Non ho nostalgia delle mie infelici storie passate. Ho fatto del mio meglio per dimenticare, tanto che sono anestetizzato. Nulla mi tocca, ma neppure per sfiorarmi l’anima. Quando sento, però, qualcuno che canta quel sentimento che tanto mi ha fatto disperare, mi sento intenerito per un attimo. Solo uno, però.

Quando ci si abitua a sentire tutto ciò che è intorno con noncuranza o ironia, come se non ci fosse più niente da aspettare in una vita monotona e ripetitiva, bisognerebbe immaginare, almeno fantasticare un abbraccio forte, una carezza, che giungesse fino all’anima e le desse un’altra vita, nuova vita.

Ma, a differenza di chi riesce a gridare: voglio!, non credo di essere niente senza qualcuno al mio fianco. E so che qualche volta è meglio stare a guardare la tv da solo, o sprofondare nei pensieri, senza avere dolore alcuno, che far entrare dalla porta un nemico camuffato, modello cavallo di Troia.

Sono fragile o forte?, non lo so più. Certe notti, mi sento solo.