Quando una voce è d’angelo, può cantare quel che vuole, anche il vocabolario di russo-ugrofinnico, e avrà sempre da raccontare emozioni, perfino emozionarsi di se stessa.

E’ quel che succede, di rado, con chi viene dall’iperuranico mondo del talento, e lo fa senza saperlo che è nato solo per farci comprendere che anche noi abbiamo diritto, nella nostra umile vita, a quei tre-quattro minuti di infinito. E’ quel che succede ad ascoltare “Lontano”, cantata da Valerio Scanu, ma scritta in prima battuta per Alex Baroni.

Tema della canzone è un abbandono, vissuto in presa diretta, con tutto quel che di tragico e passionale c’è nel rincorrere i ricordi e prevedere il futuro di un tempo amaro. Qualche volta, gli amori o le amicizie finiscono perché non finisce il sentimento, ma è la vita che ci divide, nascondendo le nostre lacrime. E, allora, il desiderio di toccare, di stringersi diviene dolorosa malinconia, forse neppure dolorosa a pensarci bene, anche se struggente. La distanza, in quei rari casi, è solo una questione di tempi e luoghi, mentre limpidi sono i ricordi che tengono insieme: “e poi all’improvviso ancora limpide/ sul tuo viso scene e poi/ tramonti”.

Quando l’amore è tanto forte, non c’è metafora che non sia possibile per chi ama ed è amato: nel nostro cuore, si crea lo spazio per ospitare chi è diventato “foglie nel vento”, “terra di nessuno/ esperienza inevitabile/ spostamenti orizzonti tempo troppo amato”, in una enumerazione che si perde sempre più lontano, sfumando essa stessa i suoi contorni, partendo dalla terra, concreto luogo, seppure non abitato da nessuno, per arrivare a confondersi con il tempo stesso, riscattato però dal sentimento (“troppo amato”).

C’è una sostanziale terribile ingiustizia in questo sentimento che ci rende capaci di vedere in ogni cosa riflesso il nostro destino di puro e semplice ricordo.