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I messaggi trasmessi dalla televisione sono micidiali. Chi va a parlare in tv, deve saperlo bene e comportarsi di conseguenza. Un gesto ripreso da una macchina da presa diventa gigantesco, allo stesso modo una parola basta a rovinare per sempre.

Chi partecipa ad “Amici”, forse, non l’ha ancora imparato. I ragazzi, quest’anno più che in altre occasioni ingenui, incapaci di affrontare la realtà, molto meno scafati davanti al mezzo tv che quelli delle passate edizioni, sono in balia degli eventi e al massimo si mettono a piangere, se proprio vogliono lasciare un’impronta nel loro anonimo presente. I professori, invece, o non si limitano nelle loro dichiarazioni per scelta deliberata o semplicemente non si rendono conto del potere mediatico che posseggono. Maria, dal canto suo, cerca di mediare le dichiarazioni, di trovarvi sensi nascosti, cercando di salvare capra e cavoli.

Per l’ennesima volta, a fare la figuraccia perché non sa dove dovrebbe finire il suo mestiere (quello dell’insegnante, non del giudice), è Alessandra Celentano. Non se ne parla a caso: c’è già, come ampiamente documentato da questo blog, chi, tra i giovani, da lei stessa sovente umiliati, le dà ampiamente ragione, giustificandone atteggiamenti e parole, anche quelle meno “simpatici”, per usare una parola neutra.

Sembra quasi che agisca in queste povere menti la sindrome di Stoccolma, per cui chi resta prigioniero alla fine s’innamora del proprio carceriere, dal quale subisce addirittura con piacere le torture. Ecco perché, forse, tutti quanti i professori, ad “Amici”, dovrebbero agire con più razionalità, tenendo presente che davanti non hanno pietre inanimate, ma esseri umani senzienti e tragicamente fragili.

Come è possibile che alla fine i destini di questi ragazzi, sui quali i giudizi degli insegnanti pesano come osceni macigni, si giochino sulla base di preconcetti e antipatie? E’ assurdo, inconcepibile, maledettamente ingiusto. Ed occorre usare parole tanto forti perché altrettanto forti, se non di più, sono le reprimende di molti componenti della commissione, alcune volte al di là della pura e semplice necessità didattica.

La Celentano è, esattamente, questo prototipo di docente: oggi, una volta di più, davanti alla talentuosa Giulia Piana, ha dimostrato non solo scarso tatto, incapacità di ironizzare su se stessa, rigidità mentale (oltre che fisica), ma anche il fatto di non essere in grado di apprezzare la musicalità, il coraggio, la grinta, anche quando sono evidenti perfino ad un cieco, perché vittima di se stessa e di un’idea di perfezione fisica assurdamente inarrivabile.

Chi usa con coscienza il mezzo televisivo dovrebbe, per ragioni di opportunità, sapere che far passare il messaggio che “se vuoi fare la ballerina, devi essere due metri per trenta chili” è pericoloso e sbagliato. Quante ragazzine supererebbero una selezione di questo tipo? Ben poche. E le altre? Dovrebbero mettersi a dieta per la vita? Oppure torturare il proprio corpo per plasmarlo secondo i dettami di una ex étoile che, però, al massimo ha fatto la ballerina di fila?

Le parole in tv, si torni a dire, sono macigni. Se sono pronunciate, poi, davanti ad una platea di fanciulli che ancora non si riescono a difendere, perché (com’è noto all’intera pedagogia moderna) sono cresciuti senza aiuto da famiglie sempre più assenti, quelle stesse parole non sono solo pesantissime, ma criminali.

Ma c’è di più. La Celentano, ogni tanto, dovrebbe pensare alle “altre” ballerine e agli “altri” ballerini che hanno fatto successo a prescindere da com’erano fisicamente. Don Lurio è stato il maestro di danza di una generazione, capace di mettere insieme talento comico naturale e musicalità straordinaria, nonostante la sua fisicità, oppure forse proprio grazie ad essa. Le grandi showgirl dello spettacolo italiano, da Delia Scala a Sandra Mondaini, da Heather Parisi a Lorella Cuccarini, non sembra davvero rientrino nello stereotipo celentanesco – al massimo, sono ad esso riferibili solo Anbeta e poche altre, che tuttavia devono ancora dimostrare qualcosa, in diversi campi.

E sia finalmente detto una volta per tutte: i ragazzi di “Amici” non vengono in tv per entrare nella compagnia della Scala, o in quella dell’Aterballetto (che forse la Celentano ricorda, visto che ha lavorato solo là dentro, e, visti i metodi nepotistici che a questa compagnia privata sono stati spesso rimproverati, chissà se vi è riuscita solo per il talento…). Alla loro età, se volessero fare carriera in danza classica, dovrebbero essere già avviati a qualcosa di più importante di una trasmissione tv, dove il classico si fa ogni morte di vescovo. Semmai, se partecipano al programma di Maria, è perché vogliono cimentarsi in qualcosa di ben diverso, con l’aspirazione non di diventare ballerini sulle punte, ma di affinarsi in tante materie e affrontare l’esperienza di un musical.

Insomma, la Celentano si sentirà certamente bravissima, ma si spera che non creda che i ragazzi facciano la fila per averla come insegnante e poi mettersi a ballare gli adagi e le morti dei cigni. Se avessero questa aspirazione, probabilmente, sarebbero altrove.

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