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Questo blog nasce per ricominciare, com’è evidente dal mio nick. C’erano prima almeno due identità diverse, com’è noto. Ora si sono fuse: sono diventate la stessa persona, ma forse sono ancora tanto disuguali da sembrare una coppia mal posta, felice finché dura. Lewis, qui, sta stretto: vorrebbe la sua sezione per latinisti e grecisti. Ne ha un bisogno quasi fisico.

Rembò, anche, non sta demordendo: vorrebbe anche lui le sue poesie, le sue inutili parole, per dire quanto sta male. Poverino, quello sta male davvero.

Ma è arrivato Natale per tutt’ e due e con le feste anche l’immancabile influenza, che tanto ci fa gioire: il naso moccicoso, la febbriciattola, le aspirine prese come fossero mentine, i rimedi della nonna che non funzionano neppure sotto tortura. L’albero è pronto, ma sono anni che nessuno dei due aiuta a farlo. Da quando si lavora, Natale è tragico.

Non c’è più nessuno sotto l’albero a raccontare la sua vecchia vita. Chi resta non ne ha voglia. Pensa a coloro che se ne sono andati e che sono diventati troppi perché se ne possa parlare senza sentirne la mancanza.

E allora tutta questa atmosfera natalizia può solo allungare un po’ la convivenza tra i due, perché, almeno in teoria, il Natale dovrebbe renderci tutti più buoni e aperti verso il prossimo.

Ecco che allora Lewis ha permesso a Rembò di scrivere quello che segue (ma non abituatevi alla sua poesia: è un mezzo espressivo ormai superato e stiamo cercando di farglielo capire…):

Sotto la neve, la pace del grano; l’inverno

non smette di sognare, mentre gli aironi

hanno già lontanato il loro volo; io ancora

ti penso, amore, e nella tua assenza,

mentre s’alza il vento, stringerti come

in una giornata senza sole, senza dolore

non basterebbe a lenirmi le ferite,

che hai aperto con un solo sguardo.

Ma questa notte non è ancora

per amarti, ma per sentire il vento

e ricordare il veleno che scorre nelle vene.

Scende la neve. Tutto è pace, perfino

il mio cuore si ferma, rilassato, e sorride.

Non c’è filo che lo leghi a inestricabili destini:

tornerà a battere, dopo questo lungo letargo,

quando sarà il momento. Senza ricordare

saprà tornare a amare. E stavolta

sarà per sempre.