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Simonetta Spiri era destinata a uscire già da una settimana. Se lo sentiva, l’ha capito quando Cassandra ha umiliato la Bonanno più stonata di tutto l’anno. E avrà anche, dentro di sé, ché ha sempre fatto così, “smadonnato” mentre quella che si diceva sua amica non ne indovinava una (altro che registro basso o registro alto… stonature così non se ne sentivano dai tempi dell’Angelucci), facendole rischiare un’eliminazione che arrivava lenta lenta, ma inesorabile, tra qualche Jancu gridolineggiante e un po’ di natural errors alla Francesco (ché quando Francesco sbaglia e rischia di evirare il povero Sperti non è un errore, ma un inno alla gioia, mentre, se le punte di Giulia sono leggermente meno alte del normale, via con la geremiade, che è un orrore a vedersi, che è umiliante per me, per noi, per l’Italia intera e, se non fosse che c’è un popolo bue e comunista, altroché…).

Povera Simonetta. Si sarà sentita dilaniare, mentre i suoi compagni di squadra sembravano aver deciso di fare del loro peggio. Compreso l’infelice Salsetta, che a forza di sforzare le vene si farà venire la couperose, poverino. Qualcuno gli dica di smettere, ché c’ha un’età, ché deve rimanere in piedi fino alla pensione, ché poi se gli viene la ruga oltre al mento cadente le teenager non lo cliccano più neppure su internet.

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Antonino Lombardo era entrato alla grande nella scuola della De Filippi. Per farsi forza, aveva buttato il cuore oltre l’ostacolo. Era stato strafottente, un po’ guascone, forse perfino maleducato. Del resto, come diceva nella sua intervista di presentazione: “A che tipo di persone non piaci? Ai ballerini più scarsi… a quelli che non amano la verità perché la verità fa male!”.

Arrivava in tv, tra l’altro, anche se in pochi lo sanno, dopo una discreta carriera pregressa (ad “Amici”, invece, s’è sempre detto che aveva fatto il maestro di balli da sala, il cameriere, il muratore e l’uomo delle pulizie): entrato a far parte del corpo di ballo dei Piccoli Danzatori del teatro Massimo di Palermo (non una compagnia da poco), quand’era ancora piuttosto giovane, veniva dalla compagnia “Astra Roma Ballet” (l’ultima della quale era stato membro) e da una assidua frequentazione dell’Aterballetto di Reggio Emilia (quello della Celentano, tanto per non fare nomi, la quale invece l’ha sempre giudicato un pessimo ballerino, tanto da insultarlo, gratuitamente, spesso e volentieri).

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Nel disastro di domenica scorsa, mentre Marta riusciva a schivare grazie alla commissione l’eliminazione, la vittima dei blù è stata la povera Maria Luigia La Rocca. Sciantosa quanto basta, crudele e schietta, mai costruita, al limite dell’educazione in alcuni suoi interventi, Maria Luigia si è distinta in tutto l’anno per il suo caratterino niente male, per polemicuccie grandi e piccole, per il tentativo di emergere in una affollata ed eccessiva classe di canto.

In polemica aperta con la sua squadra di partenza (il Sole), la La Rocca s’è guadagnata una fama, non proprio invidiabile, di rompiscatole, che nessuno vuole mai far cantare. Eppure, il talento e il vocione da Loredana Berté mica le manca: anzi, forse, tra tante gatte morte e splendide incompiute, ha dimostrato diverse volte d’essere molto meglio di alcune delle sue “piccole” concorrenti.

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Marina Marchione, l’ultima attrice sopravvissuta di “Amici” 7, è stata eliminata nella prima puntata del serale. Un’uscita, la sua, alla grande, tuttavia, dopo aver furoreggiato con il ruolo da protagonista nel musical della sua squadra. Tuttavia, anche questa performance non è bastata per salvarla dall’eliminazione.

Anonima quanto basta, forse più ballerina che attrice, sicuramente poco dotata in canto, ma amatissima dal duo Mari-Rossi Gastaldi, la Marchione ha avuto la fortuna di non avere rivali durante tutta la permanenza a “Amici”, visto che l’altro attore, Saverio D’Amelio, poverino, non riusciva a schiodarsi dall’ultima posizione in classifica e non c’era mai davvero gara tra di loro. I maestri di recitazione, piuttosto spesso, davano l’idea di premiarla perché bruttina, come loro hanno spesso sottolineato: se Saverio era “in ruolo” rifacendo Vaporidis, lei invece era inadatta a prendere il posto della Capotondi, cioé quello dell’attrice giovane e bella, perché, come abilmente (e con grande raffinatezza) veniva a sostenere Patrick, non ha il physique du role. Insomma, un meraviglioso celentanismo, proiettato nel mondo del teatro e del cinema.

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Gheorghe Jancu era un grandissimo ballerino, una étoile vera e propria: il suo nome faceva il giro del mondo, tutti i coreografi lo volevano, la sua era una carriera d’oro. Ma lo spettacolo ha le sue regole, che chi lo frequenta ben conosce. Anche i grandi successi hanno una fine. Non per tutta la propria vita si può aspirare a vedere il proprio nome brillare sui palcoscenici. Un giorno, un maledettissimo giorno, non si è più abbastanza giovani per continuare.

Anche Jancu, poverino, ha dovuto imparare la brutta arte dell’invecchiare. Si è adattato, quando ormai aveva già abbondantemente superato la soglia dei quaranta (e non era più così bello da vedersi), a fare il coreografo. Intanto, la sua amica e collega Carla Fracci continuava a esibirsi, noncurante dei giovani cui tagliava la strada. Lui, invece, forse ebbe la forza di ritirarsi prima di essere davvero imbarazzante.

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