Questa storia della musica che si vede è una vera tragedia e comincia a fare i primi massacri. Fino all’ultima volta che ho controllato, la musica si ascoltava, ma sembra che questo sia diventato un luogo comune. Adesso, prevale l’idea che l’importante non sia la voce, ma lo spettacolo.

Poveri noi, in che tempi viviamo. E’ vero che sempre nel mondo della musica leggera una certa commistione tra immagine e canto c’è stata. Qualche bella fanciulla sui palchi di Sanremo s’è anche vista, e magari non era proprio una nuova Callas. Qualche altra volta, sono stati lanciati anche ragazzini svociati, ma dal bel corpo muscoloso, tipo gli straordinari “Ragazzi italiani”, che per me sono miti splendidi (sto facendo outing: anzi, se mi leggono, mi facciano sapere che stanno a fare ora come ora), ma certo non sono rimasti nella storia della musica come novelli Mozart.

Chi usa la propria voce per farsi strada, naturalmente, può anche osare e magari crearsi un nuovo look, immaginarsi diverso, rompere con la tradizione. Tutto, per fare spettacolo, può funzionare. Ma non si prescinde mai dalla sostanza dell’arte: essa resta di base, altrimenti non si può cantare.

L’idea, che qualcuno cerca di contrabbandare, che invece importi di più l’atteggiamento sul palco è pericolosissima. Ci sono cantanti che non sono mai stati televisivi e che anzi detestano perfino qualsiasi sovraesposizione. Secondo i nuovi profeti della musica, sarebbero da cacciare a pedate. Mina ha deciso di erigere intorno a sé la più alta delle barriere contro tutto e tutti: chissà cosa si inventerebbe Tommasini, se potesse metterle le mani addosso.

Il problema non è neppure tanto nelle parole di Rapino ad “Amici” (dove la musica è sempre stata più nuda che a “X-Factor”, a parte l’essere accompagnata dalla danza), o in quelle di qualche altro scalmanato, vissuto probabilmente nel mito dell’America consumista e costruttrice di miti (tanto l’età è quella). Il problema è quello della civiltà dell’immagine creatasi, purtroppo, anche in Italia: la stessa logica secondo cui ministro delle pari opportunità è una ex modella da calendario, o secondo cui Miss Italia viene invitata a “Porta a porta” a parlare del conflitto in Medio Oriente.

Finché non reagiremo a questa tirannide dell’immagine, l’arte non sarà mai propriamente libera e i Rapino e i Cecchetto di questo mondo e quest’altro potranno pontificare, consci che per fare successo (in tutti i campi) non occorre avere il talento o la competenza o le qualità, ma sembrare di possederli.