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Cassandra De Rosa, a sorpresa, esce stasera dalla scuola di Amici, tra le lacrime della sua ex-migliore amica Roberta Bonanno e l’abbraccio, fin troppo caloroso, del suo forse-ragazzo Francesco Mariottini. Esce, tuttavia, a testa alta, ben sapendo di avere imboccato la strada giusta, con in tasca la promessa di un contratto con un produttore, una promessa che se ben sfruttata potrebbe significare il successo.
La svolta di Cassandra avviene nel momento in cui nella scuola entra Luca Jurman. La De Rosa, che è una ragazza facile all’entusiasmo e che si lascia guidare sempre da una personalità più forte, gli si attacca talmente che alla fine è gioco forza che ne sia la migliore alunna, nel senso che è quella che segue più alla lettera i suoi insegnamenti.
Entra troppo tardi per riuscire a entrare nel cuore della gente. Troppo amata da Garrison e ancora di più da Steve La Chance, Giulia Piana esce come ultima in graduatoria della sua squadra, vittima del suo talento, ma soprattutto dello sbaglio tattico dei maestri di danza, i quali, invece che far fuori Pasqualino, lo salvano, senza rendersi conto che ne sarebbe andata di mezzo la loro pupilla.
Giulia è stata, del resto, una delle più fortunate, nonostante la posizione in classifica. E’ uscita indenne da molte eliminazioni, spesso non da lei dipendenti, visto che nello scontro con Francesco e Gennaro ha avuto in genere più vittorie che sconfitte. Tuttavia, l’alibi del vorrei-ma-non-posso, della vita eccessiva e del sono-brutta-ma-ho-talento ha retto fino ad un certo punto.
Valentina Riccardi è stata una grande atleta. Il suo curriculum è davvero ottimo. Con la squadra di ginnastica ritmica, ha ottenuto un bronzo nei campionati europei juniores del 1996 (oltre ad un quinto posto nel 1998); poi, quando era in prima squadra, un settimo posto ai mondiali del 1999, un decimo agli europei dello stesso anno, una vittoria contro la Slovenia nel 1996 e sempre nel 1996 un’altra vittoria nel triangolare con Slovenia e Germania e una vittoria nel Trofeo delle Regioni. Ha fatto parte per quindici volte della squadra azzurra dal 1996 al 2000, quando ha gareggiato alle Olimpiadi di Sidney. Poi, un brutto infortunio l’ha costretta a cambiare carriera.
Bellissima e biondissima, Valentina s’è data alla tv, senza mai strafare. Partecipa, prima, a “Vero amore”; poi, come altre concorrenti di questo reality game, passa a “Uomini e donne” come tronista, assieme a Paola Frizziero. Nel frattanto, Valentina ha una storia prima con Salvatore Angelucci, ex della Frizziero, e poi con Giovanni Conversano, col quale ha un rapporto lungo un anno e da cui si separa consensualmente, mantenendo buoni rapporti, come lei stessa ha dichiarato.
Beppe Vessicchio lo scorso sabato s’è lanciato in una difesa appassionata di Grazia Di Michele, sostenendo che lei, essendo insegnante, può permettersi di giudicare i suoi allievi, anzi è tenuta a farlo, mentre gli allievi non possono, o comunque non dovrebbero, giudicare i loro insegnanti.
Vessicchio, che è un uomo di grande professionalità e di qualità umane, ha ragione. O perlomeno avrebbe ragione, se fossimo nel migliore dei mondi possibili, quello nel quale chi insegna è sempre dotato di qualità umane e psicologiche fortissime e di autorità morale. Purtroppo, nel caso, non ci siamo proprio.
Per un anno, la Di Michele ha tormentato un cantante che non voleva aiutare a vincere nel confronto con Angelucci. Max Orsi, poverino, è quasi scomparso dalla scena catodica, così com’è avvenuto per Karima Ammar, benché e l’uno e l’altra fossero decisamente più dotati e talentuosi di Federico, tanto che, quando quest’ultimo cantava e imbroccava una nota, bisognava poi andare ad accendere un cero alla Madonna della Guardia come ringraziamento del miracolo.
In una puntata concitata, con Maria De Filippi che cerca di arrivare almeno a sette sfide e la chiacchiera che deborda e limita i talenti (spesso nascosti) dei ragazzi, capita di vedere uno dei migliori pezzi di televisione musicale degli ultimi anni, ivi compresi i duetti di Sanremo. L’originale trovata della De Filippi di far schierare con le due squadre i rispettivi insegnanti di canto è stata, infatti, geniale, degna davvero dell’intelligenza televisiva della conduttrice.
Mentre il tam tam delle puntate nel pomeridiano ha fatto salire la temperatura dello scontro, la sfida è stata preparata secondo due tattiche diverse dalle due squadre. Da una parte, i blù si sono affidati alla voce guida di Jurman e alle sue indiscutibili qualità vocali. I ragazzi gli si sono accodati, ciascuno con le sue doti, ciascuno col suo timbro, orchestrati in modo tale da ottenere una amalgama strepitosa. Dall’altra, invece, s’è puntato tutto sulla simpatia, sul cuore-visto-che-c’-abbiamo-poco-altro: del resto, la sfida non poteva essere raccolta sul resto.
Contro tutti i pronostici, mentre in una felice serata i blù facevano man bassa di punti, nonostante la Celentano, esce tra lo stupore generale il mitico Giuseppe Salsetta – l’uomo che ha dato un’altra interpretazione a tutti i vocaboli della musica, facendola divenire da arte dei suoni ad arte delle mossette e delle faccine felici.
Come un personaggio da emoticons, il sempreverde Salsetta era solito, fin dai suoi esordi infelici nella scuola di “Amici”, trasformare in salsetta tutte le canzoni che gli capitava di dover “interpretare”, un parolone grosso visto il contesto. Non ha fatto eccezione l’ultima sua serata nella scuola, quando con il pubblico a casa che cercava in fretta e furia due tapponi per le orecchie si è divertito a trasfigurare “Certe notti” in un’incerta mescolanza tra il melodico napoletano e il punk irlandese di fine Settecento.
Paolo Meneguzzi, “Grande”: scadente dal vivo, quanto bravo nel playback, è praticamente ingiudicabile. Quando è su cd, sembra un altro. I Latino-Americani che lo amano si vede che non notano la differenza tra lui e Ricardo Arjona. Mentre stiamo a ascoltare la sua performance, capiamo cosa vuol dire Jurman quando sostiene che dal vivo qualche volta qualcosa può andare storto. Ci stupiremmo, nel suo caso, se succedesse il contrario. Ogni cambio di tonalità della canzone della finale è accompagnato da una bella stonatura. Però, almeno è sul tempo. Il ritornello della canzoncina fa tanto Renato Zero imitato da Panariello (“Grande, grande, grande” – non c’è Mina dietro, intendiamoci). Quando arriva a sostenere che l’amore che sente (s’immagina per una donna immaginata) “non lo trattiene il mare”, viene il latte alle ginocchia. Indifendibile, anche se simpaticissimo. La sua più brutta canzone. VOTO: 3
Gianluca Grignani, “Cammina nel sole”: bello è bello, non c’è che dire. Ma è anche bravo. Stilisticamente perfetto, misurato, forse sarà pieno di se stesso, qualche volta debordante, ma a Sanremo fa sempre bella figura. Stavolta, la canzone non è del tutto nel suo tipico stile: una punta di rock, che poi prende forza nella seconda strofa, ma una bella matrice blues, quasi spiritual, come lo stesso titolo imperativo fa intuire e il riferimento a Dio. Una inattesa anima nera, da premiare. VOTO: 7+
Little Tony, “Non finisce qui”: Danilo Amerio confeziona una bella canzone, ritmata, ma inadatta alla voce non proprio allenata di Little Tony, fors’anche in tonalità troppo bassa per la sua vocalità leggera. Eppure la tournure degli accordi non è brutta: le parole sono, anzi, belle e sentite, anche se qualcuno, troppo affrettatamente, le ha definite “autoreferenziali”. Il testo è piacevole, non malinconico (come altre canzoni autobiografiche, tipo “E’ la vita” di Al Bano), anzi pieno di sano ottimismo. Non siamo ai livelli della “Spada nel cuore”, ma emoziona. VOTO: 7/8
Alessandra Celentano ha la dote del colpo di coda. Ama stupire, come quando, dopo una carriera brillante sui palcoscenici di mezzo mondo, ha tentato di riciclarsi (con grande coerenza) come passaparolina. Però, ricordiamoci che la danza “vera” è quella dei Laghi-di-Cigno e delle punte-dritte-come-fusi. Infatti, come ben tutti sanno, Gerry Scotti recluta proprio su queste basi le sue “letterine”, tipo la Fabiani (che ora, coerentemente con gli assunti della sua carriera, fa i calendari porno-lesbo con Mascia Ferri) o la Lodo (che, coerentemente con gli assunti della sua carriera, è finita nell’inchiesta giudiziaria denominata “vallettopoli”).
Stavolta, la Celentano risponde all’improvvisato musical dei Bianchi (“Yes, I can”) con un video livoroso, che deve spiegare per l’ennesima volta un concetto che ormai è chiaro al mondo intero e che non serviva decisamente ripetere. E, mentre l’”I can” di Giulia e Susy era sembrato un’idea geniale, poetica e per niente cattiva, perfino emozionante, questa replica appare stantia, inutile, deprimente. Tutta quella serie di ballerini freddi e distaccati che fanno i professionisti affermati è parsa d’una noia mortale, come perfino i tentativi di fare il brillantone di Leon Cino, che, brillantemente poi, ha affermato che non può assolutamente credere che la sua presenza potesse servire a attaccare alle spalle i suoi maestri di un tempo, Garrison e Steve.

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