Scrivere un ritratto di Aldo De Luca è forse dare eccessivo peso ad un personaggio che gode di ogni critica ricevuta, visto che ne vive. De Luca è noto nell’ambiente come un antipatico provocatore, capace dei peggiori gesti, tanto per passare alla storia. Purtroppo, non c’è ancora riuscito. Dovesse farcela, forse, la finirebbe.

Giornalista del “Messaggero”, è il titolare di una rubrica che si chiama “Fuga di notizie”, dove si occupa di tutto il peggiore gossip di questi anni di piena crisi di valori. Senz’essere una penna di particolare valore, fa del veleno e dello sgub alla Biscardi il suo pane quotidiano. Insomma, dovendo riempire le sue trenta righe, non riesce, naturalmente, a fare a meno di attaccarsi al nulla, pur di arrivare alla fine dell’articolo e scrivere la sua, ormai poco rispettata, firma.

E così scrive sul “Grande Fratello” sostenendo, anche se pochi l’hanno notato, che Cristina, da lui ribattezzata “Tetta atomica”, e Gianluca avrebbero fatto sesso, con la stessa leggerezza con cui pochi giorni prima, anticipando i concorrenti del reality, infilava, uno dopo l’altra, la pornostar Nausica Cardone da Chieti e il sexy vigile Fabrizio Caiazza, che, però, ahilui, non si vedono in tv. Ma tant’è: viene ancora considerato relativamente affidabile. Chiedetelo al povero Luciano Regolo, direttore di “Novella 2000”, che si fida nello scorso novembre proprio di De Luca, quando dà alle stampe la falsa notizia di un presunto flirt tra Rita Rusic e il produttore televisivo Marco Bassetti.

E’ sempre lui che, inviato a “Miss Italia”, questo settembre, prima si comporta da maleducato con Loretta Goggi (tanto che il marito di lei, Brezza, gli rifila, esasperato, una sediata in faccia, a quanto sostengono i ben informati), poi esce con un pezzo indimenticabile (Il Messaggero, 15 settembre), tutto costruito sul fatto che la nuova Miss non è davvero rossa, ma è tinta! I palazzi della Roma bene, intanto, tremano per via di queste sue scandalosissime anticipazioni.

Ma l’uomo è di tempra: di fronte agli attacchi non si scompone. Anzi, rimette a posto il baffetto malandrino, inforca la penna e poi, per poter scrivere qualcosa, si mette di traverso dovunque il suo giornale lo mandi a far danni. Finito, probabilmente per sbaglio, ad un convegno di una associazione seria, D52, che promuove la parità di genere, tenutosi a novembre 2006, se ne esce fuori con una battuta che definire infelice è poco: “volete forse negare che esistono delle donne che fanno carriera perché la danno?”.

Del resto, come dice il proverbio, dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. E il simpatico De Luca è amico di Cesare Lanza, che è forse ricordato più che come ex direttore della Notte come autore dei più beceri ring televisivi, cui, del resto, il De Luca è invitato come mascotte, visto che la qualità dei suoi interventi è superata perfino da quelli di Rocco Casalino e nel confronto sembrerebbe una fine intellettuale anche Laura del Grande Fratello.

Qualcuno ricorda ancora inorridito quando il nostro, al Sanremo 2002 cui partecipò il compianto Mino Reitano, in diretta nazionale, davanti all’allibito Pippo Baudo, invece che chiedergli qualcosa della sua canzone, gli domandò quanto gli fosse costata la nuova dentiera.

In tutto questo suo (diciamo per non sparare sulla crocerossa) essere sempre sopra le righe, sembra, tra l’altro, che il De Luca stia facendo una sua personale battaglia a favore dell’amore eterosessuale. Quando scrive che il Caiazza potrebbe essere al Grande Fratello, annota, con malcelata invidia nei suoi confronti: “il ghisa, vigile urbano milanese che se lo vedi così virile e maschione mai immagineresti che è omosessuale: invece sì, ed è uno di quelli che si dichiara, ha anche vinto il concorso internazionale “Mister Gay in divisa“”; subito dopo, aggiunge quasi con noncuranza a proposito della possibile partecipazione alla stessa edizione di un (addirittura!) bisex: “ecco Alessio Sabatino, napoletano, commesso in un supermercato. Un po’ uomo e un po’ etero: bisessuale, per capirci, così almeno si proclama lui che quando gli gira gioca a fare l’effeminato”. Wow, per dirla tutta: finesse oblige.

In questo contesto di raffinato giornalismo, ci si può davvero sorprendere delle sue uscite ad “Amici”? No, assolutamente no. De Luca ha ancora fatto il De Luca, personaggio della commedia dell’arte poco riuscito, in effetti, ma pur sempre una macchietta di giornalista, uno pseudo-coso, insomma, che sta tra l’attore di seconda fila (chi potrebbe dimenticare le sue prestazioni al “Bagaglino”?) e il romanziere pornografico, tra la maschera tragica dell’idiota del villaggio mediatico e quella comica del clown del potere. Probabilmente, si crederà perfino originale, povero lui, ma ormai è solo stanco epigono di se stesso. Nell’era di internet, è solo una piccola comparsa. Più o meno come gli è sempre successo anche prima della rivoluzione digitale.

L’unico problema è che, se il De Luca fa a pugni con la sintassi e con i residui delle edizioni passate di qualche reality mal riuscito, ci può strappare perfino un sorriso. Quando, invece, con una parola affossa i sogni di gloria di un ragazzo che, oggettivamente, è un talento musicale come non se ne vedono da decenni, allora siamo su un altro piano. Finché il De Luca sputa sopra il piatto in cui mangia, mettendo alla berlina seni rifatti o tacchi scollati di veline, tronisti e affini, ci può anche stare. Ma, invece, se va ad “Amici” e insulta Valerio Scanu, allora non è più tra gli sgallettati e le sgallettate che fanno parte del suo piccolo, becero mondo.

E’ in un altro luogo e in un altro tempo e non deve permettersi, in quel luogo e in quel tempo, neppure di esistere.

Si potrebbe dire insomma che “sempre meno sono oggi gli autori che hanno competenza ed autonomia. Il problema è che sempre più spesso, anche in tv, si ha paura di rischiare, di creare qualcosa di nuovo e dunque, il pericolo che corriamo è quello di un appiattimento e di una caduta verticale della qualità dei programmi”.

Una dichiarazione, questa, proprio del De Luca. Ecco, dottor De Luca, ci facci un piacere (glielo dico come il suo sodale Martufello, ché magari lo capisce meglio): per evitare che la tv vada ancora peggio, se ne resti a casetta sua, magari accendendo la radio.