Contro tutti i pronostici, mentre in una felice serata i blù facevano man bassa di punti, nonostante la Celentano, esce tra lo stupore generale il mitico Giuseppe Salsetta – l’uomo che ha dato un’altra interpretazione a tutti i vocaboli della musica, facendola divenire da arte dei suoni ad arte delle mossette e delle faccine felici.

Come un personaggio da emoticons, il sempreverde Salsetta era solito, fin dai suoi esordi infelici nella scuola di “Amici”, trasformare in salsetta tutte le canzoni che gli capitava di dover “interpretare”, un parolone grosso visto il contesto. Non ha fatto eccezione l’ultima sua serata nella scuola, quando con il pubblico a casa che cercava in fretta e furia due tapponi per le orecchie si è divertito a trasfigurare “Certe notti” in un’incerta mescolanza tra il melodico napoletano e il punk irlandese di fine Settecento.

Ne è venuta fuori un’atroce versione, degna di un Ligabue diventato improvvisamente afono e preda di delirium tremens. Qualcuno vi ha visto la malinconia, qualcun’altra (ancora una volta) vi ha trovato, tanto per trovare qualcosa, il cuore. Il problema era che volendo in quella interpretazione si potevano trovare i pomodori, le bietole sarde, il formaggio pecorino e perfino un tocco di uva sultanina. Insomma, c’era un po’ di tutto – tranne che la musica.

Le salsettare, o salsettine, piangeranno stanotte le calde lacrime delle fan diventate improvvisamente orfane del loro beniamino. Le poverine si potranno consolare con le foto osé che il simpatico cantante ha fatto uscire, prima che finisse ad “Amici”, su un sito di incontri piuttosto famoso.

Il personaggio-Salsetta, dunque, sembra nascere da lontano, fin da prima che l’ex idraulico si trasformasse magicamente in cantante. C’è dietro Giuseppe una meravigliosa macchina da guerra internautica, oltre che una simpatica, a suo modo, tattica, stanotte sgretolata in un attimo dalla brutta serata dei bianchi, compresa la sua stessa performance. L’idea era quella di accreditarsi prima come personaggio che come cantante: far breccia nel cuore delle ragazzine con pose da gentiluomo, sguardi da cucciolone-dududù-dadadà, occhio lacrimevole e gesti inequivocabili, da guitto di periferia.

Nato per essere vittima sacrificale, Giuseppe trovava forza prima nello scontro titanico con l’altra grande incompiuta della scuola – Pasqualino, soprannominato il Ricky Martin dei poveri. Poi, quando improvvisamente scopriva d’essere fedele amico del Pasqualino ritrovato, solo perché aveva la fortuna di capitare con lui in squadra, dopo averlo contestato per tutto un anno, e soprattutto davanti alle telecamere, capendo che doveva trovarsi un altro nemico da mettere in cattiva luce, prendeva Marco Carta e ci si buttava a corpo morto.

Da quel momento in avanti, Giuseppe, che prima s’era annichilito nella sfida eterna con il verace Napoletano, perdendo sempre e comunque perché tra i due Pasqualino era quello che stonava di meno, si è annullato nell’assurda competizione con il Sardo, che gli è tanto davanti per talento che non è neppure possibile un confronto.

Non avesse mai adottato una talmente tanto cattiva tattica, forse stanotte saremmo a celebrare l’uscita del suo compagno di squadra. Ma ognuno paga le sue scelte e deve affrontare le proprie responsabilità. Giuseppe ha provato a giocare la carta dell’incompreso, di quello che ci restava male per le prese in giro, della vittima inconsolabile del rio mondo e della sozza squadra blù. E’ stato un teatrino divertente, ma così scoperto che perfino la Mari e Garrison non ci hanno creduto nemmeno per un attimo.

Ma Giuseppe è fatto così. Teatrale e fintamente finto fino in fondo, fino alle sue ultime parole strappalacrime, quando ringrazia tutti (“anche Luca Jurman”, come se quest’ultimo fosse un appestato) perché “s’è riaccesa una luce per me”.

Chissà, forse è quella dello specchio in bagno.

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