Un anno fa, come dice una sua canzone, Cassandra De Rosa era protagonista sui palcoscenici di “Amici” e, per parafrasare una sua compagna di squadra, “bruciava” l’anima. Il suo ritorno, con un disco quasi del tutto autoprodotto, è allo stesso modo urticante, un vortice di emozioni.

Cassandra è davvero cresciuta: gli inediti che le sono stati cuciti addosso sono forti, immediati, di presa. Come la canzone che abbiamo già menzionato: “Un anno fa”, un pezzo dance indubbiamente intrigante, molto estivo e adatto al lancio del disco.

Ritmo davvero farneticante, atmosfere un po’ latineggianti, quasi Cassandra volesse, seppure con uno stile assai più raffinato, quasi da Matia Bazar, inseguire il mito di Madonna (una nuova e immediata “La Isla Bonita”), il pezzo racconta di “amori di plastica appiccicati al cuore” e di un mare che, con il suo “dondolio”, avrebbe reso possibili promesse di amore, invece irrealizzabili, come favole inutili. Cassandra è al massimo: la voce si inarca fino a vaste altezze, arriva fino lassù, con grande forza e una certa drammaticità, assai adatta al contesto. Anche quando viene distorta, la scelta è ampiamente riscattata dalla mobilità assordante.

“Dischi e poesie”, anch’essa, racconta di una donna che deve tornare a stare sola: tra le sue attività, ci saranno naturalmente la musica e la lettura, evocate dal titolo. Di fronte ad un amore che finisce, seppure sorprendentemente, e con una certa amabile accondiscendenza, questo è il destino di chi resta sola: “inventerò storie tutte mie/ sfogherò le mie fantasie/ e morderò la vita/ mi leccherò le dita e riderò”. Cassandra sembra insinuante, sull’equilibrio delicato tra gli inviti forti (“porta via il tuo sedere”) e un pizzico di rassegnazione (“Mai avrei pensato a questa fine, mai”). La sua voce dà una certa intensità alla dichiarazione dell’amore per la propria solitudine: “Camminerò da sola/ per i giorni giusti e quelli no”.

“Gocce in mare aperto” è, invece, la canzone dell’ottimismo consapevole, senza strafare: è il pezzo che Cassandra dedica ai propri fan, che, come racconta graziosamente in una ghost track, le hanno fatto superare il tempo delle indecisioni e della inattività per arrivare a rischiare con un disco. Siamo tutti piccoli, inermi, di fronte al destino, ma insieme tutto è possibile – anche i traguardi più grandi: “Siamo piccole realtà – due granelli, in fondo due metà./ Solo un attimo di noi – vale un anno, un’eternità”. Le gocce d’acqua e i fili d’erba persi “in un deserto” possono ancora dire la loro, sempre arrampicandosi verso la meta unica e possibile – l’arte.

“La sola regina”, stilisticamente molto vicina a “Donna io donna tu” della Goggi, racconta la storia di una donna che ama circondarsi di attenzioni: tutto sembra poter diventare qualcosa di meglio nel gioco dei “come se”, tra “cuore e nuvole”. Basta un bacio, un’invenzione: la fantasia potrebbe renderci migliore, anche in amore, che poi è tra tutte la bugia più splendida. “Fammi sentire una regina, la sola regina, la sola per te”: come sapere di essere ingannata, ma crederci, aggrapparsi a quella che sembra una verità, e che invece è solo la più tremenda e tragica delle menzogne.

Le due ultime canzoni dell’ep sono di spirito diverso. “Amarsi è”, nonostante il titolo piuttosto ramazzottiano, è canzone dai respiri e dalle dimensioni più pausiniane, con alcune evidenti ascendenze perfino in certe tournure (“Amarsi è vivere, è vivere a metà”). Cantata a mezza voce, con alcuni staccati che la rendono ancora più piccola ninna-nanna, la canzone si apre nel ritornello, quando Cassandra arriva a dire che: “amarsi è un vizio che/ non passa mai,/ è dare senza chiedere,/ trovarsi in mezzo ai guai./ Amarsi è un modo per/ per dire che/ ci sei”.

In “Un unico battito”, che è tra i pezzi migliori di tutto il lavoro, l’insistenza sulle sdrucciole (ma anche la ossessione delle endiadi, caratteristiche spesso mescolate insieme) fa tanto Renato Zero, qui imitato nella sua cordiale e incrollabile fede nei sentimenti (come ad es. in “Magari”). Il battito del cuore è metafora ovvia per l’amore, che rende tutti migliori, che ci eleva verso il divino: stavolta, non c’è menzogna, o illusione, ma solo la fiducia cieca nella sua forza: “E’ l’amore, è l’amore la benzina degli uomini./ E’ l’amore, è l’amore che ci rende più forti e più fragili”. Le contraddizioni dei sensi ci sorprendono sempre, ma “l’amore, l’amore fa così”.

Sorprende che un lavoro tanto prezioso, così ben curato, sia uscito non da un’etichetta importante e che la famiglia della De Rosa abbia dovuto pagare in parte la produzione. Si tratta infatti di un disco molto superiore a certa paccottiglia che alcuni interpreti minori di “Amici” hanno inevitabilmente sfornato nella fretta di perseguire un investimento di immagine. Cassandra, forse, ha aspettato di più (forse perfino troppo), ma ha dalla sua un talento innegabile e una grazia canora che devono trovare, e lo troveranno prima o poi, la forza di uscire allo scoperto e imporre la sua voce all’attenzione dei più.