Mario Nunziante dovrebbe chiedere di esibirsi in una canzone dei Subsonica: “Tutti i miei sbagli”. Sarebbe, come dire?, riconoscersi come inutile, falloso, assurdo – cioé riconoscere la realtà, seppure tanto amara. Sarebbe bello se finalmente invece di ostentare quella orrenda sicumera, quella sicurezza d’accatto (di chi sembra essersi svegliato perché qualcuno gli ha cacciato in faccia due ettolitri d’acqua fredda), capisse l’orrenda verità: che non c’è trippa per gatti, che deve rassegnarsi al dimenticatoio, che Jurman è fin troppo gentile quando dice che è da sei meno.

A cantare dall’altra parte, ci vorrebbe invece lo Scanu, tanto per dimostrare i vari valori scesi in campo. Valerio ne sarebbe contento, come al solito, visto che per lui cantare è un po’ come respirare: non credo di aver visto mai nella mia vita un ragazzo di quell’età che vive così tanto per la musica. E solo per questo, ahimé, qualcuno dovrebbe mettersi una mano sul cuore e votare di conseguenza.

Ma purtroppo invece che votare con la mano sul cuore, si vota con l’astuzia, per partito preso, per simpatia o antipatia. Come quando ci si esprime dicendo che “Valerio è un sasso” e forse neppure si sa cosa si sta dicendo. Come quando si dice che “Alice è una libellula”, e chissà dove le avete viste le libellule prese da schizofrenie epilettiche. Come quando si decantano le qualità del Napolitano più stonato degli ultimi vent’anni, il quale canta come se avesse dentro di sé la crepuscolarità di tutti i poeti maledetti, senz’essere però tanto bravo da essere convincente.

O come quando la testa reclinata, a guisa di Coccolino Concentrato, di Mario viene scambiata per tentativo di interpretazione. Prima, miei cari, bisognerebbe insegnargli a leggere e scrivere, magari anche a fare di conto, visto che di teoria musicale capisce tanto quanto Garrison di poesia dantesca.

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