Era il 1967 (a scanso di equivoci, io non ero ancora nato) e Mina passeggiava in uno studio bianco come il latte, vestita di nero, meravigliosa, altissima. Una manica bianca le dava una allure stravagante e elegante. Il pubblico le faceva ala, come anche l’orchestra, in mezzo alla quale lei tuonava: “e non sai quanto bene ti ho dato, e non sai quanto amore sprecato”.

Rivederla ora, come potete fare alla fine di questo post, il cuore si spezza, come fa spesso in questi giorni: la voce rotta dall’emozione, se ne sente tutta la potenza interpretativa, la tristezza di aver compreso (e forse era davvero così) che nonostante la coscienza di essere “come tu mi vuoi” c’è sempre dall’altra parte qualcosa che interamente non viene inteso da chi ama, come quel famoso quid che rimane personale e misterioso e che nessuno, proprio nessuno vuole scoprire.

Mina passeggia tra le due ali, vestita di bianco e nero, e sembra dividere tra il nero e il bianco che si stagliano in quell’atmosfera ovattata, magica, più che fisicamente il pubblico disposto sulle due file, il nostro cuore. “Sono la sola che possa capire tutto quello che c’è da capire in te”, lei canta, e noi pensiamo ai nostri amori sbagliati, innumerevoli amori passati senza lasciare traccia, o solo il dolore che non si comprende: non basta essere “a due passi”, non basta amare con tutta la forza che si ha per essere ricambiati con la stessa moneta. Non basta neppure essere perfetti per qualcun altro, se quel qualcun altro non lo capisce.

Oggi, la stessa magia è interpretata da Irene Grandi. Bella voce, bel vestito nero su sfondo bianco, ma la magia dell’assurdo del bianco sul nero, dell’arte astratta delle curve irregolari di Mina, quella, ahimé, non c’è. Non c’è il dolore, non c’è l’autocoscienza, ma il divertimento di chi stravolge una canzone con un arrangiamento rock, il piacere di mettersi sullo stesso piano di una grande icona. E così, quando lei canta: “io sono la sola che tu possa amare”, c’è da crederle. Si sente che Irene ha la convinzione di essere davvero colei che ti prenderà, ti porterà lontano, perché ora “tu ti sei accorto di me”, “tu hai capito quel che già sai”.

Sicurezza, forse addirittura ostentata, un sorriso da gatta che non ha niente a che fare con la non irremovibile certezza di Mina: il canto spiegato, la tournure senza pericoli, leggermente arrocata, ma non troppo per poter essere credibile nella scia di Mina. Un altro canto, un’altra vita, testimoniata anche dalla scelta del regista di far fare capolino nel pubblico a qualche volto noto (il red-ivivo Red Ronnie, l’inflazionato Marco Maccarini, il bravissimo Massimo Coppola, ospite di Brand New su MTV).

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