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Una scena in cui reciti troppo bene la parte di Raul Bova, restituendone le mosse, costruendoti una credibilità attoriale non da poco, e un’altra in cui interpreti, senza essere troppo guitto, un personaggio di tanta intensità come il marito infuriato protagonista di Ricorda con rabbia di John Osborne. Tanto basta ad un sedicente giurato (un attore del quale, poi, sarà bene che ci occupiamo) per affermare, con crudele cipiglio, che un altro (un bel ragazzotto di periferia, seppure con una voce più brutta della tua e una presenza scenica non precisamente da Gassmann) ha fatto meglio di te e che merita il posto che invece era tuo, sicuramente tuo.

E così Sebastiano Formica, il bravo attore del quale parliamo entusiasti in un altro post qui sopra, viene eliminato dal programma defilippesco “Amici” e, fin qui, non varrebbe quasi neppure la pena di parlarne. Tuttavia, non si tratta di un’eliminazione “normale”, come tante altre. Si tratta, invece, di un evento del quale forse è il caso di occuparsi per un motivo specifico.

La decisione di mettere il ragazzo in sfida (a pochi giorni da un’altra sfida che l’aveva visto trionfare) viene dopo una giornata incredibile, nella quale, durante la diretta su Sky, una collega di Sebastiano (della quale taceremo il nome per non farle immeritata pubblicità, essendo lei una delle cantanti più scarse del gruppo) lo apostrofa, chissà quanto involontariamente, come omosessuale. Il silenzio imbarazzato della redazione, le corse e le rincorse dietro le quinte, raccontate da molti siti internet, il disagio perfino di uno degli autori, Luca Zanforlin, noto per essere stato tra chi fece partire il progetto di un sito tematico (www.gay.tv), il cui nome non dovrebbe far dubitare sulla sua stessa sessualità, lasciano capire che con tutta probabilità s’è trattato di una eliminazione telefonata, decisa a tavolino, forse addirittura concordata con il Formica.

Con l’uscita di scena del personaggio più eclettico di tutta la scuola, capace di acuti che i cantanti maschi si possono tranquillamente sognare, e di ballare in modo tale che alcuni anchilosati sedicenti ballerini nemmeno riuscirebbero a immaginare nei loro più erotici sogni, “Amici” perde moltissimo. Da una parte, perde un talento che costringerà così probabilmente a trovare una via molto più complicata perché possa emergere; dall’altra, perde l’occasione, finalmente, di togliersi di dosso quella maschera di finta ipocrisia e di perbenismo sessuale, che francamente non si capisce che senso abbia nel ventunesimo secolo.

La De Filippi, notoriamente, è una donna molto aperta nei confronti dei diritti dei diversi, in particolar modo degli omosessuali e delle omosessuali. Proprio oggi, la trasmissione ha ospitato come tutti gli anni l’appello della presidentessa dell’associazione che riunisce i sieropositivi italiani. Insomma: “Amici” è una trasmissione assolutamente aperta nei confronti della comunità omosessuale.

E allora perché quest’imbarazzo? Sebastiano paga una colpa non sua, paga per una compagna impicciona o molto più probabilmente solo piena di paranoie. Paga talmente tanto che deve perfino prendersi i rimbrotti di Pier Maria Cecchini, che viene presentato come attore, maestro di recitazione e regista, quando su www.imdb.com è segnalato solo come interprete di piccoli ruoli in film per la televisione. Forse qualcuno se lo ricorderà a fare il cinico e crudele marito di Lunetta Savino nel “Bello delle Donne” – nome del personaggio: Cirino Borsi.

E, ridicolo nel ridicolo, è proprio “Cirino” (che a teatro, quest’anno, fa l’inquisitore – parte fondamentale – nella “Giovanna d’Arco” di Bruzzese), specializzato, tra l’altro, in tutte parti da marito traditore o da uomo dalla faccia torva e anticomica (come quella, sempre fondamentale, dello Zio in “Come quando fuori piove”, altro evento televisivo da ricordare, intendiamoci), a contestare a Sebastiano di essere monocorde: pensare che il Cecchini sembra aver fatto proprio della sua monocorde natura di attore il centro di tutta la sua monocorde carriera.

Come al solito, non c’è limite al peggio.

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