Angela Artosin ha uno sguardo magnetico come quello di una lampara spenta. Il suo sorriso è talmente intenso che qualche volta bisognerebbe farla piangere, così riusciamo anche a tenere gli occhi aperti. I suoi capelli son talmente biondi che sembrano fatti di filamenti di oro – o forse di oro di coppella. Insomma, sembra davvero un angelo (ah, che audace calembour!).

Basta, però, che parli (o meglio straparli) e ne viene fuori un’immagine completamente diversa: altro che donna angelicata, altro che novella Beatrice! Uno scaricatore di porto in gonnella, con la lingua tanto lunga che qualche volta ci si inciampa pure lei. Non è un caso che durante il suo trono, presso la premiata casa De Filippi, la Cascella (della quale ci siamo occupati in un altro post) sia quasi sempre stata zitta (e menomale, diremmo noi). Angela è, infatti, partita alla grande, con poco riguardo per tutto ciò che la circondava. E’ partita lancia in resta, facendosi beffe della sua compagna di avventure (definita ab origine “troppo moscia” e “noiosa”), degli ospiti del pubblico (dei quali, in effetti, non si potrà mai dire male abbastanza) e anche dei due pseudo-consiglieri (una troppo abituata a sputare velenose sentenze, l’altro troppo abituato a sonnecchiare per essere davvero incisivo – un bradipo farebbe di meglio).

 

Insomma, ha voluto fare la parte dell’antipatica, dell’odiosa, dell’anticonvenzionale: non che non ci avessero provato altri durante questi anni di “Uomini e donne”. Si ricorda ancora oggi una terribile tronista che, dopo aver guardato per dieci secondi un corteggiatore, lo mandava via se non era di primo acchito di suo gradimento (naturalmente, estetico).

Angela, insomma, avrebbe voluto fare la “Vitagliano” delle troniste. E sembrava quasi farcela, complice una spaventata compagna di trono – la Enardu -, complici i consiglieri presi in contropiede, proprio perché battuti sul loro stesso terreno – quello della perfidia a buon mercato. La Artosin, dunque, solo parlando, era passata da domina venuta a “miracol mostrare” a Crudelia Demon (“al sol vederla tremi di apprensiòn”).

Ma Angela non sapeva che macchina tritura-tutto è il programma defilippesco, come la sceneggiatura di Maria (sceneggiatura, badate bene, mai scritta da nessuna parte, eppure interpretata alla perfezione dagli ingenuissimi attori involontari, incapaci di sottrarsi alla macchina dello spettacolo) possa trasformarti da perfida a gentildonna, perfino quasi scemotta, compassionevole, degna di pietà. La Artosin, mani e piedi, s’è andata così a consegnare al meccanismo fatale di “Uomini e donne”, pur credendo di essere più forte del giochino cui partecipava: infatti, senza forse neppure volerlo, s’è infognata col primo ragazzo che le è capitato, e che ormai tutti sanno essere il bel Giovanni Conversano.

Angela s’è presa di quest’uomo, al di là delle sue previsioni, al di là della sua stessa decisione: era evidente che fosse lì per pubblicizzare la propria persona, forse anche per essere indennizzata per non aver partecipato a “Un, due, tre stalla” (c’è chi sostiene che avrebbe dovuto partecipare a quel reality e che alla fine non se ne fece niente). Ha così finito per innamorarsi, naturalmente al livello di innamoramento permesso ad una bionda alla Monroe, ma senza il cervello di Marilyn – una cottarella, magari fortacchiotta, ma pur sempre un piccolo, innocuo colpo di fulmine. Ma Angela, nella sua vita precedente, sarà mai stata tanto innamorata, se non consideriamo il suo decolleté?

Probabilmente, non le era mai successo, con quella intensità. E’ giovane, bionda, un po’ ochetta: probabile che le dolci parole mielose di Conversano abbiano fatto breccia anche in lei, com’è stato poi, poco dopo, con la Enardu, della quale si potrà dire di tutto, ma non che abbia meno testa della Artosin. La quale, naturalmente, è caduta nel trappolone. S’è invaghita di Giovanni, facendolo risuscitare dal dimenticatoio, nel quale era andato a finire dopo l’esperienza di “Campioni”. Cos’abbia visto in lui, a parte il fisicaccio, è difficile da capire: in esterna, chi parlava era solo lei; chi cercava di baciarlo era ancora lei; chi ravvivava la scena era sempre e solo lei.

Dopo ogni uscita, però, il Conversano se ne usciva con quelle belle parole cui una donnina piccola piccola presa di lui poteva credere con irrisoria facilità: “per me lei è importante”, “io sto molto bene con lei”… Sarà l’accento pugliese, sarà che i suoi occhi brillano quando dice una bugia, sarà, sarà quel che sarà, ma alla fine la Artosin sembrava volerlo scegliere dopo due-giorni-due.

Sarebbe stato un errore, naturalmente: non tanto perché Giovanni, poi, si è rivolto a Serena e ora sembra quasi volerla impalmare, quanto perché Giovanni è quel che è, un bel ragazzo che sa di essere bello e se ne approfitta per ottenere dalla vita quel che a lui sembra di meritare (fama, successo, soldi, ma soprattutto belle donne). E così la Artosin, senza volere, si aggiudica tutto il cucuzzaro: perde la carta sbagliata, è costretta dalla situazione a reinventarsi un personaggio ed acquista in simpatia, tanto che sembra addirittura aver acquistato in intelligenza.

Forse avrà lasciato andare il Conversano, ma dal triangolo inconsiderabile di quest’annata di “Uomini e donne” lei è quella che esce meglio, lavando il proprio insopportabile passato e la propria sdrucita immagine in un ottimo bagno di umiltà e di simpatia, patrimonio che, speriamo, sarà in grado di non sperperare d’ora in avanti.

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