Vedendo la puntata di questa sera di X-Factor, mi è venuto spontaneo immaginare cosa stesse pensando Mara Maionchi. Com’è noto, infatti, io e Mara abbiamo idee musicali alquanto simili. Il post che segue, dunque, è un tentativo di recuperare ciò che la discografica vorrebbe dire, ma non dice, perché la tv la inibisce nelle sue esternazioni, tanto che al massimo le escono nugoli di improperi e parolacce. Ah, i lacci e i lacciuoli della tv di stato. Tutta colpa loro.

Quest’anno, del resto, parlare di X-Factor è leggermente meno sparare sulla crocerossa: a parte qualche errore (il gruppo che non funziona perché non sa neppure cosa siano le sette note, o il fanciullo agganciato perché sembra abbastanza figo e piacione), il cast di quest’anno, seppure non straordinario, è però certamente migliore di quello dell’anno scorso, là dove imperavano simpatici raccomandati, soprattutto nella zona-Maionchi, peraltro.

Sisters of Soul “Rosso relativo”: hanno l’ingrato (per i telespettatori) compito di iniziare. Tiziano Ferro avrà avuto un piccolo mancamento a sentirle cantare. Hanno azzeccato qualche nota ogni tanto, così per gradire. Sfiatate, terribili, una vera débacle. In alcuni momenti la ragazzina di colore al centro era talmente calante da far impallidire Pasqualino Maione. L’abito e la coreografia erano l’unica cosa decente di tutta la loro “interpretazione”. Altro è, invece, inchiodarle alle loro preferenze, come fa la Ventura, insistendo su elementi della performance non concernenti la musicalità. VOTO: 2.

Enrico Mordio “Don’t leave me this way”: come prendere il tuo elemento potenzialmente migliore e farlo fuori in tre minuti. Tutta la seconda parte della canzone finisce gridata, distrutta, complice la condizione di salute non perfetta del bravo Enrico. Forse, era il caso, tenendo presente la situazione, di dargli una canzone meno impegnativa sul registro acuto, ma tant’è. Del resto, i giudici di X-Factor sono facili a snaturare i cantanti che sono da loro gestiti: la parola d’ordine è cambiare, mutare, modificare. Ma Mordio è adatto a fare il ballerino? No, e soprattutto non è neppure necessario. Barry White riusciva a cantare, e splendidamente, nonostante il suo fisico. Mordio deve fare quel che sa fare. Stasera era impacciato e ingessato: muoversi cantando non significa sempre seguire una coreografia. X-Factor non è un musical, è un programma televisivo. VOTO: 5.

Ambra Marie Facchetti “Because the night”: straordinaria, nonostante un ritornello troppo tirato e “ammiccante” (tanto per citare una terminologia amiciana). All’inizio, ha fatto vedere le cose migliori. Si perde un po’, ma gli applausi che le arrivano sono tutti meritatissimi. VOTO: 7+.

Bastard Sons of Dioniso “I just can’t get enough”: precisi nell’intonazione, a parte qualche passaggio da solista venuto poco bene, il gruppo trentino ha dalla sua un’immagine vivace. Non si capisce come mai debbano essere infilati in una girandola di lampi fastidiosi. L’amalgama, soprattutto nella seconda parte dell’esibizione, viene a mancare. VOTO: 6 1/2.

Elisa Rossi “Out here on my own”: poca convinzione per una canzone che deve essere cantata a tutta voce e che è un inno alla solitudine. Non c’è nella voce di Elisa quella piccola,vaga disperazione che Nikka Costa metteva nella sua versione. Qualche imprecisione ritmica all’inizio, rispetto agli altri finisce meglio di come abbia iniziato. Tuttavia, citare Billie Holliday per fare un confronto, come ha fatto Morgan, è sinceramente esagerato. La Rossi non ha proprio niente a che fare con quella che era una voce potente, di nerbo. VOTO: 6+.

Daniele Magro “Think”: troppo movimento, il che nuoce, soprattutto all’inizio, alla perfetta intonazione. Molto bravo, quando invece si ferma. Era vestito meglio, visto che tanto se ne parla a suo riguardo, nella prima puntata: stavolta la giacca cortissima e piccola gli sta davvero male. Gracchia un po’ troppo e l’interpretazione complessiva non è all’altezza della prima. In qualche punto, appare troppo freddo, così come sostiene Morgan “stretto”. VOTO: 8-.

Giacomo Salvietti “Io vagabondo”: anche qui la scelta del giudice è stata poco appropriata. Come può un ragazzino interpretare in modo persuasivo una canzone tanto impegnativa? Prova a fare, senza riuscirci, il Cremonini, ma prende pochissime note. Quando mette volume strafacendo, gli riesce solo di fare brutte figure a ripetizione, anche se, per onore della verità, massacra questa canzone molto meno della precedente. VOTO: 3 1/2.

Matteo Becucci “I should have known better”: fa anche il traduttore, visto che Morgan lo obbliga. La base non lo sostiene a sufficienza, tanto che sembra mancare di qualcosa. Ma la voce è potente, generosa, precisa. Matteo è sicuramente uno dei cantanti più completi e versatile di tutto X-Factor. Potrebbe cantare anche l’elenco telefonico. VOTO: 8.

Farias “Oje como va”: anche se non sono particolarmente nuovi alla tv, si muovono ancora come principianti. La loro rilettura, in minore, della canzone di Santana, in teoria, doveva essere più facile che la precedente “Bocca di rosa”. Invece, è stata noiosissima: troppe percussioni, poche armonizzazioni riuscite, perfino qualche sbavatura nella intonazione. Non hanno emozionato né trascinato. E’ un peccato che queste belle voci latine siano così sacrificate. Anche il tentativo, nato male, di farli diventare pop star internazionali non pare particolarmente riuscito. Forse, è meglio che tornino alla loro normalità. VOTO: 6.

Serena Abrami “Anche un uomo”: intensa, intensissima. Forse è la cantante di maggiore talento di tutta questa edizione. Meno felice la scelta della canzone, che una volta interpretata da Mina non può essere naturalmente migliorata. Un filo di voce, quasi arrocata, che piacevolmente si emoziona e fa emozionare. Serena (nomen omen) ha un sorriso disarmante, quasi un’arma in più. Chi la definisce fredda lo fa per pura invidia: c’è una tale tranquillità in lei che niente potrebbe scalfirla, perlomeno in apparenza. Vive la canzone perfettamente, adattando il proprio mood. VOTO: 9.

Noemi Scopelliti “Alba chiara”: riesce benissimo la contaminazione soul del “cantautore” Vasco Rossi. Noemi vi si muove con agilità, piacevolmente divertita, convincente. Ma il merito non è tanto della sua voce, quanto della bravura di Morgan, che ha riscritto il capolavoro, ma l’ha fatto meravigliosamente. VOTO: 9.