Gigi D’Alessio scrive spesso andando al fondo di sé. Qualche volta emerge con ricordi del passato, con i sintomi del tradimento, con i segni della disperazione di un amore troppo forte. Altre volte, invece, ritorna tra noi con parole piene di gioia, di calore, di desiderio di vita. Sembra quasi che leghi le proprie emozioni di uomo con quelle di cantante.

Ora, è qui inutile ricordarne l’amore per la Tatangelo, con cui aveva una relazione pluriennale, mal sopportata dalla moglie, poi definitivamente lasciata. E così circa un anno fa, scrive per Anna “Colpo di fulmine”, dedicata agli amori estivi, alle follie che colpiscono la testa e tramortiscono, come quella che l’ha devastato, che l’ha strappato alla sua vita, dandogli la felicità. Una melodia semplice, parole tranquille, serene, piene di gioia, di una sottile follia, di leggerezza.

In questi giorni è uscito, invece, l’ultimo lavoro della Tatangelo, “Mai dire mai”, il cui primo single è “So che finirà”. Quest’ultima è la canzone pendant di “Colpo di fulmine”: stesso gusto armonico, melodicamente molto simile, ma cantata dalla sua attuale compagna con una disperazione che scava nel profondo, con una voce diventata improvvisamente adulta, come di una maschera tragica.

Comincia con l’ossessione (poi costante in tutto il testo) che “finirà”, che ogni cosa buona e giusta non può durare in questo mondo sbagliato e iniquo: la profezia si allarga (“ci saranno giorni senza sole/, senza più parole”), colpisce i sentimenti (“e sarà forte il mio dolore per questo grande amore”), improvvisa un elenco delle mancanze che porterà la fine del rapporto (“finirà/ il tuo sorriso”, “e quando poi mi mancheranno gli occhi tuoi”), tra le quali è immancabile il riferimento alle notti, il quale fa da contraltare a quello, precedente, ai giorni (“non ci saranno notti per amare,/ nemmeno per sognare”).

Colpisce di questi versi la potenza del tempo futuro: segna questa canzone con forza la distanza tra il presente che si deve vivere con gioia e il domani che invece porterà solo dolore – anzi, più che il dolore, che forse sarebbe quasi auspicabile, l’indifferenza, la distruzione, l’emarginazione. Per dirla con i versi d’alessiani: “ma un vento forte il tempo e tutto quanto cancellerà”. Sembra quasi dipinto un armageddon, potentissimo, seppure solo personale: una tempesta che porta via con sé i ricordi, perfino il tempo vissuto insieme, fa invecchiare tutto – non a caso, la soluzione finale della strofa insiste proprio su questo tema: “sarai un vecchio amore”, sarai il passato, sarai finito.

Ma la verità è che è il protagonista ad essere lui davvero il “vecchio amore”, in un gioco di specchi per cui non è la Tatangelo a parlare di sé, ma D’Alessio a raccontare i colori della sua anima. E’ lui che improvvisamente si sente “passato”, lontano dalla giovane compagna, soggetto all’inutile logorio del tempo, abbandonato. L’amore finirà, s’è detto, e lo s’è ripetuto diverse volte, ma il ritornello contraddice la strofa, ne ribalta la logica, ne evidenzia gli snodi sbagliati: “Per me non finiranno mai/ quegli anni amari”.

Per chi scrive, quell’amore non sarà mai “vecchio” né passato: sarà il rimpianto di una vita, sarà la nostaglia e l’amarezza, sarà il disagio dello stare solo – quell’amore dunque “non finirà mai”. Quel dolore che resta incognita per ora e che è solo annunciato come una inevitabile conseguenza della gioia che c’è ora non potrà disperdere davvero il tempo passato insieme, o meglio porterà via solo uno dei capi del filo di gomitolo che lega i due amanti. Chi, da una parte, dimentica potrà rivivere e non soffrire; chi, dall’altra, non riesce a farsene una ragione avrà nel suo futuro sempre traccia del passato che c’è stato e che per ora è il presente.

 Se ancora ci fosse qualche dubbio, D’Alessio firma la canzone: lo fa indubitabilmente, dicendo che tra le cose che dovranno restare a testimonianza ci sarà questa sua poesia in musica (“ma resterà per sempre una canzone:/ sarà un ricordo per stampare il nostro amore,/ per non avere fini/ se dovrà finire” – e qui il gioco etimologico tra “fini” e “finire” sembra stemperarsi, forse, in una mezza parola che sembra essere “figli”) e poi aggiungendo che è di sua proprietà, o meglio che “questa vecchia storia è stata scritta con dolore/ dal principe del cuore” (forse, quest’ultima, una perifrasi per indicare se stesso, e che in effetti in bocca alla Tatangelo sembra quasi ironica).

Quando ritorna il ritornello, le parole sembrano stavolta non rivolte a se stesso, ma alla compagna che lo lascerà: “Ci sono giorni dentro te da ricordare,/ ci sarà sempre il tuo passato nel futuro”. Paiono ora una minaccia, parole piene di risentimento: te ne andrai, ma ti sarò anch’io dentro, come tu sarai dentro di me. Ciò che ci ha unito, non può renderci più felici ed è bene che tu te ne renda conto, sembra quasi dire. Lontano da te, io morirò di dolore; ma anche tu, lontano da me, vivrai un futuro pieno del passato.

E in questo tormento, così violento, così profondo, in questa tempesta esistenziale, per un momento, forse, possiamo tutti quanti sentirci vicini a quest’uomo, che sarà stato un cantante trash e che magari tornerà ad esserlo indovinando un nuovo tormentone estivo., ma è anche capace, come i grandi poeti, di trovare le parole giuste, senza agitati toni drammatici, ma piene di senso, piene di vita.

Qui è la sua grandezza, e non sembri irrispettoso parlare di lui come di un poeta. Anche Gigi D’Alessio è cresciuto: un amore fa crescere in fretta.

Annunci