Valerio, Alessandra, Luca, Silvia e Martina hanno perfino i loro video. “Amici” ha rotto un altro tabù. Marco Carta, in effetti, ormai è, in qualche modo, un attore consumato, visto che ha al suo attivo tutta una serie di piccoli racconti cinematografici, alcuni anche interessanti, per scelte stilistiche. Poteva sembrare che il grande piccolo Carta fosse una meteora impazzita, e invece a confermare che non ce n’è per X-Factor, anche altri piccoli e grandi astri amiciani si sono buttati su un veicolo musicale fortissimo, anche per la presenza nel palinsesto di tanti giovani e meno di MTV.

Ciascuno, però, l’ha fatto a suo modo, e sinceramente non tutti in maniera esemplare, anche perché più che evocativi certi cortometraggi sembrano piuttosto mal girati, forse anche per via della fretta e della disattenzione con cui certi prodotti si fanno in Italia.

Silvia Olari, tanto per dirne una, è sembrata nel suo minimo capolavoro talmente a proprio agio da guadagnare perfino in bellezza. Una ambientazione molto glamour e appena accennata: un tavolo da colazione, una stanza di mobili stilizzati, tutto bianco come il pianoforte, immancabile e legato alla personalità specifica di Silvia. Qualche sprazzo di colore qui e là: il rosso di una rosa, rosso acceso come la passione che canta. Lei è agile, il vento tra i capelli, a piedi nudi, con un accenno di rabbia repressa quando grida: “voglio”. Certo, non si può dire che la regia si sia sprecata: non c’è nessuna storia, al massimo l’aria della passione, qualcosa di intimo e fors’anche intimista. Lei brava, il resto un po’ datato, alquanto scontato nelle scelte troppo minimali.

Martina Stavolo, invece, ci prova: un paio di bende per le mani e affronta un sacco da pugile. Almeno l’idea c’è, anche se lei non sa davvero che cosa farci (darle qualche indicazione sembra brutto, neh?). Poi, tante immagini di vita normale, semplice: gente che va, gente che viene; amiche che parlano, lei che si sveglia (sembra anche lei più carina di quando era tra gli “Amici”). Ma il testo c’entra con la storia che si racconta? Assolutamente no. Sembra di stare tra giovani fidanzatine a parlare di un matrimonio che sta per essere celebrato: qualcuna addirittura scarta regali. Il finale regala qualche emozione quando entra nelle inquadrature anche il Bettinelli. Figo, molto figo, con quella faccia da pesce innamorato (fors’anche lesso), le si avvicina con un mazzo di rose che nemmeno Brad Pitt alla Jolie (poi, le rose spariscono improvvisamente: chi sa dove sono finite… erano talmente belle). E là scoppia un bacio non cinematografico, un bacio di quelli veri, non da “Uomini e donne”. Complimenti alla passione, e anche al fatto che rispetto al resto del video questo incontro-scontro, sensualissimo, ha almeno a che fare con la canzone (che non a caso si intitola: “Bisogna fare l’amore”). D’altra parte, a parte il momento finale così intenso, la Stavolo si muove con la leggiadria di un elefante, peggiorata dal taglio dei primi piani un po’ insistiti sulla sua panciottina (e anche sul sorrisetto finto finto con cui mette alla porta le amiche, stando per arrivare il genio del bacio). Ultima annotazione: ma come avranno fatto a restare così seri…

La tristezza, invece, invade allo spettacolo poco spettacoloso di Luca Napolitano per “Forse forse”. Aiutato dalla sua amata, Luca è sempre privo di espressione sul volto: si vede che gli manca qualcuno con cui prendersela (giusto, Valerio?). Il video racconta una vera storia, cioé che Luca è cornuto, perché la Bellagamba, ballerina in erba, la quale dovrebbe essere la sua fidanzata e in casa invece non si vede quasi più, è diventata amante di un figo da urlo (un ballerino, senza pigiama, ma soprattutto senza quella faccia da pianto del Napolitano). Così, arrivato a prenderla in sala prove, Luca la trova in atteggiamenti intimi (insomma, neppure troppo intimi) col bel tomo e si arrabbia talmente tanto che, anche se sul suo volto non appaiono che movimenti di poco conto (una leggera increspatura del sopracciglio destro, direi), getta con gesto ovvio i fiori che le ha portato. Davvero poco dotato di attorialità, il Napolitano perde un’occasione per lasciar perdere: il video è ben girato, si vede che c’è la mano di un buon regista, ma lui, così come la sua dolce metà, è inguardabile.

Preferirei non dover parlare del video di “Stupida” della Amoroso: ripetitivo, piuttosto banale, poco e mal recitato, assolutamente fuori contesto rispetto alla canzone, talmente ben interpretata sul palco da Alessandra. Il racconto parla di una fanciulla che si sente esclusa da tutto e da tutti, maltrattata dalle compagne con cui condivide l’appartamento, dalla gente che fuori, per la strada, la spintona ed è già tanto se non le sputa addosso, dalla cameriera che neppure la nota. E fin qui la cosa potrebbe anche andare, benché nel risultato ci sia quel tanto di eccessiva prosasticità, che forse qualche scelta meno nitida avrebbe potuto evitare. Il ribaltamento finale è piuttosto in contrasto con la canzone, che peggiora la sua intensità proprio mentre invece la Amoroso, nel video, ride allegra e felice, sulla automobile (molto “Beverly Hills 90210”) che la scarrozza.

Complicata e raffinata la scelta di Valerio Scanu per la canzone “Dopo di me”. Il cantante è rappresentato più come un mago che come un narratore, com’è stato detto. Si aggira con qualche sorriso enigmatico tra catene di conchiglie sulla spiaggia di Viareggio, muove le mani come se stesse suonando una lira, mentre intanto i due protagonisti sorridono. Insomma, la lei molto marina che si aggira tra le onde e sulla sabbia che accarezza sorride piuttosto spesso. Meno, invece, il lui cittadino, che prima si trova a bere sabbia invece che acqua frizzante (ah, questi distributori automatici!), poi cerca un fazzoletto e si ritrova un quintale di sabbia nelle tasche, assieme ad una piccola conchiglia. Sarà il simbolismo riuscitissimo di un regista impavido, intendiamoci, ma tutta ‘sta sabbia qualche volta fa sembrare quel lui un po’ uscito da un film di Fantozzi. Fantastico, invece, con grande presenza scenica, e il solito sorriso che sembra voler dire qualunque cosa, lo Scanu, che passeggia con non chalance. Strano che nessuno nella scuola di “Amici” si sia mai accorto di quanto sia bravo anche a recitare, grazie alla sua leggerezza e al suo enigmatico volto.

E, direte voi, come mai non parli di Mario Nunziante? Risposta: non pervenuto. Nessun video per il capolavoro di Mario. Un vero smacco per zio Ciro e i suoi discepoli. Perché mai la casa discografica non ha voluto produrglielo?

Azzardo una risposta: sono rinsaviti.