E un giorno arrivò un ciclone e si portò via tutto. Forse la disgrazia fu annunciata dalle fauci arrossate della Di Michele, digrignate ormai in modo tale che il botulino non serve più, oppure era già scritta nel volto profondamente mimetico della Martinez (che in genere ha lo sguardo fisso di una statua). Eppure il cataclisma cui è stato sottoposto “Amici” quest’anno è senza pari – quando si dice che la concorrenza di “X-Factor” non ha contribuito affatto alla qualità del programma.

Si è assistito a scene che avevano del surreale, tanto che sarebbe stato lecito chiedersi se eravamo svegli o se dormivamo e i nostri peggiori incubi si erano materializzati. Ho visto (forse non ci crederete) una cantante che invece di cantare ululava alla luna e digrignava i denti: forse era una lupa mannara. Quella signorina violentava il microfono, con una sicumera che neppure Maradona sotto effetto di cocaina o Madonna, che anzi sarebbe sembrata una educanda al confronto. E urlava. Mamma mia, come urlava. Alla fine, Luca Dondoni (che, si vede, ha avuto un crollo nervoso durante l’estate) si divertiva a dire che: “Caspita, non c’è nessuno come te nel panorama musicale italiano”. Dichiarazione che si presta allegramente a due letture. Quale delle due io intenda, vi lascio immaginare.

Giorgia, quella vera, diciamo, si sarà sentita leggermente presa in giro da quei rantoli emessi con forza, intendiamoci, ma con una grinta da Tyrannosaurus rex, non da cantante. E che dire, naturalmente, del fatto che nessuno le abbia fatto capire che forse c’è modo e modo e che sul palco non è che ci si debba scalmanare per cantare checché, che magari “Come saprei” non è una canzone rock e che il dimenarsi come un’ossessa non sostituisce l’incapacità di interpretare, davvero, con profondità un testo d’amore tanto dolce e delicato, e che magari per fare il verso a Panariello che fa il verso a Renato Zero bisognerebbe avere anche un tantino di personalità. Quella, invece, andava tronfia, bella tronfia di se stessa. O tempora.

Ma naturalmente il mondo s’è accanito contro di me. Non è bastata quest’ingiuria fatta passare per forza interpretativa che un’altra cantante s’è presentata a gambe aperte su uno sgabello, con le mani pitturate con due scritte: “Davvero”, sì, davvero imbarazzante. Mai s’era vista prima d’ora una porcheria simile in quasi dieci anni di “Amici”. Che c’entra scrivere col pennarello il titolo della canzone su una parte del proprio corpo? La prossima volta, che cosa si disegnerà e soprattutto dove? (Tremo al pensare che possa essere scelta “Vaffan****” di Marco Masini). Sarebbero questi il gesto distruttivo, la polemica contro la tv generalista, la follia che dovrebbe cambiare il mondo della musica? Sarebbe davvero questo il nuovo corso di “Amici”?

La musica si vedrà anche, ma forse sarebbe meglio che i professori di questa scalcinata classe di canto si sturassero bene i timpani e che cominciassero magari anche a sentire ciò che i loro cosiddetti allievi producono con tanta tranquilla sicumera, a partire dai tre cantautori, tanto per fare qualche nome.  Il simpatico Pierdavide canta “Jenny” e tutti si levano ad applaudire il guore di una canzone stupenda, quando in un minuto e quaranta l’unica parola che s’è sentita è il titolo ripetuto una trentina di volte. Però era ritmato, sticavoli (quanto mi manca la Stavolo!). Al confronto, perfino le invenzioni formali del Nunziante (purtroppo scomparso da tutte le scene, con sommo gaudio delle nostre orecchie) avevano un che di brillante. Oltre tutto, alla quarta volta Jenny diventa Gene e, divertimento nel divertimento (la musica si vede, cavolo!), ci si può perfino immaginare Gnocchi che si dimena in discoteca.

Ed Enrico? Vogliamo far passare tutto in cavalleria? Uno stonato come lui erano anni che non si sentiva. Complimenti alla mamma: sarà anche una star, come dice il suo mentore Rapino, ma quanto dobbiamo soffrire prima che diventi un normale cantante? o che almeno riesca ad articolare una frase, senza distruggerla col suo toscano d’accatto? Uno si dice: l’avranno preso perché ha un carattere esplosivo, perché, come ha sostenuto il Charlie dalla faccia tosta, “assomiglia” ad una popstar (poi, sta al mio amabile lettore fare qualche osservazione a proposito dell’apparire e dell’essere). E pensare che io credevo che trovare una popstar fosse la missione impossibile di “X-Factor”… si vede che mi sono perso con il telecomando… (Però quella bionda non è la Maionchi: direi che è la De Filippi).

E poi, il Nigiotti contro chi duella? Ovviamente contro il tenorino, introdotto dalla trama del Rigoletto, perché canta “La donna è mobile”. Il discografico, che ovviamente non ha capito una mazza, credeva che ad un certo punto entrasse il duca di Mantova. Però, spiegateglielo prima (Chicco o Zanforlin) che il duca era, nella finzione, proprio Matteo…

Mancava ancora un pagliaccio vestito col naso rosso e poi c’era un po’ tutto, tranne il talento, tranne le capacità. Intendiamoci: il tempo è dalla parte del programma, che è appena iniziato e può trovare qualche escamotage per cambiare direzione o trovare altri protagonisti (“X-Factor”, invece, dovrebbe proprio ricominciare da capo, per evitare la distruzione nella quale s’è andato a ficcare).

Speriamo. Per ora, all’orizzonte si profilano solo nuvoloni carichi di pioggia.