X-Factor è diventato dalla placida sede di piccole beghe interne, tutte finite nello champagne del volemese bene, un covo di serpi. Facchinetti, ogni tanto, è sempre più depresso: uscito quarantacinque volte sui giornali a spiegare che “Amici” è molto peggio, poi, si ritrova la Mori che dà di matto e sembra anche credere nelle cavolate che dice.

Così, nel momento più tragico della serata, dopo un rvm che deve essere comico e che lo è stato, seppure a discapito della ex-bellezza della signora Celentano, che quindi, com’è abituata, comincia a minacciare, protestare, inveire, sempre più convinta di essere stata turlupinata, il povero ex Capitan Uncino deve fare i salti mortali per giustificarla, dicendo: “E’ giusto che i giudici dicano la loro”. Sì, anche se è una grossissima, enorme, gigantesca etc. etc.

Claudia Mori, evidentemente, si sente presa in giro in diversi modi e non è una donna di spirito, a quanto pare, visto che, se proprio deve ridere, lo fa in modo tanto sforzato da risultare indigesto allo spettatore. Il gioco del “com’eri trent’anni fa” è stato fatto con tutti, dappertutto: la televisione sarà anche impietosa, ma non è che il mondo non sappia che Claudia un tempo era favolosa ed ora è una sessantacinquenne. Cosa c’entra col suo ruolo? Si deve per forza sentire “diminuita”?

La verità è un’altra: non si può pensare di usare a proprio uso e consumo la tv, come fa spesso il suo compagno di vita, qualche volta peraltro facendolo anche a vantaggio di tutti, non solo di se stesso. La Mori sapeva a cosa sarebbe andata incontro: la convivenza con gli altri due giudici, le battute divertenti sulle manie di ciascuno, l’ironia che fa parte del DNA di X-Factor, che non a caso è nato nella stessa provetta di “Scorie”, che, quest’anno, è doveroso aggiungere che finalmente s’è liberato del talento incompreso di Nicola Savino e sembra migliorato da morire.

Se si accetta un ruolo, non si può pretendere di goderne solo i vantaggi, senza comprendere fino in fondo quali possano essere i contro di quella posizione. La Mori ha sicuramente visto cosa è successo nelle stagioni precedenti: la Ventura e Morgan che rivaleggiavano, i videoclip dei cantanti, la parte forte di reality che nel programma non è mai stata sottovalutata (la Ventura, sotto questo aspetto, l’aveva più volte dichiarato, soprattutto nel caso di Daniele Magro, che nonostante la sua eliminazione prima della finale resta comunque una delle voci migliori del nostro panorama artistico italiano).

Che si accorga, ora, la signora, che X-Factor è X-Factor, fa sorridere: anzi, per la verità, a meno che la sua sceneggiata fosse ad usum delphini, fa perfino arrabbiare. Non c’è modo per difenderla: c’è solo da disvelare ciò che è successo davvero ieri sera e che non ha niente a che fare con la difesa dell’arte, o del bello, o perfino delle donne o della tv di valore. C’è, invece, nella Mori un crescente disgusto per un programma che le sfugge di mano e che non capisce fino in fondo.

C’è, in lei, la sensazione di aver sbagliato più o meno tutto: dalla scelta dei cantanti a quella del maestro cui affidarsi come vocal coach, dalle mise di volta in volta portate in scena (tutte clamorosamente sbagliate) alle canzoni opzionate per i propri protetti, generalmente prese con noncuranza, senza neppure l’idea di verificare come e quando potessero essere modificate. Poco gusto, poco senso del talento, tanto da individuarlo in tre mezze tacche (un Damiano bellissimo, attoriale, ma del tutto inadatto ad un palco dove invece si deve cantare e forte, sparando anche la voce, non gestendo tutto nel chiuso del proprio piccolo; una Francesca evanescente, priva di personalità forte e spiccata, rea di aver rovinato, cantandola come fosse una allegra mazurka, “Dammi solo un minuto”, che, a quanto ricordavo, non era una canzone di Walt Disney, ma un grido disperato; lascio perdere gli altri nomi, per non sparere sulla Croce Rossa).

E’ qui (cioè da molto lontano) che parte il disastro annunciato della Mori in tv. E’ il fatto di aver perso subito un proprio cantante, il fatto di aver ricevuto critiche mediatiche un po’ da tutti, in particolare per non aver azzeccato una battuta in italiano nemmeno a pagarla oro. E’ il fatto di essere presa in giro per la mania vezzosa di cercare di dimostrare meno anni, quando ormai solo Lourdes potrebbe farla sembrare giovane.

Quando si infuria per le due fotografie avvicinate, quella di oggi e quella di trent’anni prima, sostiene che lo fa non per il gesto, ma perché della lei attuale è stata scelta un’immagine appositamente imbruttita. Discorso, naturalmente, da donna “matura”, che non ha ancora capito chiaramente che non è più la ragazzina che attraversava la strada per farsi i capelli dalla parrucchiera, il colore dalla shampista e le unghie dalla manicure.

Discorso scivoloso, peraltro, che non vede la realtà delle cose, e cioè che quel fotogramma di oggi non è altro che una bella immagine di chi è ora Claudia Mori, non un ritocco (al peggio) da Photoshop. E allora deve esserci qualcosa di più in lei che non il voler mettere la testa sotto la sabbia, per non assistere al proprio naturale disfacimento (il tempo colpisce tutti, perfino chi si avvicina alla chirurgia estetica, come mostra implacabilmente il tagliando cui è stata costretta la Nielsen).

Ci dev’essere appunto il tentativo di sbilanciare gli equilibri della trasmissione in proprio favore, quello di finire sui giornali e nei blog, tanto da creare un caso. C’è dunque forse perfino una manovra (abile fino ad un certo punto) per salvare il salvabile di una esperienza per ora fallimentare, sotto ogni punto di vista – uscire per sembrare una vittima, così, con un autentico coup de théatre, per poi magari tornare, invocando il proprio rispetto per chi s’è lasciato dietro, perché “io ci credo veramente”.

Del resto, chi se ne va sembra sempre quasi ammantato da una qualche aurea positiva. Se, poi, torna indietro, con una qualche simpatica motivazione, l’eroizzazione diviene una pura formalità.

Ecco, evitiamoci che la Mori torni. Non sarebbe carino, sinceramente, vederla con l’aureola sul capo.