Pasqualino è talmente anonimo che, probabilmente, in finale è arrivato al suo posto Jancu e nessuno se n’è accorto. Non mi sorprenderei a vederlo fare le cose migliori in recitazione o in danza, dove forse riesce ad esprimersi in un modo più consono al suo essere profondo.

Non a caso tra le sue perfomance migliori ad “Amici” è sicuramente la parte del protagonista nel musical dedicato a “In & Out”. Nei panni del professore gay che sta per sposarsi e che per essere un vero uomo decide di usare perfino un nastro registrato che gli suggerisca le mosse da fare e quelle da evitare, Pasqualino ha vissuto la sua migliore metamorfosi, quella più realistica, quella più sentita.

 

 

Meno apprezzabili, invece, gli incerti tentativi di parodia, soprattutto perché non sostenuti da uno sforzo di fantasia sempre all’altezza. Quando si imita, o lo si fa sempre con una nuova trovata, oppure è meglio lasciar perdere, soprattutto quando i tormentoni arrivano prima all’usura che il resto del personaggio stesso.

Certo, è da osservare che senza questa metamorfosi comica della propria maschera tragica Pasqualino non sarebbe mai arrivato in finale. I professori lo esaltano, sull’onda di questo effimero successo, arrivando perfino a dire che su di lui si può puntare nel futuro, senza pensare che fuori dalla scuola il Maione non potrà imitare nessuno, senza far ridere i polli, visto il suo incerto talento.

Quanto ad essere cantante, Janculino lo è proprio il minimo indispensabile. Scivola via, nei suoi due minuti, come una platessa che aspetta di diventare filetto in scatola. Non gli difetta l’intonazione, che pure non è perfetta come ci fanno intendere, ma manca di tutto il resto – in particolare dell’emozione, del calore umano. E’ troppo freddo per impressionare, troppo insulso per lasciare un’impronta qualunque.

Non c’è brivido nel suo porsi sul palco, tutto diventa meccanico, automatico, come se stesse cantando un inutile computer, con la sua voce metallica. Il ritmo pure appare corretto, mentre in realtà il brano sta acquistando una dinamica da ballata country. Tutto, proprio tutto quanto il Maione canta diventa insulsamente uguale – da Gigliola Cinquetti a Rita Pavone, dagli U2 a Britney Spears, tutto si assomiglia, diviene la solita inutile pasta musicale, vecchia di cinquant’anni, arida di sentimento.

Non a caso per emergere non bastava la propria personalità, ma ce ne volevano molteplici altre (Jurman, Jancu, Marta Rossi, Garrison perfino).

Perfettamente intonata alla sua voce senz’anima, è la canzone inedita che gli tocca cantare, “Start”, i cui versi migliori dicono così: “Ma riesco ancora/ a leggere il giornale e andare in bagno/ contemporaneamente/ che è anche più importante”. Sì, è davvero più importante.

 

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