Lanciati verso il successo, i cantanti di X-Factor di quest’anno sembrava che dovessero fare sfraceli. Sono scomparsi quasi da dovunque. Noemi, i Bastard e Matteo sono in pratica finiti prima di cominciare: senza colpo ferire.

Come mai i discografici abbiano così poco creduto in loro tre, fa specie. I loro dischi sono davvero inutili e sproporzionati: solo ed esclusivamente cover, tre inediti un po’ pretenziosi, cantati senza pretese, niente di che. Come mai invece gli autori si trovano per “Scialla” prima e poi per gli album dei ragazzi di “Amici”? Non sarà che, a prescindere dal caso Ferreri, la trasmissione della De Filippi sia ancora la più seguita? e forse perfino la più amata?

Le Briciole di Noemi sono tra le tre nuove proposte una leggera boccata d’ossigeno: nonostante la melodia sia strasentita, le parole un po’ appiccicate, anche se adatte alla musica, la cantante dà loro una certa consistenza, seppure persa in quel noioso toscanismo dilagante, troppo forte per sembrare esorcizzabile. Quando avrà imparato un po’ di buona dizione italiana, la Scopelliti forse potrà seguire le orme di una gigante quale è Irene Grandi. Per ora, certe strozzature, certi birignao fanno un tantinello turista fiorentina a Fregene. Da riascoltare, ma con qualcosa di meglio che spezzatini di canzoni.

Se vogliamo parlare di Becucci, poverino, e della sua molto perdibile Impossibile, possiamo davvero passare a chiederci che senso ha far gareggiare uno bravo in Formula 1 per dargli una 500 scassata, con gli armotizzatori scassati, il freno scassato e senza benzina. Matteo ha un innegabile talento, ma la canzone è una tragedia. Non l’avrebbe cantata neppure un qualunque Gianni Pettenati senza inedito da tre secoli. Per lanciarsi nel mondo della musica, bisogna trovare qualcosa di meglio – fosse pure una canzoncina da due soldi, ma almeno orecchiabile. Qui siamo oltre l’inascoltabile. Bocciato, e per favore se vuole tornare il prossimo anno si prepari un po’ meglio.

E che dire de L’amor carnale dei Bastard? Se quella è la ribellione della musica “gggiovane”, allora ridatemi per favore Al Bano, anche in coppia con la Romina, i Giganti, le Orme e Renato dei Profeti. Qui a ribellarsi sono solo il sistema nervoso e le orecchie dei poveri malcapitati. Con le cover il gruppo sembrava quasi decente: nel loro unico inedito, che a quanto sostengono è espressione della loro reale essenza, i Bastard dimostrano d’essere al di sotto del livello di guardia. A ricordare le loro improvvide dichiarazioni su Sanremo, che fa tanto schifo, come farebbe schifo il povero Marco Carta, viene da sorridere. Forse è il caso che qualcuno, tra i discografici, ricordi loro che per fare i cantanti bisognerebbe, invece che fare casino, farsi ascoltare e magari prendere tre o quattro note giuste in uno spartito.

Siccome, poi, non voglio sparare sulla crocerossa, mi astengo dal commentare vieppiù l’incommentabile “Mi fai spaccare [o forse scappare?, n.d.r.] il mondo”. Qui si scende ancora più in basso, tanto che quasi quasi mi viene nostalgia perfino dei Nuovi Angeli.