Sandra Mondaini e Raimondo Vianello hanno dato l’addio alle scene con un film per la tv, “Crociera Vianello”, una produzione quasi faraonica, una scrittura al solito giocata sul filo dell’equivoco, della battuta all’inglese, qualche volta con sprazzi di comicità plautina, come la gag peraltro riuscitissima con Vianello che dorme fuori dalla sua cabina, costretto alla convivenza con un marinaio che russa terribilmente e sua moglie che pensa che sia lui a russare, anche quando lui è perfettamente sveglio.

E così, proprio sui ponti di una grande nave, alla ricerca del padre biologico di un bambino sfortunato, per via di una madre un po’ troppo leggera nelle sue scelte sessuali (Tosca D’Aquino), si consuma tra frizzi e lazzi l’ultima puntata di uno show durato una vita, divisa tra Rai e Mediaset, tra le grandi produzioni del sabato sera e i programmi quotidiani, sempre giocata sull’orlo di un sorriso, come una sfida alla incoerenza di un mondo che nel frattempo è cambiato, ma continua a doversi inchinare davanti all’eleganza di questa coppia.

Parlare di loro è, per me, parlare di come sono cresciuto. Vianello e la Mondaini fanno parte, terribilmente, forse, senza che loro lo sappiano davvero, della mia vita, profondamente, come un modello di arte drammatica e comica di livello straordinario, inequivocabilmente lontano da tanta guitteria cui la televisione e il teatro ci hanno abituato.

Parlare di loro significa ricordare in primo luogo che nessuno può ereditare il loro posto nel panorama desolante (perlomeno spesso) dello spettacolo italiano. Chi potrebbe prendere il posto di chi, per la prima volta, ha portato le telecamere a riprendere le quinte di uno show? Chi potrebbe prendere il posto di chi ha scelto di portare la propria vita, deformandola volutamente, sulle scene, quasi in anticipo rispetto ai reality?

Da Tante scuse a Zig Zag, Vianello e la Mondaini sono stati sempre in anticipo rispetto ai tempi, costruendo monumenti alla loro memoria, probabilmente senza neppure volerlo, anzi forse neppure credendoci più di tanto. Eppure, con la loro sola presenza, i due hanno concesso il loro marchio a tante idee che ora come ora tardi epigoni, molto meno intelligenti, hanno voluto contrabbandare come novità.

Chi ricorda il gioco delle cinque definizioni che chiudeva le puntate settimanali di Zig Zag, forse avrà notato la somiglianza con la ghigliottina che ha fatto la fortuna di Amadeus e ora di Carlo Conti. Chi ha in mente le corse matte e disperate del gioco dei contenitori, forse vi vedrà l’elegante papà di certe esibizioni della Talpa. Il genere della sit com, invece, è inaugurato proprio da Casa Vianello: le altre produzioni le devono così tanto che forse non sarebbero neppure esistite, senza quella autorialità di livello che a Vianello soprattutto viene dal contatto costante, nella sua carriera, con il mondo della rivista e del teatro.

Senza questa coppia, che tante traversie ha dovuto affrontare, non ultime quelle della salute balbettante di entrambi, la nostra vita sarebbe stata diversa. Che oggi vogliano andarsene, in punta di piedi, con un altro sorriso, con un’altra battuta, con l’ironia che coglie perfino i grandi temi della vita e della morte, è un dolore per tutti coloro che amano tutto ciò che è bello.

Arrivederci, Sandra e Raimondo. Senza di voi, la vita sarà un po’ più “che noia, che barba, che barba, che noia”.

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