La seconda puntata del serale di Amici 8 si chiude con due sorprese: la prima è la vittoria, non pronosticabile, dei Bianchi, che, in effetti, hanno inseguito i Blù per tutta la durata della trasmissione (poi, chissà come mai, riescono a vincere: potenza del televoto o un amabile scherzo di Chicco Sfondrini?); la seconda è che la commissione, cui stavolta il pubblico grida apertamente: “buffoni buffoni”, salva la Stradaioli e getta nel dimenticatoio la povera Caracciolo, rea, forse, di aver scelto un profilo molto basso per tutta la durata del serale.

Andreina è una ragazza dai mille volti: chi poteva aspettarsi, in finale, da lei qualche velenosa affermazione, si sarà dovuto ricredere. Con un sorriso meraviglioso ed emozionato, la Caracciolo ha salutato con garbo tutta la trasmissione, uscendo in punta di piedi e portandosi dietro il suo talento (per ora) incompreso.

Per essere bella, Andreina ha anche della stoffa. Poco amata all’interno della classe di ballo, dove le sono state preferite un po’ tutte (ad oggi, al lungo elenco, si aggiunge anche la bistrattata Daniela), odiata soprattutto da Steve La Chance, che le rimproverava uno scarso impegno proprio nella sua disciplina, la Caracciolo non ha mai stentato, invece, in classifica, dove ha sempre veleggiato all’ottavo posto, proprio quella posizione che ha mantenuto ancora una volta stasera e che, tuttavia, non le è bastata, seppure per poco, per non essere eliminata.

Del resto, la serata si stava mettendo bene per la sua squadra: le buone performance soprattutto dei cantanti dei Blù sembrava poter mettere la parola fine sulla vittoria, scontatissima, della puntata. Nel finale, in effetti, qualche scricchiolio poteva essersi fatto sentire, soprattutto quando Martina, nel cantare “Piccolo uomo”, aveva steccato l’attacco e buona parte della strofa, per poi perdersi in gigioneggiamenti da attrice hard (del resto, sembra vada di moda in casa Scalise: sarà un modo per irretire Jurman e finalmente ottenere le sue grazie? Immaginiamo, ahimé, che la cosa stia davvero in questi termini…).

C’è voluta Platinette per non riconoscere che la Stavolo s’era lasciata andare a mugolii, per di più stentati: l’opinionista, infatti, ergendosi come le capita sempre a unica esecutrice testamentaria delle volontà di Mia Martini, ha deciso che Martina, pur stonando indecentemente e cantando la parte meno calante come se dovesse vendere un video sexy a cinque euri, era più nella parte di Silvia, solo perché quest’ultima aveva drammatizzato il pezzo, rendendolo tragicamente disperato. Poi, uno rilegge il testo e vi trova altro rispetto alle farneticazioni della Di Michele (niente rimproveri, niente epiteti, ma solo dichiarazioni epiche come “è l’ultima occasione per vivere”; si vede che col tempo le due si sono create un’altra canzone in mente: succede, si capisce, a chi se ne intende poco).

Ma tant’è. Sembrava che, nonostante questo bello scivolone, i Blù potessero passare indenni dalle forche caudine della eliminazione. Il loro musical, d’altra parte, pareva all’ascolto meno raffazzonato di quello dei Bianchi, i quali, essendo la parte più rilevante del cantato (tra l’altro, in inglese) lasciata ai due cantautori con l’accento di Oxford (Mario e Luca, come Totò, Peppino e la Malafemmina, per il cui ruolo immagino che ci sia la fila nella scuola), erano stati decisamente peggiori. (Aprendo una parentesi: povera Jennifer a gridare fintamente anelante verso Luca, che, da par suo, stravolgeva “All you need is love” – certe cose, però, non dovrebbero essere permesse per legge!).

E, invece, accade l’incroyable: a quel punto, la Stradaioli si alza, sicura vittima sacrificale. Mentre Maria conta i voti, lei lancia baci al suo unico ammiratore nascosto. Il tutto si svolge in una atmosfera da tregenda. Sono tutti pronti a leggere il finale della Daniela furiosa e troppo rotonda.

E, invece, si ripete la sorpresona: Daniela, ancora leggera e limpida nella sua parte di Trilly, si guarda intorno con lo sguardo di chi dice: “mi sa che l’ho svangata anche stavolta”. Un brivido percorre, invece, tutti gli altri Blù, soprattutto Pedro, che si sente talmente piccolo (del resto, lo è) che guarda con ansioso occhio verso la commissione, in particolare, si crede, verso i due professori di recitazione che, mai stanchi di fare cavolate, hanno deciso di latinizzare Peter Pan per fargli fare il ruolo di primo piano.

Ah, o tempora o mores. E, così, Andreina, chiamata al centro del palco, con la coscienza di non essere simpatica a nessuno, nonostante il suo talento, già era pronta a fare le valigie. Probabilmente, ha rivisto in un attimo tutta la sua avventura amiciana: i litigi con Steve, l’eliminazione nell’ultima sfida, il fatto d’essere stata salvata grazie alle alchimie del ripescaggio, il serale conquistato con i denti e, alla fine, la coscienza di aver fatto del proprio meglio.

Quel sorriso che le si stampa negli occhi prima ancora che sulla bocca, però, racconta di altro: racconta non di delusione, quanto di sollievo, come se una brutta favola fosse finita e potesse cominciare qualcos’altro, di molto meglio.

Lo speriamo, tutti, per lei.

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