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In preda ad un ottimismo natalizio piuttosto fuori luogo e all’idea balzana che a Natale siamo tutti più buoni, ecco i miei personalissimi auguri.

Auguri a chi ha votato Roberta Bonanno. Dev’essere difficile digerire che la propria beniamina sia una emula stanca di Flavia Fortunato, che pure, quand’era all’apice della sua carriera, vendeva più dischi.

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Spiegare cosa frulli per la testa di Garrison è difficile perfino per Maria, che pure lo conosce come le sue tasche. Ma che cosa lo spinga a prendersi a cuore, ogni anno, tutti i casi difficili, tutte le terribili situazioni umane di questa terra, sinceramente è talmente impossibile da chiarire, che forse non è neppure il caso.

E’, in Garrison, una grande passione per il suo lavoro, innegabile, un amore che sembra talora perfino fisico, tanto è viscerale, umorale, quasi pericoloso. E’ come se, qualche volta, lasciasse perdere la ragione e si facesse inseguire da un istinto perverso, che lo divora, che lo rende completamente schiavo.

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Sì, sì, dev’essere davvero difficile da digerire. Tu fai di tutto, ma proprio di tutto, tra l’avere gli occhi lucidi e il sorridere insistito, tra il cantare con Grazia-calante-Di Michele e il fare du-du-du con la regina dei coatti, alias Pamela, e che succede? Arriva uno (più bello, più affascinante, più intelligente e anche più bravo di te) – nel caso Jurman – e tu al confronto scompari, ti inabissi, diventi trasparente.

Pensate al povero Palma. Qualcosa ha fatto anche lui, in tutto questo tempo (altrimenti i capelli bianchi come gli sarebbero venuti?), certo niente di paragonabile a quel tocco di figo di Jurman, che basta che parli perché la gente cada ai suoi piedi, ivi compresa la De Filippi. A chi interessa quel che pensa Fabrizio, quando si può chiedere direttamente alla fonte prima, alla Musica impersonificata, all’oracolo del Blue Note? Al massimo, Palma può andare a cantare alla sagra della zucca fritta a San Michele a Torri. O forse anche lì lo schiferebbero?

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Luca Napolitano è un cantautore. O perlomeno così ci è presentato dalla fascetta che lo segue quando si mostra in tv, nel contesto del difilippesco “Amici”.

Tra una fascetta e l’essenza, c’è però una certa differenza, come argomenterebbe Platone. L’idea del cantautore, in genere, all’anima anche senz’auriga, fa tornare in mente, volendo visualizzare il tutto in un’immagine, un signore di una certa età, in genere capace di sfornare canzoni come i comuni mortali riescono a respirare. Come mai tutti i cantautori, poi, siano di quella misura, è perché, in genere, solo col tempo e con l’esperienza si riesce a creare musica di un certo tipo, di un certo livello.

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Sandra Mondaini e Raimondo Vianello hanno dato l’addio alle scene con un film per la tv, “Crociera Vianello”, una produzione quasi faraonica, una scrittura al solito giocata sul filo dell’equivoco, della battuta all’inglese, qualche volta con sprazzi di comicità plautina, come la gag peraltro riuscitissima con Vianello che dorme fuori dalla sua cabina, costretto alla convivenza con un marinaio che russa terribilmente e sua moglie che pensa che sia lui a russare, anche quando lui è perfettamente sveglio.

E così, proprio sui ponti di una grande nave, alla ricerca del padre biologico di un bambino sfortunato, per via di una madre un po’ troppo leggera nelle sue scelte sessuali (Tosca D’Aquino), si consuma tra frizzi e lazzi l’ultima puntata di uno show durato una vita, divisa tra Rai e Mediaset, tra le grandi produzioni del sabato sera e i programmi quotidiani, sempre giocata sull’orlo di un sorriso, come una sfida alla incoerenza di un mondo che nel frattempo è cambiato, ma continua a doversi inchinare davanti all’eleganza di questa coppia.

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