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“Sentimento” è, probabilmente, la canzone più bella sentita quest’anno ad “Amici”. Ma è una canzone di classe, per cui difficilmente si comprende con facilità, nonostante la insistenza del pianoforte che fa, con le sue note, da contraltare alla voce di Valerio Scanu.

I presunti critici della finalissima di “Amici”, ad esempio, hanno frettolosamente giudicato questo pezzo come non radiofonico; qualcuno, addirittura, ha criticato il testo, perché troppo scontato, costruito com’è sulle rime sole-cuore-amore. Altri, ancora più fastidiosamente, hanno fatto apprezzamenti sulla melodia rea di essere troppo simile a “La prima cosa bella”.

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Talora mi sento davvero stupido. Quando penso di aver raggiunto un equilibrio, mi rendo conto che è già rotto. E di rottura in rottura, mi ritrovo a zoppicare, guardandomi in uno specchio di illusioni deluse e di sogni infranti, come vetri spezzati da folate di vento.

E forse sarà vero che la gente mente sempre (mentre io no, non ci riesco), ma è anche vero che quante volte ci ho creduto davvero. Come uno stupido.

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Alessandra Amoroso vince Amici. La notizia non è freschissima, ma c’è da dire che anche i bloggatori hanno un’anima e soprattutto devono dormire. Non avevo la forza di commentare all’una della notte: mi scuseranno i miei callidi lettori.

C’è chi ha detto che questa vittoria era telefonata, programmata, voluta in alto, fatta recapitare con pacco anonimo mittente fantasia a tutti gli Italiani nelle loro casette. C’è chi ha scommesso che avrebbe fatto fuori tutti gli altri la candidata della Sony (che l’anno scorso ha fatto un buco nell’acqua con la Bonanno e che quindi si voleva rifare sulle concorrenti). C’è chi ha raccontato che la Amoroso era spalleggiata un po’ da chiunque all’interno della trasmissione, ivi compresi Zanforlin, sempre tenero nei suoi confronti, Sfondrini e tutta quanta la commissione (anche se con il favore a metà delle Grazielline, che la volevano scippare a Jurman e non ci sono riuscite).

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Parlare di ispirazione per una canzonetta da ascoltare mentre ci si depila le ascelle forse è un po’ troppo. Ma siccome qualcuno ha postato incredibili video su youtube per screditare Marco Carta e la canzone che ha vinto Sanremo, facendo notare che in due punti addirittura aveva citato due diverse canzoni di Baglioni (wow), e siccome sono un ascoltatore attento, ho verificato che il nuovo inedito di Luca Napolitano non è tanto originale, quanto un collage di versi tratti da altre canzoni.

Tra l’altro, mentre Marco non scrive quel che canta, e quindi gli eventuali plagi sono da attribuire al suo autore, Luca ha invece la piena responsabilità di quel che mette nero su bianco. Dunque, se ha copiato, o meglio scopiazzato, è bene metterlo in luce.

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C’è differenza tra la ex cantautrice del cuore e il nuovo ex cantautore del cuore? Nessuna, alla fin fine: sono entrambi figli della cultura del pressappoco, del “tanto ci metto l’anima”, dell’”un cantante non deve mica avere voce”, della malintesa superiorità delle loro personalità, del livore e della cattiveria. Non è un caso che si siano trovati l’uno sulla strada dell’altra, e poco importa se Luca sbavava per la Scalise, facendole proposte quasi oscene in luogo pubblico. Tra la Scalise e l’altra poverina, c’è tanta differenza come tra un facocero e un altro facocero. Insomma: sono la stessa e identica cosa.

Al gruppo dei facoceri, poi, s’è aggiunto il molle Napolitano, che, come ama spesso dire la Scalise, “ha una dinamica” che neppure i cani quando ululano. Poi, succede che dovrebbe fare un brano soul, o black, e lui lo trasforma nella solita tititera inascoltabile, in una melodia irriconoscibile finché qualcuno degli illuminati, tal Fabrizio Palma, ci dice che l’ha personalizzata. Ah, ’sti capperi.

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Da ieri siamo tutti orfani di Pedro. Tornerà a Cuba e noi saremo per sempre senza di lui. Non potevano toglierci, che ne so?, un Napolitano qualunque? No, sono stati impietosi. Ce l’hanno sottratto come farebbero genitori crudeli con i loro figli che vogliono la marmellata, il cioccolato fondente e i biscotti. No: niente cioccolato, che fa male ai denti! Solo barrette dietetiche. E giù a piangere calde lacrime.

Ma Pedro, Pedrito mio, come farai senza “Amici”? A chi farai il dito medio alzato, ora che Garrison è morto, sepolto, distrutto? Ora che non vedrai più la Paparo e quelle che lei definisce coreografie di hip-hop, quando sembrano piuttosto stanche riedizioni di sigle televisive anni Ottanta (dite alla Carrà che faceva hip-hop quando ballava “pazza pazza pazza/ su una terrazza”)?

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Della turbolenta schiera delle due G, sono rimaste solo le legioni napolitane, e non è un errore di spelling. Un po’ alla volta, la ragione ha avuto la meglio sulle argomentazioni tragicomiche di Di Michele-Scalise e il televoto ha distrutto la loro piramide di paura, costruita spesso sull’anti-jurmanità.

Dall’altra parte, invece, ci sono ancora Valerio e Alessandra a tenere alto il pennone dell’altra scuola di canto, quella che per ora ad “Amici” ha realizzato talenti e, a parte le vittorie interne, ha conquistato qualcosa anche fuori (il festival di Sanremo, tanto per dirne una).

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Per aver spostato i termini di quel che significa cantare, per aver dimostrato che anche la mia vicina ottantenne potrebbe avere un futuro nella musica, per averci dato momenti forti di ilarità e gioia inconsulta, per aver raccontato con impareggiabile bravura che il “cuore” possiamo avercelo tutti, anche lo zio Ciro, tutti dovremmo dirti grazie.

Grazie perché senza di te non avremmo capito quanto la Di Michele può essere stolida (la Scarponi al confronto sembra Einstein e il maestro Palma un futuro premio Nobel). Grazie perché senza di te come avremmo capito che la commissione è composta da gente livorosa e piena di sé tanto da sentenziare che tu ce l’hai il talento, mentre altri, sticavoli, manco pa’ capa?

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Sono le 0.11 di giovedì.

Prossimamente, linkerò a questa pagina l’unico video degno di essere ricordato di questo che è sicuramente il cantante peggiore visto ad “Amici” da quando la De Filippi se l’è inventato: quello della sua ELIMINAZIONE.

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Valerio che fa della sua vita la musica, Valerio che canta da quando aveva due anni, Valerio che la famiglia gli ha consentito di mettersi al pianoforte ogni volta che voleva, Valerio che canta quando sta male, perché così si riprende, Valerio che ama la sua musica talmente tanto che non ha paura di volare in alto, Valerio che disegna nuovi motivi davanti al pubblico, con le sue ali già forti anche se è tanto giovane.

Valerio Scanu è tutto questo e forse anche di più. Incompleto, come essere umano, ma pieno: un libro ancora interrotto, ma che attende solo di essere letto e ammirato. E a chi dice: Valerio deve crescere, Valerio deve diventare diverso, Valerio deve bla bla bla, rispondo: Valerio non deve fare niente, se non essere se stesso.

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