Morgan è stratega, del rango di Epaminonda. Morgan è una strega che ammalia, tipo l’Amelia di Walt Disney. Morgan è un (finto) dandy, della stirpe (ambigua?) di Oscar Wilde. Morgan è un fenomeno mediatico, tra l’altro in salsa democratica (a quanto pare, dalle dichiarazioni della Maionchi).

Questo è solo un breve e succoso riassunto delle dichiarazioni puntualmente fatte ogni anno a proposito del pirata di X-Factor. E’ bastata, a crearsi un personaggio e perfino una credibilità musicale, l’intelligenza di essere sempre contro-corrente, tanto che ora Morgan sembra inarrestabile, soprattutto alle sue due sodali di Rai2, che lo inseguono, da sempre l’una, da qualche mese l’altra.

C’è nel percorso umano e artistico di Marco Castoldi (che poi è il suo molto più prosaico nome) il destino scelto nel nome d’arte: Morgan come la fata Morgana, quella di re Artù, la sorella incantevole e pericolosa, diventata sinonimo di miraggio terribile e ingannatore. Ecco, Morgan, tanto per trovare per lui una nuova e calzante definizione, è un miraggio. Sembra un cantante, sembra un musicista, sembra un giudice. Dico che sembra un cantante, visto che fino a quando non è entrato in Rai2 ha raccolto ben pochi successi (quattro album con i BluVertigo e un fondamentale ultimo posto con “L’assenzio” a Sanremo).

E invece cos’è davvero il fatino Morgan? Una espansione delle Yavanna? Un genio incompreso? Un abile manipolatore di giochi? Ecco, sicuramente è una continua sorpresa: nell’ambiente tranquillo e un po’ bonaccione di X-Factor, con sensale DJ Francesco che abbraccerebbe anche una salamandra velenosa, da tanto buono che è, tra i vaffa della Maionchi e le generose scollature della Ventura (e ora le parrucche mal scelte della Mori), qualsiasi sua dichiarazione sembra perfino intelligente, soprattutto se i suoi contraltari sono Pierpaolo Peroni e Marco Pastore (forse anche un babbuino, però, sembrerebbe in un tal contesto “provocatorio” e “sopra le righe”, come recita la voce che lo riguarda su wikipedia).

Ecco spiegato il fenomeno Morgan: se intorno hai nanetti di Biancaneve, anche tu che sei uno e settantacinque circa sembri un gigante. L’importante è che nessuno se ne accorga: altrimenti, rischi di ritornare nelle retrovie.

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