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Povero Brignano. Quasi non sapeva dove dovesse andare in quel tristissimo studio dove l’hanno piazzato a condurre “Pyramid”. La Salvalaggio sembrava Einstein al confronto, ed è tutto dire. Povero Brignano: dalla Ventura, a “Quelli che il calcio”, gli era riuscito meglio fare il finto presentatore. Era parso, almeno almeno, fattibile. E invece nell’arena dei programmi delle 20, sarà inevitabile che questo povero “Pyramid”, del quale il pubblico farà probabilmente giustizia, come sempre accade in queste circostanze, faccia la parte della cenerentola, ma di una Cenerentola brutta, cattiva e puzzona, che non si lava mai i piedi e fa casino per la casa, ciabattando qui e là.

Povero Brignano: se fosse a teatro, saprebbe probabilmente che dire e come gestire il palcoscenico, mentre ora la sua trasmissione ha con lui la vivacità di un bradipo malato, perché uno sciame di rarissime mosche del sonno l’hanno mangiato vivo. Con quel passo da disperato che cerca la salvezza chissà dove, l’improvvisato presentatore non è sembrato né divertente né fintamente drammatico (come, ad es., Gerry Scotti e il suo “la accendiamo?”, o l’Amadeus nazionale, che col suo naso fuori ordinanza, spesso, finge di essere tragicamente solidale con il concorrente di turno, mentre, si sa, non gliene frega proprio niente, tanto lui ha la Sellerona da Napoli e un sacco di milioni in banca). E’ sembrato, semplicemente, quello che è: un presentatore improvvisato, senza prove alle spalle, senza l’abilità di gestire gli spazi, senza tempi televisivi.

Uno scempio, un disastro di proporzioni gigantesche, tanto che siamo sicuri che nei giorni a venire il programma sarà meglio, anche perché peggio, davvero, non può andare.

Ed è un peccato. Il format, che la Rai deve aver comprato da Antenne 2, dove il gioco, con questo titolo, dura da secoli (e l’hanno condotto praticamente tutti, anche l’equivalente del nostro Topo Gigio), in realtà è esattamente quello di “Tuttinfamiglia”, programma delle reti Fininvest, condotto a suo tempo prima da Claudio Lippi e poi, nelle ultime stagioni, da Lino Toffolo.

“Tuttinfamiglia”, peraltro, aveva tutt’altra atmosfera: i concorrenti non venivano cancellati in un baleno, ma avevano il tempo di acclimatarsi, di trovare una intesa, anche perché facevano parte della stessa famiglia. Un programma come quello di Lippi-Toffolo (che spesso lo presentava in preda ad una leggera, frizzante sbornia, chissà se finta o reale) ora non potrebbe più essere: dove sono le vecchie famiglie di una volta? Come diceva Masini, le famiglie serie “non ci sono più”. Di conseguenza, neppure i programmi per famiglie…

Ora, le coppie di “Pyramid” si sconvolgono in quattro e quattr’otto: basta l’estrazione di uno scarabeo nero (una specie di sfigatissima “Luna nera”) e sei fuori. Ieri, ad esempio, ci hanno privato di una meravigliosa coppia che non riusciva a comunicarsi neppure il proprio nome e che ad un certo punto ha cominciato a litigare furibondamente.

Uno dei segreti di “Tuttinfamiglia” era appunto quello: lo scontro tra i familiari, seguito poi dalla rinnovata armonia, anche se dopo un litigio. Tutto, poi, era riportato nei giusti binari dalla bonomia di Lippi, mai così a suo agio in nessun programma dopo.

Peccato. E’ un vero peccato che, invece che a chi l’aveva “inventato”, il gioco sia stato affidato a qualcuno che, forse, non l’aveva mai neppure visto e conosciuto.

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