C’è differenza tra la ex cantautrice del cuore e il nuovo ex cantautore del cuore? Nessuna, alla fin fine: sono entrambi figli della cultura del pressappoco, del “tanto ci metto l’anima”, dell'”un cantante non deve mica avere voce”, della malintesa superiorità delle loro personalità, del livore e della cattiveria. Non è un caso che si siano trovati l’uno sulla strada dell’altra, e poco importa se Luca sbavava per la Scalise, facendole proposte quasi oscene in luogo pubblico. Tra la Scalise e l’altra poverina, c’è tanta differenza come tra un facocero e un altro facocero. Insomma: sono la stessa e identica cosa.

Al gruppo dei facoceri, poi, s’è aggiunto il molle Napolitano, che, come ama spesso dire la Scalise, “ha una dinamica” che neppure i cani quando ululano. Poi, succede che dovrebbe fare un brano soul, o black, e lui lo trasforma nella solita tititera inascoltabile, in una melodia irriconoscibile finché qualcuno degli illuminati, tal Fabrizio Palma, ci dice che l’ha personalizzata. Ah, ‘sti capperi.

Quanto mi piacerebbe essere stato io a mormorare buffona alla Di Michele, quella domenica in cui Valerio l’ha sistemata in quattro mosse, ricordandole che la sua coerenza è grande quanto metà di un protino. La Di Michele, povera lei, con abile strategia, ha evitato di incocciare contro lo Scanu per tutta la durata del programma, nel timore di creare un altro fenomeno-Marco Carta. Poi, quando non ne ha potuto fare più a meno, stretta dalla rabbia causatale da Jurman, ha cominciato a vomitare su Valerio. E quando uso il verbo vomitare, uso un eufemismo.

Qualcuno ha evocato lo spettro del mobbing e in effetti ci siamo vicini. Ma nel compiere la sua immonda e progettata in anticipo vendetta, la Di Michele s’è presa un grosso abbaglio: ha pensato di avere davanti un ragazzino contro cui far valere la sua supposta età adulta. Povera, infelice Grazia! Poverina davvero.

Valerio ha sempre controbattuto in modo dignitoso, non senza una punta di ironia talmente sua che dirgli che dovrebbe darle una regolata è come dirgli di stare zitto e muto. E ha fatto bene soprattutto quando ha messo davanti alla prova provata quella cara donna, facendole notare che tutto questo entusiasmo per la Amoroso non è sempre stato la sua opinione.

Era bello a vedersi il furore bacchico della Di Michele. Lanciatasi arma in resta, ha negato, negato, negato. Del resto, negare l’evidenza è la sua seconda professione, dopo quella di stroncatrice di talenti.

Il giorno dopo, naturalmente, perfino la produzione, che alla Di Michele è legata, speriamo ancora per poco, ha dovuto dare ragione allo Scanu, facendo vedere il video in cui Grazia diceva esattamente quelle stesse parole che le sono state rimproverate da Valerio. Poverina, sarebbe stato bello vedere come si sarebbe divincolata da quelle che sono le sue parole, mica quelle della sua accolita.

Bugie, bugie, sempre bugie: finte arrabbiature, finte parolone, distruttivi confessionali, gesti fintamente generosi (come quando la povera signora, davanti ad una meravigliosa “Mille giorni di te e di me”, chiede, con finta sorpresa e quasi accorata, sempre fintamente, come mai Valerio avesse stonato, naturalmente qualche nota qui e là; chissà come mai non è stata tanto sorpresa e supplichevole davanti ai disastri di Mario…). Dietro, l’unica verità, l’unico intento: dimostrare a tutto il mondo d’essere l’unica, di avere il monopolio della talent-scout, di essere lei più brava di Jurman.

Poverina, forse non s’è accorta di aver già perso, milioni di volte, duecento a zero.

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