Oggi è il mio compleanno. Esco dal tracciato solito di questo blog tanto fortunato (molto più di me che lo scrivo) per farmi un regalo, per celebrare la giornata più triste che io possa apprezzare, incollato alla mia stanza, diviso dal mondo, con davanti il coraggio di toccare i tasti del mio pc.

Mi sento diverso, fortunatamente, rispetto a un anno fa e apprezzo i cambiamenti. Sono più rilassato, me la prendo di meno, fortunatamente. Sono diventato più maturo, anche se la strada non sembra voler finire. E neppure avrei voluto trasformarmi in un piccolo borghese che guarda ai sogni di bimbo col distacco di chi voleva scrivere romanzi per vivere e alla fine s’è adattato a parlare della De Filippi e di Marco Carta.

Oggi ripenso a quel ragazzino che usciva dal liceo e sognava. Sognava di amori puri, che non avrebbe avuto, o di avventure straordinarie del pensiero, che forse ha avuto, ma oggi neppure se ne ricorda. E gli inseguimenti, le cadute, le risalite sì, ci sono stati, e forse in tutto questo girovagare, come ho detto altrove, starà pure il senso della vita, non solo della mia.

E, se archiviamo i grandi quesiti sul significato del dolore e della gioia, se crediamo che ci sia un valore nel non-valore, o un ordine nel caos, allora non ci resta molto altro, se non sperare nella serenità, in una vita senz’alti e bassi, in un continuum al quale abituarsi, anche senza saltare su una cometa, come ha fatto il capitano Kirk, in un non so quale episodio di Star Trek.

E allora dovrei essere insoddisfatto dell’assenza di spigoli? o della contemporanea assenza di persone nella mia vita? Ce ne sono fin troppe, a voler ben guardare. E poi, come mi ha ricordato un’amica alla quale non posso che esprimere ancora oggi tutto il mio affetto, io sono uomo da pochi amici. Non sono un pr di discoteca, insomma.

Piuttosto mi sono inventato il ruolo di buttafuori. Eppure, se arrivasse la persona giusta, beh, ora come ora, nonostante il mio infelice finora destino amoroso, sono tornato sicuro del fatto che la accoglierei nel modo giusto.

Il problema è che ancora non la si vede neppure profilarsi, tra i pezzi di una vita che non c’è.