I cantanti non devono essere intonati. Piuttosto devono essere belli fighi fotomodelli. Parola di Simona Ventura. Wow. Ha parlato il mio guru assieme a Mara Maionchi. Mi sa che d’ora in avanti, se un cantante prende una stecca, lo vado ad abbracciare e lo copro di baci (spero almeno che sia bello figo fotomodello). Con questa filosofia, avrei dovuto fare sesso con le SOS almeno tre volte. Accidentaccio. Mi sa che loro non ci stanno, però.

Giusto per ritornare ogni tanto serio, mi sembra quasi quasi il caso di riportare le opinioni nel solco della necessità e della logica: un cantante canta. Non mi pare che debba, per essere definito cantante, ballare al suono dell’ukulele, distruggere i timpani dell’avversario, raccontare barzellette, scommettere sui cavalli, giocare a rimpiattino oppure lanciare aquiloni dalla vetta di un monte. E, quando si canta, si seguono, checché ne pensi la mitica SuperSimo, certe regole. E, tanto per gradire, queste regole non sono aria fritta.

Certo, c’è chi le storpia, chi ci gioca contro, ma le conosce: perché per contestare bisogna conoscere e, allora, stonare diventa operazione d’arte. Ma ci riesce uno su un milione, e quel tizio lì non è a X-Factor, checché ne dica la Maionchi o chi per lei.

Qui di seguito la cronaca della quarta puntata di X-Factor:

Sisters of Soul “This love”: era forse meglio che facessero Britney, o forse era meglio che proprio neppure si presentassero. I Maroon 5, grazie al Cielo, non le avranno sentite. Mica sono così pazzi da sintonizzarsi a distanza di chilometri su Rai2. Sfiatate, fallose, non sono un gruppo: sono tre brutte voci soliste, la cui amalgama fa pietà e compassione. Da cacciare a pedate. Ci riusciremo almeno stasera? VOTO: 2 (e dire che sono pure migliorate è una pietosissima bugia pelosa).

Daniele Magro “Tutto quello che un uomo”: da brividi, eccezionale. La canzone è già di per se stessa straordinaria, ma è stata realizzata in un modo completamente nuovo ed originale, che non è possibile definire con le solite categorie. Daniele l’ha interpretata con una personalità spiccata, alla sua maniera. Una occasionale leggerezza nel gestire i fiati all’inizio. VOTO: 9.

Noemi Scopelliti “Extraterrestre”: troppo veloce la realizzazione musicale. In alcuni punti, l’esibizione mancava di chiarezza, mentre il testo, in questo caso, è quasi più fondamentale di altri aspetti. Noemi s’è mossa cercando di non perdere la propria identità, ma senza riuscire stavolta ad andare oltre una misera sufficienza. Nessuna emozione, solo un arido percorso di parole spesso troppo gridate, senza le giuste pause. Stavolta, per Morgan più una sofferenza che un successo. Da un musicista qual è lui, ci si aspetta, forse, sempre troppo. VOTO: 6-.

Bastard Sons of Dioniso “Rock the Casbah”: più precisi del solito, proprio dopo aver confessato di non essersi apprezzati moltissimo dal punto di vista vocale. La performance si chiude con qualche martellata di troppo. Sinceramente, l’eccessiva teatralità è abbastanza ridicola. VOTO: 6 1/2.

Giops “Via con me”: fantastico. Decostruita completamente la ballata di Paolo Conte, Andrea (che ora si chiama Giops) si muove tra rock e punk, con una forza che neppure i Bastard hanno mai messo nelle loro, spesso artefatte, esibizioni. C’è tanta verità in questo ragazzo che si capisce anche come mai sia stato scelto la scorsa serata, invece che la solita vocina adolescenziale o il solito gruppo senz’arte né parte. Giops ha una sua cifra stilistica: può parere esagerato, forse non potrà continuare per tutta una carriera a cantare a questo modo che è talmente sprecone di voce che non può durare. Però, ha avuto, perlomeno questa volta, il pregio assoluto di essere se stesso, di riscrivere un pezzo di storia, farlo diventare musica da baraccone, quasi circense, gridandola, deformandola, con una personalità assurda e nello stesso tempo confondente. Enorme operazione di marketing, forse, ma anche musicalmente convincente. VOTO: 9.

Ambra Marie Facchetti “Call me”: si trova a suo agio nel suo ed è forte (nonostante il kitsch sempre incombente), ma di maniera, quasi, come se stesse raccontando una storia non sua, ma di qualcun altro. C’è come una barriera tra il suo talento e questa canzone. Forse, certi discorsi sul “percorso” non portano fortuna. Certo, ha un talento, ma, per ora, non è uscito sempre con la sua prepotenza. VOTO: 7.

Enrico Nordio “Ordinary world”: Enrico deve salvarsi dal diventare una macchietta. Il suo spirito va bene in un qualsiasi altro programma: qui, deve mantenersi saldo nel ruolo di musicista. In un pezzo difficile e falsettato già dai Duran Duran, non è sembrato sempre a suo agio, al limite della stonatura. Tuttavia, è stato intenso, personale. VOTO: 7 1/2.

Farias “Fragile”: non è la loro canzone, forse questa non è neppure la loro trasmissione. Dispiace dirlo, ma non c’azzeccano niente con Sting. Più lineari rispetto al solito, ma non straordinari: semplici esecutori, con meno incertezze che in altri momenti, ma se questo è il loro meglio forse è davvero auspicabile che ritornino a cantare solo in spagnolo. VOTO: 6.

Serena Abrami “In alto mare”: un po’ sforzata, troppo tirata, anche se nel complesso positiva. Preferisco il suo lato intimista, anche se è sembrata entusiasta della forza della canzone della Berté. VOTO: 7/8.

Matteo Becucci “Mille giorni di te e di me”: non si capisce come mai qualcuno insista a far cantare da seduto anche Matteo. Quando si alza, infatti, riesce ad esibirsi come sa, con la sua forza. Il pezzo, però, sembra fatto con scarsa convinzione, come se fosse un obbligo. Eppure, i mezzi per fare perfino meglio che Baglioni ci sono. VOTO: 7 1/2.

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