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Nessuno la conosce con il suo cognome, ma Karina, opinionista di “Uomini e donne”, come tutti gli esseri umani, ne ha uno, sancito dall’anagrafe. Si chiama Cascella, che con Karina forse fa un po’ troppo a pugni: come fa un nome tanto “esotico” ad essere compatibile con un cognome tanto “ruspante”? Naturalmente, la contraddizione è tale che la poverina appare dimidiata tra le sue due nature, quella nobile e dignitosa e quella da mercato del pesce e sagra della zucca fritta.

Chi ne segue le gesta poco brillanti a “Uomini e donne”, forse saprà che, nel clima caciarone che il programma ha preso, complice una conduzione defilippesca molto-understatement, Karina si trova benissimo: anzi, si sente perfettamente a suo agio. Mettetela in una cristalleria e Karina non saprà dove muoversi, pena la distruzione del negozio. Mettetela ad una festa di gala e lei, timidamente, resterà silenziosa per l’eterno, come una tomba imbiancata. Mettetela in un’aula universitaria e lei, poverina, con la coda tra le gambe andrà a finire gli avanzi dei suoi cracker dietetici in un angolo, cercando di passare inosservata.

Invece, nella bolgia del trash, nella discoteca dell’apparenza, lei è una regina: la regina Cascella da Aversa (peccato per le origini, poteva capitarle di meglio da esibire). Sembra capace di tirare fuori il meglio di sé solo nel peggio, solo quando ha da criticare, insultare, maledire, insolentire; senza la grazia di Tina Cipollari, senza il suo fine intuito e la sua preziosa ironia, Karina rappresenta solo, con tutto il bene che se ne può dire, il vuoto che avanza, il vuoto pneumatico di una generazione che spesso ha fatto della viltà, dell’ignoranza, della superficialità la sua unica e sola bandiera.

Karina è inesistente, fuori dalla caciara, là dove le sono consentite espressioni rozze (come quelle ridicole e insultanti cui è giunta nella puntata di ieri, rivolte ad uno dei tronisti), ma anche dove può comunicare contenuti altrettanto rozzi e diseducativi, tanto più scorretti quanto più presentati senza contraddittorio, visto che non c’è un contraltare di Karina da nessuna parte, nessuno che la metta gentilmente al suo posto, facendo brillare il vuoto da vol au vent che è dentro tutto il suo animo.

Il vuoto elevato a sistema, Karina critica chiunque le capiti a tiro non perché abbia o meno valori o idee da comunicare, ma solo perché non è abbastanza bello, o ben vestito, o trendy. I suoi parametri di giudizio sono quelli dei concorsi di bellezza, prima della rivoluzione di Miss Italia, secondo i quali le donne per poter presentarsi in tv devono essere alte tot, pesare tot, avere linee precise e zigomi alti. Altrimenti, non sei donna. Altrimenti, non sei degna neppure di essere rispettata.

Un giorno, qualcuno le spiegherà quanto vuoto è tutto questo suo mondo, quanto inutile è il suo modo di vivere. Forse qualche anima buona si incaricherà di farle notare che la vita è ben altro che fare le pulci alle scarpe di una corteggiatrice, o alzare la voce insultando un tronista solo perché non ti è simpatico, o è vecchio.

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