L’invidia è una gran brutta bestia. Così deve aver pensato perfino la Scalise, l’altra sera, quando cercava di attaccarsi a tutto ciò che Jurman diceva per poterlo trovare in fallo (ah, quanto le sarebbe piaciuto!). Probabilmente, mentre si arrampicava sugli specchi, sostenuta (o appesantita) da quel carico massimo di Platinette, che intanto rievocava i fasti dei suoi giovanili ardori davanti ai ballerini di Ezralov, anche lei si sarà detta: ma che ci sto a fare? Ma cosa sto dicendo?

Purtroppo per lei (e anche per la/il/lo/gli/le Platinette), il copione del serale sembra già scritto, e scritto per metterle (o metterli, fate un po’ voi) in continua difficoltà.

Non è bastato insistere sull’unica breccia dello Jurman senza macchia – la fragilità o la voglia di protagonismo di Alessandra, che, presa da isterie senza senso, peraltro, si sveglia male un giorno e quello successivo pure. La Gabriellina, che, in effetti, chiamata così sembrerebbe essere più adatta alla “Prova del Cuoco” a fare la pasta frisé con Anna Moroni (almeno le farebbe lavare le mani, tesoro), non s’è lasciata sfuggire niente: neppure la reprimenda perché Jurman, oh Numi!, non le rivolge la parola.

Poi, ha aggiunto che durante le sue lezioni Egli (e uso la maiuscola, perché non ne posso fare a meno) usa termini tecnici che ignora, ha costretto con la lupara Vessicchio a sostenere che Jurman non sarebbe stato in grado di far scaldare la voce alla Amoroso dalla gola secca, infine ha messo di mezzo foniatri, tecnici del suono e pure una sua lontana zia di Abbiategrasso (la quale, tra l’altro, è poco benvoluta da tutto il paese perché si lava poco) per dimostrare che Jurman è cattivo, brutto, non si lava le orecchie, rutta rumorosamente e non parliamo dei capelli spettinati.

Povera Scalise. Poverina. Sembra la versione sbiadita della Grazia furiosa dell’anno scorso: com’era bella invece lei quando alzava il ciglio e poi fulminava qualcuno a caso (Marco Carta), incenerendolo, o perlomeno cercando di farlo (grazie alla Provvidenza, non c’è riuscita). Sembra la versione dimagrita e con meno tic di Fabrizione Palma, che ormai si muove a sussulti, visto che non riesce neppure a stare fermo sul cadreghino tanto è percorso da brividi elettrici ogniqualvolta si sente echeggiare il nome di Jurman.

Ma, dico io, che ci volete fare se Jurman ha più talento di voi, sceglie meglio i cantanti, li prepara meglio, ne fa dei professionisti, mentre voi, al massimo, potete insegnare ai vostri accoliti a fare la bagna cauda? L’unico consiglio che vi si può dare è quello di prepararla per Platinette, che intanto, anche se non viene bene, si trangugia qualsiasi cosa, perfino un Luca Napolitano che canta in inglese e sembra, piuttosto, incidere le carni di un povero gatto con un coltello arrugginito.

Certo, né Platinette né la Scalise hanno il dono dell’imprevedibilità. Si può ipotizzare che, così come hanno iniziato, continueranno fino alla finale, quando il loro protetto sarà andato a gambe all’aria, finendo triturato da un semplice ritornello, tipo “Happy birthday to you”. Così è facile immaginare che sentiremo per diverse puntate lo scontato ritornello della dieta imposta ai cantanti jurmaniani (“l’insalata a foglia larga” ha già popolato i nostri incubi di spettatori, un po’ come la sagra della zucca fritta con cui si voleva impiccare Max Orsi).

Per ora, si faccia notare a Scalise-Di Michele-Platinette-Palma che i loro fenomeni musicali, tanto ricchi di capacità interpretativa, sono stati sotterrati dall’insuccesso, uno dopo l’altro. Si aggiunga che, se non fosse stato per quel diavolaccio di Jurman, un astro nascente come quello di Marco Carta sarebbe stato sepolto dalle loro inutili critiche preconcette, visto che i loro giudizi trasudano altro che obiettività.

E tutto, perché, come ha confessato la Gabriellina indifesa, “Jurman non mi saluta”. Povera donna, si vede che ha aggiunto anche questo alla serie di due di picche che costelleranno la sua vita sentimentale.

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