parzialmente dissidente.

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Era il 1973 quando Barry Manilow uscì col suo album di debutto (chiamato coraggiosamente “Barry Manilow I”, evidentemente sapeva che ce ne sarebbero stati altri). Tra gli altri capolavori c’era una canzone che doveva superare perfino il successo del suo autore e primo perfomer, “Could it be magic”, che Manilow aveva scritto con Adrienne Anderson.

La bellezza di questa melodia è anche dovuta al fatto che l’autore si ispirò ad un pezzo classico, il Preludio in do minore op. 28 n.20 di Frédéric Chopin. Se ne accorse, un anno dopo la pubblicazione del singolo, nel 1976 anche Donna Summer, che ne fece una versione apertamente dance, ottenendo un successo planetario, con il suo inconfondibile stile. Il pezzo, poi, sembrava aver chiuso la sua storia con la cover nei primi anni Novanta dei Take That, anche se nel frattempo altri vi si sono cimentati (come Emile et Images, che ne fecero una versione assai melodica, Gerard Kenny con il suo stile spezzato, la latineggiante Juliana Aquino e la troppo contemporanea, poppeggiante Judy Weiss).

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La forza di un amore irresistibile, di un uomo che urla il suo dolore e la sua follia, l’insistenza di un cuore e di un’anima che gridano all’unisono: ecco il tema di una delle nuove canzoni di Valerio Scanu, “Non dirmi no”. Di questo recentissimo album, già arrivato in pochi giorni al traguardo del disco d’oro, non si può dire altro che bene, ma in particolare questo motivo, raggiungibile solo tramite rete e da lì scaricabile, è un pezzo di bravura: la voce di Valerio sembra offrire qui non solo una prova di eccezionale tecnica, ma di profondità interpretativa davvero magistrale.

E’ vero che c’è una intensità particolare in tutto ciò che canta Valerio, ma in “Non dirmi no” la disperazione atterrita dell’uomo che si spende per sempre, che alza la propria preghiera, che è anche ordine contemporaneamente, raggiunge vette tragiche, che fanno davvero pensare ad una sensazione provata sulla propria pelle – un amore forte, forse immaturo, che si sacrifica (“sono qui per te”), che finge d’essere onnisciente (“so già tutto di te”), che fa leva su un destino che invece è ancora da scrivere (“è scritto che tu sei mia”).

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“Amici” è famosa per essere una trasmissione molto seguita dal popolo gay. Non a caso qualche tempo fa quando si rintracciarono foto un po osé di Marco Carta, fu il popolarissimo gay.it a pubblicarle per primo. Uno degli autori del programma e conduttore di quasi tutti i pomeridiani, Luca Zanforlin, è peraltro omosessuale dichiarato.

Eppure, la storia di “Amici” è piena di episodi non proprio felici a proposito del trattamento riservato a chi, in un modo o nell’altro, durante la sua partecipazione, ha fatto riferimento, o ha alluso al proprio orientamento sessuale diverso: è successo tante volte che pensare ad una coincidenza fa un po’ sorridere.

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Puntata strappalacrime. Claudia Mori non è una megera, ma una scarsa imitatrice. In lei non c’è mai una parola di verità. Riesce perfino a fare il verso a Mara, quando le stanno per cacciare l’inascoltabile Damiano, presuntuoso nella sua presunta cantautorialità. Ma, dico io, cosa ci sta a fare un cantautore in mezzo a X-Factor? Era conscio, sì o no, che quello è un posto per interpreti?

E così Claudia si mette in testa di dover fare il suo gioco, proprio mentre, vezzosamente, ribadisce che “io cerco il talento” a prescindere dalla squadra dove è capitata. Ma sì, raccontiamole tutte, ché altrimenti magari lasciamo qualcosa di intentato.

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Quando ascolto la sua voce, che pure non m’è stata mai tanto familiare, vista la mia età, mi sento sempre trasportato lassù, nel cielo, come succede solo con quelle anime belle, che sanno fare quello che a noi mortali non è consentito – volare.

Carla Boni è mancata, dopo una lunga malattia, a Roma. Protagonista di tanti Sanremo, meravigliosa donna, capace di perdonare perfino l’ex marito Gino Latilla, che tanto l’aveva fatta disperare, capace perfino di fare pace con l’altra grande dei suoi tempi, la sempreverde Nilla Pizzi, in diretta televisiva al programma di Paolo Limiti, non era rancorosa, aveva sempre un sorriso per tutti.

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Il nuovo, imbarazzante single di Luca Napolitano, dal titolo leopardiano “L’infinito”, è stato pubblicato da qualche giorno e naturalmente strombazzato ai quattro venti come fosse un capolavoro, mentre in realtà è forse tra le cose peggiori da lui mai cantate.

La storia che si intuisce da questi versi è quella di un ragazzo allo sbando: è notte e sta pensando al suo passato di delusioni e tradimenti; si augura che il domani gli riservi qualcosa di meglio e quindi rinuncia, per così dire, “all’infinito”, anche se non è ben chiaro, visto che il testo si contraddice in almeno due punti, tanto che non si capisce quale sia la sua escogitazione per stare meglio.

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Proprio ieri, mentre assistevo alla doppia eliminazione ad X-Factor (non rimpiangerò particolarmente né i Luana Biz, anche in versione “c’abbiamo le palle anche noi, mica solo Sofia”, perché più simili a quattro solisti, che ad un gruppo vero e proprio, né tantomeno la quasi professionista Francesca, che al massimo, secondo me, è adatta al karaoke nel terzo tempo delle partite di calcio), ho capito una grande verità e oggi la comunico al mondo, che intanto, probabilmente, se ne fregherà altamente.

X-Factor non è un programma musicale. Anzi, forse neppure parla di musica. E’ tutto un imbroglio: hanno messo alla conduzione Facchinetti, perché sanno che è un fessacchiotto, ingenuo, buono buono, gentile con tutti e basta, per farlo tacere o parlare a seconda di come è meglio per la causa, fargli vedere qualche bella ragazza seminuda.

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