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In quest’estate senza fine, tra i Marco Carta che strabiliano e la voglia di mare, c’è anche posto per il fratello minore di “Amici”, per la sua quasi-brutta copia, l’XFactor nostrano, che la Ventura ha cercato di nobilitare, ma senza riuscirci troppo. Ingredienti buoni, ma miscela tragica, ivi compresa la decisione di sperimentare su Rai2, quando di sperimentazione sulla rete non c’è che la D’Eusanio revenant.
Tra acuti buttati là come fossero noccioline e gentiluomini che si arrabbiavano, secondo copione, tuttavia, anche XFactor ha avuto qualche merito – in particolare quello di aver sdoganato Giusy Ferreri, vincitrice in pectore, scippata alla fine da un gruppetto che neppure staremo a nominare, visto l’oblio che è sceso su di loro – “un lieto fine era previsto e assai gradito”, tanto per parafrasare.
Non ho sentito il bisogno per mesi di parlare di lei. Ci pensavano i blog di mezz’Italia. Mi sono perfino iscritto al suo, per vedere cosa raccontava ai suoi fan. Io non mi sento un fan, ma non so come mai, le voglio istintivamente bene.
Non è facile mettere nero su bianco un sentimento che non esiste se non attraverso lo schermo di un televisore, intendiamoci. Ma sento, un po’ perché sono dotato del mio sesto senso, che tra me e lei c’è qualcosa che ci unisce. Forse, vedo in lei quella stessa scarsa fortuna in amore che mi contraddistingue ormai da anni.
Come sempre, quando le cose vanno così e così, una canzone viene a farmi compagnia. Stavolta è Leona Lewis, che canta allegramente (perlomeno si fa per dire) che continuerà a vivere anche senza l’amore che le dava vita fino ad ora.
Me lo merito, lei dice, mentre un insistito giro di accordi si muove sui tasti di un pianoforte. Bianco e nero: sono i colori della vita, alla fine. Il bianco dei sogni, il nero della realtà: gli accordi sono tentativi di far coincidere l’immaginazione con la sofferenza, la felicità con la verità.

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