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Jennifer Milan è entrata nella scuola in tempi recenti, probabilmente troppo recenti per imporsi. La sfida che vince non è forse tra quelle più limpide. Davanti al pianoforte di Pino Perris, prima di prendere la nota giusta di “Io canto”, si perde più di una volta, incespicando (del resto, che cosa avrebbe fatto, poniamo il caso, una stonatutto come Martina?).
Epperò, il timbro è valido, interessante, pieno di forza. Il carattere pure sembra esserci. E così riesce a prevalere su Daniele, che, per la verità, era sembrato meno intenso, poco convinto, soprattutto sul suo cavallo di battaglia.
Mino Reitano stava da tanto tempo male. Eppure, nonostante la malattia l’avesse devastato, aveva avuto ancora la voglia di mostrarsi in pubblico, con un sorriso straordinario, quello della purezza del cuore, che tutti gli riconoscevano.
Purtroppo ci sono ragioni che non comprendiamo nel destino di noi esseri umani. Ci sono eventi che non riusciamo a spiegare, perché non possiamo comprendere perché a qualcuno debba toccare un fato terribile, a qualcun altro, invece, no.
Ma, dico io, gliel’avranno detto a quel sant’uomo di Tommasini che sarebbe meglio non sparare a zero sulla Ventura, se poi uno va a lavorare a casa sua, come coreografo e direttore artistico? Ma qualcuno gliel’avrà spiegato che la Ventura non è tipa da farsi triturare mediaticamente e che tra i due sicuramente è a lei che il pubblico darà ragione, se chiamato a prendere parte?
Il coreografo (della Cuccarini, soprattutto, della quale ha anche firmato il bell’insuccesso di “La sai l’ultima?”) dovrebbe, probabilmente, imparare due o tre cose sull’educazione, prima ancora che sul suo lavoro, come ad es. a non rilasciare interviste velenose su coloro che poi saranno i suoi partner sul lavoro. Evidentemente, certuni, se manca loro il talento, hanno dentro di sé a palate la sicumera, oltre che una simpatica lingua-lunga, stile Platinette, seppure con qualche chilo di meno.
E’ davvero preoccupante quanto Luca Napolitano soffra la concorrenza di Valerio Scanu. Fa specie vederlo incaponirsi nel tentativo, poco riuscito, di demolire il proprio avversario, nel televoto e anche un po’ nel cuore di Luca Jurman. Come mai, però, Luca si sia scelto Valerio come idolo polemico, è sinceramente oltre ogni umana spiegazione.
La storia di quest’anno di “Amici” avrebbe dovuto consegnare una rivalità, com’era normale aspettarsi, tra i due cantautori della scuola. I due si sono scontrati per avere il proprio inedito realizzato su disco e si sono affrontati come componenti delle due diverse squadre della scuola. Eppure, Mario non è mai sembrato abbastanza all’altezza alla sicumera di Luca Napolitano. Lui puntava e punta ancora al bersaglio grosso – insomma allo Scanu.
La seconda puntata del serale di Amici 8 si chiude con due sorprese: la prima è la vittoria, non pronosticabile, dei Bianchi, che, in effetti, hanno inseguito i Blù per tutta la durata della trasmissione (poi, chissà come mai, riescono a vincere: potenza del televoto o un amabile scherzo di Chicco Sfondrini?); la seconda è che la commissione, cui stavolta il pubblico grida apertamente: “buffoni buffoni”, salva la Stradaioli e getta nel dimenticatoio la povera Caracciolo, rea, forse, di aver scelto un profilo molto basso per tutta la durata del serale.
Andreina è una ragazza dai mille volti: chi poteva aspettarsi, in finale, da lei qualche velenosa affermazione, si sarà dovuto ricredere. Con un sorriso meraviglioso ed emozionato, la Caracciolo ha salutato con garbo tutta la trasmissione, uscendo in punta di piedi e portandosi dietro il suo talento (per ora) incompreso.
L’invidia è una gran brutta bestia. Così deve aver pensato perfino la Scalise, l’altra sera, quando cercava di attaccarsi a tutto ciò che Jurman diceva per poterlo trovare in fallo (ah, quanto le sarebbe piaciuto!). Probabilmente, mentre si arrampicava sugli specchi, sostenuta (o appesantita) da quel carico massimo di Platinette, che intanto rievocava i fasti dei suoi giovanili ardori davanti ai ballerini di Ezralov, anche lei si sarà detta: ma che ci sto a fare? Ma cosa sto dicendo?
Purtroppo per lei (e anche per la/il/lo/gli/le Platinette), il copione del serale sembra già scritto, e scritto per metterle (o metterli, fate un po’ voi) in continua difficoltà.
I maestri di danza, ad “Amici”, sono sul piede di guerra: Garrison ha lasciato il suo contegno da tortellino per indossare una tuta mimetica, che tra l’altro gli sta anche bene; Maura ha un coltello tra i denti e assomiglia alla versione hip hop di Rambo IV la vendetta in pensione; la Celentano, che peraltro è sempre cattiva (se lo dice anche da sola, tra l’altro), s’è messa su una lorica con l’elmo piumato e va in giro con l’alabarda spaziale, tipo Goldrake romano, che tra l’altro le riesce pure bene, visto che sembra la generalessa in vacanza con la classe di scienze; infine, Steve (oh my God!) s’è tatuato sul corpo: “vae victis” e va in giro mostrandosi come mamma l’ha fatto, armato di coltello e copricapo gallico (come Asterix è pure sexy).
Questo incredibile apparato militare, che neppure Bush durante la seconda guerra del Golfo, è motivato dalla presenza nella scuola di due residui bellici, di due evacuati dal Bronx, di due disgraziati che il mondo appuzzano: Domenico e Daniela.
Pamela, ahimé, è uscita tra le lacrime in questa splendida giornata per la musica. Poverina, sarebbe stata perfetta per il reality: una come lei ci avrebbe regalato magici momenti di ostinata pervicacia, dei quali purtroppo potremo godere solo con Martina.
Pamela era davvero straordinaria: una vera maschera della commedia del Cinquecento, o forse perfino plautina o aristofanesca. Senza volerlo, era la quintessenza della ingenuità elevata a sistema, della stupidera di chi ha fatto, con difficoltà, la prima asilo e poi ha lasciato la scuola, perché si sente già “pronta per la vita”.

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