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Mario è talmente stonato che il fatto che sia ancora nella scuola di “Amici” è imbarazzante un po’ per tutti, per il pubblico, per i ragazzi, per la scuola e anche per lo stesso Mario. La scorsa serata, tra l’altro, il Nunziante ha fatto del proprio peggio, cantando in un modo che non si può non definire incivile un capolavoro come ”Un’estate fa”.
Quando la Di Michele (che come Ulisse s’era infilata chili di cera nelle orecchie) è intervenuta per minimizzare (quando l’anno scorso ad ogni imprecisione di Marco Carta, affilava le unghie sul divano di casa, da novella Arpia), sembrava davvero arrampicarsi sugli specchi, tipo elefante nel negozio dei cristalli. Nell’esibizione del suo coccolino concentrato, infatti, non c’era una nota che fosse tale: se il suono è, teoricamente parlando, l’effetto sensibile all’orecchio delle vibrazioni dei corpi, quelli emessi dal Nunziante erano piuttosto stridii di gatti in calore, crolli di piatti rotti sul pavimento, ululati di lupi con il mal di gola, cigolii di porte non oliate da circa trecento anni, urli di uomini senza scarpe cui si danno martellate furibonde ai piedi.
Marco è fenomenale. Chi poteva aspettarsi che vincesse pure Sanremo? E’ ancora un ragazzo, appena uscito dalla scuola di “Amici”. E’ vero che ha un contratto con la Warner, è vero che ha un grandissimo talento, ma vincere il festival alla prima partecipazione non succede molto spesso, soprattutto quando si ha quell’età.
Eppure, Marco aveva ed ha tutte le carte in regola per riuscire a sfondare. Prima di tutto, la particolarità vocale: c’è, per così dire, uno stile-Carta che ora come ora è inconfondibile, una maniera di cantare che è solo sua, assolutamente solo sua, il suo marchio di fabbrica, la sua inconfondibilità, della quale fa parte, in effetti, perfino il suo essere sardo, in un mix che piace, innegabilmente, perché non lo rende uguale a nessun altro.
Silvia Olari è uscita dalla scuola. Non parliamo per ora di ciò che è accaduto dopo (e di Jurman che legittimamente ha voluto riaprire il caso). Parliamo per ora di come Silvia sia stata cancellata dalla scuola e di quali meccanismi abbiano portato alla sua eliminazione.
La Olari entra ad “Amici” salutata con gioia da tutti come un grande talento. E’ l’unica, da tanto tempo, che sa suonare il piano, conosce già di musica e ha già una incredibile capacità di mettersi al passo con i suoi compiti. Però, come spesso succede ai grandi talenti canori passati da “Amici” da qualche anno a questa parte (Max Orsi, Karima Ammar, Marco Carta, tanto per citare quelli più ovvi), si alzano le barricate, si creano trappolone e ostacoli, in modo da farla cadere in simpatici cul-de-sac, perché deve passare un messaggio assurdo – quello che chi canta può anche non cantare, basta che “trasmetta”.
Raccontarsi fa sempre bene. In questo quadro, anche il povero Povia ha tutti i diritti di raccontare se stesso. Ma ci sono palcoscenici diversi dove far risaltare la propria verità. Perché proprio a Sanremo?
Per stare a Sanremo bisognerebbe perlomeno avere una canzone da cantare, visto che a Sanremo, fino a prova contraria, si canta. E qui sta il busillis di una partecipazione balbettante, senza spessore.
C’è chi parla del regolamento di “Amici” come di pongo malleabile. C’è chi inneggia all’amore libero e alla libertà come autocoscienza, per cui tutti possono fare quello che vogliono. C’è chi si indigna, anche tra i professori, ma poi si piega ad altri ragionamenti che non hanno niente di etico. C’è chi, invece, assiste ad una deriva pericolosa, che nessuno, neppure Maria, stigmatizza, anche perché lei non è mica un cardinale.
C’è, però, qualcosa di particolarmente inquietante in questo lasciar passare sotto traccia le parole, i gesti, le provocazioni. Derubricare tutto come possibile, legale, o addirittura legalizzato è preoccupante, anche se si tratta solo di una trasmissione televisiva.
Domenico è la forza della natura. Irrequieto, irruente, pronto nella parola, colpito a morte una volta, si rialza, nonostante l’ira celentanesca, e si riprende. Domenico si agita, sembra non farcela, barcolla, ma poi si riprende, vede un nuovo orizzonte, riconquista una parte del pubblico per sé. Domenico lotta, cade, lotta ancora. Domenico c’è.
Forse il Primotici non credeva che “Amici” sarebbe stato per lui una prova tanto ardua. Probabilmente, a parte i giudizi terribili di Amalia la strega che ammalia (e pare che sculetti pure, quando c’è del tenero con un suo ballerino), poteva aspettarsi un destino meno infelice, una traiettoria meno da perdente. E invece, che sia perché non ha nessuno a casa che voti per lui, o che sia perché il pubblico reale lo snobba, è stato sempre tra gli ultimi, quasi escluso dal serale da subito, addirittura quasi vittima sacrificale in chissà quante occasioni.
La tv tritura tutto, anche una donna piuttosto forte come la Stradaioli. Daniela sapeva d’essere nell’occhio del ciclone. Prima o poi, tutto quello che aveva fatto per tentare di aggrapparsi alla sua maglietta blù (che tra l’altro non è che le donasse così tanto) si sarebbe ritorto contro di lei.
Salvata una volta, graziata la seconda, Daniela era già, con la testa, virtualmente fuori dalla scuola: già in un’altra dimensione, quella dell’alunna che ha perso il suo maestro, che deve recuperare tutto quanto, prima di tutto la stima in se stessa, oltre che quella di chi l’ha prima sponsorizzata e poi lasciata in un angolo. Per una volta, perfino la Celentano ha avuto un sussulto di pietà. Anche noi, che rispetto all’algida alfiera della danza con la D maiuscola siamo molto più umani, non ne avremo di meno.

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