Oggi è una giornata triste per il mondo della televisione. Se n’è andato, ma era sofferente da tempo, uno dei miti della tv di tutti i tempi, Gianfranco Funari.

Uomo ruvido, difficile, ma con punte di tenerezza straordinarie, era capace di tutto: cacciato dalla Rai come da Mediaset; vicino a Berlusconi, ma anche da lui lontano quando non riuscivano ad andare d’accordo; amico e nemico della sinistra, cui era andato a spiegare come funzionavano le tangenti in una Festa dell’Unità, dove era stato invitato come ospite e aveva fatto, invece, a modo suo, l’intrattenitore.

 

 

Funari era cresciuto nel mondo del cabaret, cui tornava saltuariamente, per trovare respiro e forza. I suoi tempi comici, esportati in televisione, erano perfetti: mai una sbavatura, mai una pausa imbroccata male. Si muoveva sul palcoscenico con l’agilità di un felino, che sa dove andare non perché ha studiato, ma perché ha in se stesso l’istinto naturale, perfino quando si trascinava, a modo suo, con un bastone arrivato troppo presto a togliergli la serenità.

Funari era così, pieno di contraddizioni, esplosivo, divertente: lo ricordo ancora nelle ultime puntate di “Mezzogiorno è”, da dove sarebbe stato cacciato per aver invitato un politico sgradito ai vertici Rai, quando stravolgeva la scaletta, urlava a squarciagola, si sbracciava divertendosi, perché intanto sapeva che la trasmissione non sarebbe stata riproposta, perché aveva dato fastidio, come sempre gli succedeva. Era insieme al direttore d’orchestra Dino Siani, alla bravissima Marisa Rampin, ad Alberto Tagliati, che è stato uno degli uomini più intelligenti che siano mai apparsi in tv (ed è questo un merito straordinario di Funari).

Fuggiva da una parte all’altra dello studio, con i suoi compagni di tv a corrergli dietro. Intanto, da una porticina entrava Ofelia, la meravigliosa cantante dai capelli grigi che mai aveva cantato in pubblico, perché le veniva la tremarella e quindi non poteva fare due pezzi di seguito.

Questo era Funari: si potrebbe parlare per ore del suo impegno politico, delle sue denunce da tutti gli schermi televisivi, dalla Rai alle emittenti private del circuito Odeon, ma tutto era da lui gestito con la guasconeria di un uomo che ancora giocava, perfino con la sua stessa vita, quando, tanto per fare un esempio, continuò a fumare, anche se gli era stato sconsigliato vivamente.

Ma la vita doveva bussare un’altra volta anche al Funari malato, che si riprese tanto da fare una rentrée su Italia 7, dove il suo programma quotidiano era stato fermato per via della sua malferma salute: le telecamere in quell’occasione registrarono la sua uscita dall’ospedale, pallido, dimagrito, ma ancora lui, con la sua stessa energia, con quella forza d’animo che anche quest’oggi vorremmo rimanesse il suo biglietto da visita, il suo marchio di fabbrica, la sua cifra senza tempo.

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