Simonetta Spiri era destinata a uscire già da una settimana. Se lo sentiva, l’ha capito quando Cassandra ha umiliato la Bonanno più stonata di tutto l’anno. E avrà anche, dentro di sé, ché ha sempre fatto così, “smadonnato” mentre quella che si diceva sua amica non ne indovinava una (altro che registro basso o registro alto… stonature così non se ne sentivano dai tempi dell’Angelucci), facendole rischiare un’eliminazione che arrivava lenta lenta, ma inesorabile, tra qualche Jancu gridolineggiante e un po’ di natural errors alla Francesco (ché quando Francesco sbaglia e rischia di evirare il povero Sperti non è un errore, ma un inno alla gioia, mentre, se le punte di Giulia sono leggermente meno alte del normale, via con la geremiade, che è un orrore a vedersi, che è umiliante per me, per noi, per l’Italia intera e, se non fosse che c’è un popolo bue e comunista, altroché…).

Povera Simonetta. Si sarà sentita dilaniare, mentre i suoi compagni di squadra sembravano aver deciso di fare del loro peggio. Compreso l’infelice Salsetta, che a forza di sforzare le vene si farà venire la couperose, poverino. Qualcuno gli dica di smettere, ché c’ha un’età, ché deve rimanere in piedi fino alla pensione, ché poi se gli viene la ruga oltre al mento cadente le teenager non lo cliccano più neppure su internet.

 

Povera Simonetta. Nel suo piccolo umido cuore di sarda, si sarà sentita stringere in un angolo quando invece che “Occhi”, che era la sua preferita, le han fatto cantare una canzone che perfino Marta faceva meglio di lei. Poverina, infelice, sfortunata, mentre la Bonanno fingeva d’essere preoccupata e fingeva di far passare la sua feroce preoccupazione con la sua solita noiosissima loquacità, lei, solo lei era sicura di uscire: già indicata la scorsa puntata dai Blù, già messa in un angolo dalla sua stessa squadra, già salvata per il rotto della cuffia dalla commissione una volta.

Ma nel momento del crollo, dopo un’esperienza che, come ha detto, “mi ha lasciato tanto” (e, mentre lo diceva, perfino Cossiga si sarà sentito offeso da tanto accento – ma la Mari che ci sta a fare, se non insegna neppure un po’ di dizione?), la piccola Spiri, con un fil di voce, indovinando una nota ogni tre, lascia il suo potente graffio al cuore. Mentre intona (si fa per dire, naturalmente) “Occhi”, si muove gattina, a suo modo, facendo piccole fusa, verso la panchina dei Blù. Oh no, fa una signora sugli spalti: vorrà sputare negli occhi a Gennaro (il prossimo a sentire le tenaglie dell’eliminazione su di sé)!

E invece, mentre intona (oh, insomma, cosa dovrei dire? prova ad intonare? poi, la premiata ditta Graziella-Platinottera si arrabbia) la parola “cuore”, tocca con le sue amabili ditine il cuoricino di Marco Carta. Lo guarda, mentre sta blaterando, senza sapere di cosa sta parlando, di bellezza e d’altre simpatiche cose.

L’effetto è da una parte esilarante, come quando la Bonanno (sempre lei, ammazza!) si mette davanti a Jurman e gli grida, stonando peraltro: “You won’t stop me now!” (chissà poi se l’ha capito cosa ha detto, perché, se voleva chiedergli il numero per uscire una di queste sere, ha preso proprio un bel granchio). Dall’altra, è toccante, come se… come se davvero lei ci tenesse al suo corregionale.

Ovviamente, la redazione è intervenuta subito su tutte le agenzie stampa per affermare serenamente che: “tra i due c’è un’amicizia forte”, come a dire: “i nostri ragazzi non fanno sesso tra di loro neppure sotto tortura”. Ma questa volta, ahimé, s’è intuito qualcosa di profondamente potente.

Simonetta e Marco erano qualcosa più che amici. Altro che “quante risate insieme”, altro che “mi dispiace tanto di averla votata” (le dichiarazioni, leggermente deliranti del Carta dopo il fattaccio). C’è stato del tenero, forse c’è ancora del tenero tra i due.

E adesso come facciamo? Come dobbiamo dirlo a Luca e a Chicco? E come potranno raccontarlo Luca e Chicco ad un’intera generazione di marchine, marcolinette, cartucce etc.?

Ah, come non vorrei essere nei loro panni…

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