Pamela, ahimé, è uscita tra le lacrime in questa splendida giornata per la musica. Poverina, sarebbe stata perfetta per il reality: una come lei ci avrebbe regalato magici momenti di ostinata pervicacia, dei quali purtroppo potremo godere solo con Martina.

Pamela era davvero straordinaria: una vera maschera della commedia del Cinquecento, o forse perfino plautina o aristofanesca. Senza volerlo, era la quintessenza della ingenuità elevata a sistema, della stupidera di chi ha fatto, con difficoltà, la prima asilo e poi ha lasciato la scuola, perché si sente già “pronta per la vita”.

Lo sguardo acuto come un angolo convesso, nei suoi occhi passava, chissà, un lampo di intelligenza ogni qual volta capiva, con difficoltà, che qualcuno le stava facendo due o tre complimenti. Naturalmente, chi poteva spingersi fino a tanto, a immaginare vita umana su Marte, come capacità di comprensione in un cervello diventato ottuso grazie allo scarso lavorio impostogli in tanti anni? Fabrizio Palma, naturally.

Peccato che la poverina sia stata eliminata: con Fabrizio ci avrebbe regalato deliziosi siparietti, tipo i fratelli De Rege, o Totò e Peppino a Milano. Magari Palma poteva anche scrivere lui stesso la letterina, sempre che sia in grado di tenere in mano una matita, avendo (chissà, forse) il pollice opponibile.

E così, il pubblico sovrano ci ha tolto un motivo di simpatica giovialità. Non potremo più ammirare lo sguardo scimmiesco della Scarponi, non potremo più ascoltare la sua gentile voce romanescata sistemare alla bell’e meglio quelle tre-quattro parole che le servivano per comunicare con l’esterno (mangiare, bere, dormire, tutti rigorosamente non coniugati, ai quali s’era aggiunto, purtroppo, cantare). Come faremo, davvero, come faremo.

Ci sentiamo tutti più tristi, ora che Pamela è uscita. Finché c’era lei, potevamo pensare quasi quasi di essere Einstein.

Advertisements