Maria De Filippi ha trovato un’ennesima trovata per rendere interessante il daytime di “Amici”: l’istituzione di una specie di wild card perché i ragazzi, partecipanti al reality, possano accedere alla fase finale senza dover passare l’esame di sbarramento e essere sottoposti al voto del pubblico. Si tratta di una escogitazione che assomiglia molto al salvataggio da parte della commissione così come era stato immaginato l’anno scorso: virtualmente, non potrà accedere al serale direttamente nessuno che non abbia dalla parte sua il parere unanime dell’intera commissione, previo l’accesso alle prime fasce di gradimento.

Esattamente, dunque, come nel serale dell’annata scorsa, dove, tanto per fare un esempio, la squadra vincente non poteva eliminare i componenti più forti della squadra perdente, perché intanto essi venivano salvati dal voto della commissione, il voto del pubblico viene a contare pochissimo: il peso della decisione è, invece, tutto sulle spalle dei professori, che, spesso sulla base delle loro antipatie o simpatie, decideranno del destino dei loro, spesso mal sopportati, allievi.

Quest’oggi, ad esempio, abbiamo assistito al solito show della Celentano, colei che nella scuola dovrebbe occuparsi dell’insegnamento della danza classica. Alla sbarra (in tutti i sensi) è andata la favorita del pubblico, Susy Fuccillo, biondissima ballerina di hip-hop, molto apprezzata da Garrison, ma poco dagli altri componenti della commissione danza. La Fuccillo è stata costretta a esibirsi in quattro coreografie, tutte neppure provate e tutte neppure ultimate, come se grazie a quest’inutile esibizione i giudizi dei singoli potessero essere modificabili in qualche modo. Non sono bastati giorni di sala prove per farlo – evidentemente, la premiata ditta Chicco-Luca (i due autori del programma) credono nei miracoli dell’ultimo momento.

Sia detto che la Fuccillo non è certamente una étoile, ma nella fattispecie ha eseguito il suo compitino abbastanza bene, con una certa abilità, soprattutto quando s’è trattato di fare la coreografia che conosceva meglio, quella che per lei è stata scelta, correttamente, da Garrison. Steve La Chance, cui la fanciulla deve stare abbastanza sul gozzo, le ha fatto provare, per sua stessa ammissione, un pezzo poco digerito dalla ballerina, cui infatti il maestro chiedeva costantemente se faceva fatica a ricordare i passi. Non parliamo di Maura Paparo, che in teoria dovrebbe essere un insegnante di danza moderna, mentre in realtà è sempre occupata con le prove del musical con i ragazzi dell’anno scorso. La Paparo, che nella finzione fa (discretamente male – del resto, non è un’attrice) la parte di un’insegnante tedesca stile-Celentano (tra l’altro, senza che nessuno le abbia spiegato le più elementari regole di fonologia tedesca…), deve aver preso troppo sul serio il suo ruolo, tanto da risultare, anche in questo caso, tra i peggiori giudici dei progressi della Fuccillo. Il bello è che, per provare le sue capacità, l’ha messa alla prova con una coreografia di mesi fa – praticamente di quando Susy è entrata nel cast. Come facesse la ragazzina a ricordarlo, è un mistero gaudioso. Come mai, invece, la Paparo scelga di testarla a quel modo e non in un altro, è un altro mistero, ma questo piuttosto triste e sinistro.

Maria, che è l’unica in quella gabbia di matti ad avere ancora un barlume di buon senso, quando vede Susy afflitta, cerca di tirarle su il morale, facendole notare che non deve preoccuparsi di Maura, perché è convinta che quest’ultima, non essendo nella scuola da mesi, non possa pretendere più di tanto. Naturalmente, quando la commissione rientra dalla mini-riunione, la Paparo è tra i quattro voti contrari alla ballerina – da notare che, comunque, ne bastava solo uno per non consentirle l’accesso diretto al serale, per cui Maura avrebbe potuto anche usare un po’ più di common sense ed evitare un parere negativo assurdo, tanto più nella sua situazione didattica.

Dunque, che senso ha avuto mettere alla gogna la Fuccillo per un esito che, anche da lontano, era assolutamente scontato? Che significato può aver avuto farla esibire alla sbarra con, accanto, il modello di Anbeta Toromani (ballerina classica da una vita e già professionista abbondantemente, quando fece il suo ingresso, oramai diversi anni fa, nella scuola di “Amici”), che l’insegnante invitava non ad imitare, ma a “copiare”?

Evidentemente, non c’è senso alcuno ad una tale angheria: nessuno, davvero. Le valutazioni dei professori sono già evidenti di per se stesse, a prescindere dalle qualità degli allievi o dal loro impegno. In alcuni casi, sono giudizi ineluttabili, contro cui è impossibile dimostrare di valere, perché non c’è modo di farlo: anzi, da parte di diversi docenti, è anche in qualche modo screditata la buona volontà o il lavoro, come se per molti dei loro allievi non ci fosse, come in una canzone di Bobby Solo, “niente da fare”.

Come certi figuri possano anche solo atteggiarsi ad insegnanti, non si capisce proprio. Un docente ha il dovere di incoraggiare sempre e comunque gli alunni che il destino gli ha concesso. Dovrebbe, semmai, ringraziare di averne qualcuno – anche se scadente, anche se impreparato, anche se (magari) antipatico. Distruggere l’autostima di un ragazzo è facile come un bicchiere d’acqua: molto più complicato (ma degno di un vero docente) è aiutare il talento ad emergere – quel talento che non è, alla fin fine, patrimonio solo di due o tre Leonardo da Vinci, ma di tutti, nessuno escluso.