Beppe Vessicchio lo scorso sabato s’è lanciato in una difesa appassionata di Grazia Di Michele, sostenendo che lei, essendo insegnante, può permettersi di giudicare i suoi allievi, anzi è tenuta a farlo, mentre gli allievi non possono, o comunque non dovrebbero, giudicare i loro insegnanti.

Vessicchio, che è un uomo di grande professionalità e di qualità umane, ha ragione. O perlomeno avrebbe ragione, se fossimo nel migliore dei mondi possibili, quello nel quale chi insegna è sempre dotato di qualità umane e psicologiche fortissime e di autorità morale. Purtroppo, nel caso, non ci siamo proprio.

Per un anno, la Di Michele ha tormentato un cantante che non voleva aiutare a vincere nel confronto con Angelucci. Max Orsi, poverino, è quasi scomparso dalla scena catodica, così com’è avvenuto per Karima Ammar, benché e l’uno e l’altra fossero decisamente più dotati e talentuosi di Federico, tanto che, quando quest’ultimo cantava e imbroccava una nota, bisognava poi andare ad accendere un cero alla Madonna della Guardia come ringraziamento del miracolo.

 

Su quali basi la Di Michele insultava Max? Nessuna. Non c’era nessun motivo per metterlo alla berlina e fargli passare le pene dell’inferno, com’è successo invece, senza che nessuno intervenisse a fermarla. Probabilmente, ci fosse stato qualcuno a sistemarla al suo posto, o che perlomeno facesse da contraltare ai suoi giudizi non sempre pertinenti, Max non avrebbe dovuto subire quello che ha subito e ora, forse, avrebbe vinto lui il programma, com’era più giusto, visto il suo indubbio talento.

Ricorderò per sempre la simpatica Di Michele chiedere a Orsi, che aveva cantato perfettamente una canzone di Zucchero, cosa significasse il testo, insistendo con caparbietà e ostinazione, fino a far cedere il cantante, fino a farlo vergognare di aver cantato bene e di avere più talento del ragazzo che lei sponsorizzava.

Chiederei a Vessicchio dov’era quel giorno, o se si era turato le orecchie, o se serve ricordare che si deve usare educazione solo quando c’è di mezzo qualcuno che fa la tua professione, o è un tuo collega per qualche ragione.

Se la squadra blù è andata oltre i limiti – ricorderei a Vessicchio e ad altri – è stato, in primo luogo, perché qualcuno ha chiesto loro di esprimere un giudizio sulla poco felice performance della Di Michele. In secondo luogo, i tre cantanti blù hanno solo ironicamente proposto lo stesso infelice giudizio della Di Michele su di loro: nel caso, sarà sembrato molto cinico, solo perché effettivamente i giudizi proposti – poco intonata, calante, monocromatica – erano, per caso, molto calzanti per la poverissima interpretazione della cantante.

Chi vuole essere rispettato, rispetti prima gli altri. Chi invoca l’educazione, la usi per primo, sia nei confronti dei propri allievi, sia nei confronti dei propri colleghi.

In terzo luogo, vorrei dirLe, maestro Vessicchio, che siamo ormai in tanti a ritenere che la Di Michele sia del tutto fuori luogo nella scuola di “Amici”: non permetteremo, per quanto possiamo, che spadroneggi, dileggi, derida dall’alto del suo pulpito, come se fosse il Papa ex cathedra. Abbiamo già sopportato abbastanza i suoi modi non franchi, non cordiali, ma ineducati e al limite dell’insulto. Abbiamo già sopportato fin troppo i suoi giudizi non divertiti, ma assurdi e assolutamente di parte.

Immagino che sia umano avere più simpatie per qualcuno che per qualcun altro, ma non riconoscere il talento o la buona performance di un ragazzo neppure per un momento, neppure quando c’è da farlo, neppure quando è lampante, neppure quando rientrerebbe nella deontologia di un docente non è serio, non è corretto, non è più sopportabile da parte di chi guarda il programma.

Marco, Marta e Cassandra saranno quel che saranno – imprecisi, non in tempo, perfino stonati. Ma non riconoscere loro, quando cantano e cantano bene, i loro meriti è altrettanto “impreciso”, “non in tempo”, “perfino stonato”. Bisognerebbe, poi, che si riconoscesse, quando si è veri professionisti, di aver sbagliato. La Di Michele non ha la sfera di cristallo, a quanto pare, e non è in grado, neppure lei, di immaginare i progressi di un cantante. Ora come ora, dovrebbe, con la serenità di chi è al di sopra delle beghe interclasse, rinunciare a questo odioso ruolo di censore dei blù e riconoscere, come tutti noi ascoltatori riconosciamo, che grazie a Jurman hanno fatto passi avanti da gigante.

Abbiamo tanta nostalgia di Luca Pitteri, che trasformava i cantanti e li migliorava. Quello era un insegnante vero, che rendeva possibili i sogni dei ragazzi – non li mortificava, ma li aiutava nella loro crescita e quando dava un giudizio lo faceva avvedutamente, senza farsi guidare dall’antipatia o dalla simpatia. Abbiamo nostalgia di una scuola dove davvero si imparava e non dove, al massimo, si viene restituiti al mondo del lavoro esattamente come ci si è entrati, più o meno con gli stessi difetti.

P.S. La Di Michele, sabato scorso, sostiene: “Non per questo lo caccio da una scuola, non mando diffide, non caccio nessuno”, riferendosi a Marco. A tutti noi spettatori di “Amici” è sembrato che a inizio anno scolastico la Di Michele abbia chiesto alla commissione intera di cacciare Carta dalla scuola. Eravamo presenti – seppure in differita. Marco, infatti, s’è anche tolto la maglietta per indossarne una senza il logo di “Amici”. E’ stato abbracciato dai suoi compagni e li ha salutati. Forse, eravamo su “Candid Camera” o su “Scherzi a parte”.

Certo che la lingua italiana può essere stravolta e pervertita nei modi più assurdi.

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