Filippo Perbellini “Cuore senza cuore”: la canzone è forte, ben orchestrata. La voce c’è, ma tanto appiattita nel confronto con il mentore Cocciante, che tra i due sembra non ci sia abbastanza differenza, come s’è notato anche nel duetto. Perbellini deve trovare una sua via, più alternativa rispetto al maestro e al suo stile, anche se, per iniziare, ha fatto già qualcosa di positivo. VOTO: 7

Silvia Aprile “Un desiderio arriverà”: voce già ascoltata e senza troppi brividi, la Aprile ha provato a farsi strada in almeno dodicimila modi diversi. L’anno scorso, con X-Factor (dove era sponsorizzata dalla Maionchi, che peraltro già l’aveva prodotta, prima di consentirle di cantare sul palco di Rai2) è stata eliminata senza troppi problemi (nonostante l’allegra raccomandazione). Anche stavolta (seppure sia, a quanto pare, altrettanto sponsorizzata), non le andrà meglio. Il brano è appena sufficiente, lei lo canta senza metterci neppure l’anima. La solita, grande incompiuta, che ancora una volta si troverà al palo, come una Mariadele qualsiasi. VOTO: 5

Karima “Come in ogni ora”: la canzone passa in secondo piano rispetto alla sua voce straordinaria. Orfana di una vittoria ad “Amici”, perché qualcuno (“Dis”grazia Di Michele) sosteneva qualcun altro, che è stato talmente bravo da finire nel dimenticatoio (al massimo, ha ancora qualche ragazzina che gli scrive deliranti messaggi erotici sul suo myspace), Karima doveva tornare alla ribalta. Aveva una bella canzone già l’anno scorso, ma Pippo Baudo non la giudicò ancora pronta, anche se le fece i complimenti. Questa volta, in una edizione che ha tra i suoi partecipanti anche Marco Carta, la Ammar può giocare la carta della rivincita contro il disgraziato duo Di Michele-Platinette, che ogni volta che cantava ad “Amici” le trovava difetti, naturalmente. Una voce d’angelo, invece, meritevole di qualcosa di più che un secondo posto. Grazie al cielo, ora, contro questi “marmellamenti” per far vincere i propri studenti immeritatamente c’è almeno il baluardo di Luca Jurman. VOTO: 9

Irene “Spiove il sole”: bella voce potente, ma poco originale, sembra la solita raccomandata figlia di papà, che infatti Baudo aveva sempre rimandato a casa. Questa volta, può mostrare la sua vocalità (decisamente positiva), ma la canzone che le è stata confezionata per la kermesse canora è talmente insipida, ripetitiva, che forse non avrà probabilmente tanta fortuna. VOTO: 6+

Chiara Canzian “Prova a dire il mio nome”: se potesse farebbe vibrare anche Bonolis, già che c’è. Si capisce che vuole far qualcosa che non le riesce naturale. Tra l’altro, si perde in un bicchiere d’acqua, quando la canzone cambia tonalità e lei si impappina. Un po’ meglio quando deve urlare, anche se ci sono vaste imprecisioni nella sua intonazione. Peccato: forse è solo questione di emozione. VOTO: 4 1/2

Barbara Gilbo “Che ne sai di me”: quasi afona, quasi stonata, ai provini di X-Factor non sarebbe passata, anche perché stona terribilmente (forse così si spiega anche perché non la facessero mai cantare a Non è la Rai, da cui esce, naturalmente, a testa alta – peccato che di Ambra ce ne sia una sola, e scusate il pleonasmo). La canzone, invece, è molto sentita, con qualche invenzione interessante dal punto di vista linguistico. Povero testo prigioniero di una voce senza troppa qualità. VOTO: 3

Malika Ayane “Come foglie”: voce nasalissima, aspetto truce (un incrocio tra Serena Dandini e Dracula) e un po’ nostalgico, canta un ritornello quasi impossibile da distinguere. La canzone è nuovamente ostaggio di una crudele torturatrice (chissà cosa avrà detto Pacifico, suo mentore italiano). Sarà che assomiglia a Giusy, ma almeno la Ferreri fa capire le parole. Qui, non c’è spazio né tempo che tengano. VOTO: 4

Simona Molinari “Egocentrica”: non si perde nel testo troppo affollato ed è già un mezzo miracolo (non riuscito all’altra jazzista del lotto sanremasco, eliminata dai big). Per il resto, la sua originalità sta tutta nel fare musica swingata, alla maniera di un altro tempo, che è talmente bello da sembrare ancora attuale. VOTO: 8

Arisa “Sincerità”: sembra un’aliena sul palco dell’Ariston. Eppure, assieme alla Ammar, è estremamente convincente. Look stravagante, vocina sottile, ma chiarissima, capace di nitidezze che sono difficilmente imitabili, Arisa sembra una cantante dell’altro secolo (intendo del primo Novecento). Le parole hanno una forte memorabilità che rendono la canzone apprezzabile. Chissà se è davvero così come appare – comica abbastanza da sembrare simpatica, seria abbastanza da farti sorridere. Se non fosse per altro, sarebbe da premiare solo perché suo mentore è stato Lelio Luttazzi, un artista che dovrebbe essere in televisione TUTTI I GIORNI. VOTO: 9

Iskra “Quasi amore”: bella voce pastosa, ricca di sonorità, per la più anziana nuova proposta (62 anni, da vent’anni tra l’altro corista di Lucio Dalla). La canzone è quel che è, senz’infamia né lode, ma lei ha il pregio di essere molto precisa, con la capacità di salire e scendere tra le scale musicali e di modulare con efficacia i volumi. Certo, ci vuole anche qualcos’altro per ritenerla una cantante e non una corista. Forse, in effetti, manca di un po’ di personalità. Comunque, da apprezzare. VOTO: 7 1/2

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