Visto l’incredibile successo della prima parte, senza por tempo in mezzo, eccomi a definire una seconda lista di possibili cover per la voce di Valerio. Sono suggerimenti naturalmente modestissimi – alcuni titoli sono, effettivamente, piuttosto cervellotici. Sarebbe stato facile scegliere a caso un pezzo nella discografia di Luther Vandross: sono stato meno scontato, anche se forse proprio ai limiti.

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Ci stavo pensando da anni, in effetti; poi, preso da un momento di grande creatività, ho deciso di mettere per iscritto dieci suggerimenti di canzoni per la voce di Valerio. Magari qualcuna sarà già stata cantata da Mr Scanu (non l’ho seguito anche sotto la doccia, per cui potrei non ricordare qualcosa che ha già effettivamente interpretato), oppure lui ci avrà già pensato (qualche miliardo d’anni fa, sotto mentite spoglie, gli avevo consigliato di ascoltare la colonna sonora di “Smash” e, poi, mi ha tirato fuori una cover favolosa di una canzone di una sua protagonista, Jennifer Hudson…). Insomma, io ci provo: se sbaglio, “mi corrigerete” (sic).

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Ho letto la qualunque sull’ultimo atto (almeno per quest’anno) della telenovela dei Gabbiani, in salsa defilippiana. Ho letto giustissimi complimenti alla crudeltà della Sanguinaria, ho letto aspre critiche al fatto che il programma ha raccontato ancora e sempre lo stesso copione.

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“Finalmente piove” è la storia sofferta di un amore che se ne va, lasciando una traccia positiva, la pioggia che tutto risana col suo sacro lavacro. L’allontanamento tra i due membri della coppia, uno dei quali non ha mai capito l’altro, diventa occasione per una riflessione che coglie i fondamenti dell’amore tout court, una lunga parentesi con cui si apre la canzone con l’insistita anafora di “qualcuno”. E’ appena insinuato il dubbio che a qualche categoria appartenga anche l’amante che si allontana, come quando si dice che “qualcuno non ha mai provato amore nel suo vivere”.

L’idea centrale è che amare sia una sorta di scommessa che deve, per forza, lasciare un segno, anche se doloroso: per cui uscirne prima, con fretta, senza voler davvero insistere a cercare un modo per rimediare, è un’operazione da vigliacchi (“qualcuno ha perso la partita, ma non ha subito i fischi”, l’immagine incredibilmente potente con la quale si sostiene precisamente che amare è mettersi in gioco, per cui ci può essere chi non ha nemmeno partecipato – per cui ha “perso” la partita – oppure chi è stato sconfitto, ma ciononostante nessuno l’ha maltrattato per averlo fatto, perché almeno ci ha tentato).

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E finalmente piove. Non posso stasera parlare della bellissima, spaventosamente difficile canzone di Valerio. Devo parlare di lui (il mezzo al posto del contenuto), di quanto tempo è passato da quando lo vedevo, coi capelli leonini, ruggire sopra la Di Michele furiosa e sconfitta e oltre i trappoloni delle prove proibitive (che, apparentemente, non finiscono mai, come gli esami di Eduardo). Sembra, a guardarlo oggi, che sia venuto giù un secolo, che siamo entrati dall’Ottocento al Novecento, che il mondo sia cambiato, che tutto sia cambiato.

Ed in effetti tutto è cambiato – anche la sua voce, perfino il suo look, anche il suo modo di porsi davanti al pubblico, alle telecamere. Ma quel che è meravigliosamente incredibile e stranamente coinvolgente è che lui è sempre quel ragazzo che cantava col cuore, che gridava il suo desiderio di autoaffermazione, che sperava di diventare qualcuno e che ho imparato a conoscere ormai tanto tempo fa.

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Forse pochi lo ricordano, perché nel frattempo di Alex Baroni s’è fatto un mirabile santino, data la prematura morte. Ma di questo cantante in vita s’è detto e s’è scritto il peggio. Lui si presentava a Sanremo con una canzone difficilissima (“Cambiare”), che innovava completamente il modo di interpretare al festival e che apriva a sonorità moderne (finalmente) e qualcuno (se non erro, l’immarcescibile Luzzatto Fegiz) se ne usciva definendolo: “la Giorgia al maschile”.

Pregiudizi, mascalzonate, commenti al limite dell’indecente: vi ricorda qualcuno? Fu questo il destino di Alex, forse la nostra voce migliore da miliardi di anni, un musicista evoluto, che aveva 31 anni quando fece il suo primo Sanremo e se ne andò quando ne aveva solo 36. Era un gigante, ma un uomo timido, tranquillo: fu il fidanzato di Giorgia (cui era stato affiancato anche in modo più lusinghiero), ma non lo sapeva nessuno. Se ne andò tranquillo, per un tragico errore, ma sempre in punta di piedi.

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In rare occasioni i ricordi si mescolano al presente e poi, con un colpo d’ali, rivivono. Stasera, o ieri sera (ormai la mezzanotte è passata), è successo grazie alla magia della madeleine speziata della voce di Valerio Scanu.

Il cantante ritornava sul palco di “Tale e quale” per le finali di quest’anno e capitava l’incantesimo (e come altro potrei definirlo?): sembrava per un attimo che fosse tornato Mango a cantare per noi una delle sue più potenti canzoni, “Oro”.

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“Se stai dicendo che io ho una strategia, non è vero. Io sono semplicemente me stesso. Forse sono la persona meno adatta a fare un’esperienza del genere”.

Chi conosce Valerio, sa che questo è così profondamente Scanu-pensiero che sarebbe difficile trovare un’epigrafe diversa per immortalarlo. Ed è in questa dichiarazione che si trovano le motivazioni stringenti per tante pagine scritte (talora poco intelligentemente) e tante parole spese (spesso e volentieri senza reale comprensione) sul fenomeno dello scanismo. C’è chi l’ha inseguito per anni senza capirlo davvero. C’è chi ha smesso e non se ne darà mai pace.

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Gemma, ormai ribattezzata Gem e già questo è significativo, è, ormai, l’ultimo degli highlander. Entrata nel parterre femminile fin quasi dagli inizi, è passata tra qualche amore fortunato e molti incontri non finiti nel migliore dei modi, spesso e volentieri per propri demeriti. A parte la relazione lunga (e forse mai interrotta) con il dentista di Udine, Ennio, la donna, che nella vita dirige un teatro a Torino, è stata accusata a più riprese, come quasi tutti i “senatori” di Uomini e Donne, d’essere in trasmissione con l’unico obiettivo di farsi notare.

E trattandosi di qualcuno che lavora nel mondo dello spettacolo il sospetto è diventato, nel tempo, una vera certezza, soprattutto, quando di fronte ad uomini della sua stessa città e della sua stessa età, Gem(ma) ha trovato mille scuse, alcune poco credibili, per evitare di continuare nella loro conoscenza, soprattutto mai lasciando, se non brevemente, la trasmissione.

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Valerio Scanu e il “ti amo” mai detto

Il Valerio spensierato (e di carattere) dell'”Isola” ogni tanto lascia spazio all’uomo profondo che guarda dentro se stesso e ritrova pezzi disperati della sua identità. Osservarsi così da vicino è un’esperienza difficile, che un artista rischia di ripetere fino al proprio annullamento. La ricerca della propria verità è per chi canta o scrive come un’ansia difficilmente espugnabile. E’ una rincorsa complicata dai propri stessi passi, ma è anche l’unico modo d’essere davvero artista, fino in fondo.

Riconoscersi incapaci di aver detto “le parole più difficili”, come ha fatto Valerio dopo una giornata piuttosto complicata, è un’altra tappa in questo lungo giro della propria anima.

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