Non vorrei che adesso qualcuno pensasse che sto virando pericolosamente verso posizioni atee (non vorrei che il papa-Crozza mi fulminasse con i suoi dolci occhi algidi). Sto solo parlando di uno dei nuovi cantanti (la parola fa sorridere) di “Amici”, nuova edizione: un tipo con la frangia nera, pallido come un morto, con una voce stridula stridula, che fa accapponare la pelle e ricorda vagamente il protagonista di “Nightmare before Christmas”.

Quel tipo si chiama Davide Flauto (soprannome: Suicidio, e la precisazione spiega il titolo del post) e a quanto pare sembra venuto fuori da una favola horror, il cui regista e narratore è il simpatico (la parola fa sorridere) Charlie Rapino. Certo, diranno i miei lettori, l’abito non fa il monaco – l’apparenza non deve spaventare, sentilo cantare, fatti un’idea, non essere prevenuto.

Vero! Avete, miei provvidi lettori, proprio tutte le ragioni del mondo. Ed infatti ho aspettato il fausto momento in cui il Flauto mi avrebbe deliziato con le sue geniali interpretazioni. Oggi è arrivato il delizioso giorno: l’ho sentito mentre intonava (la parola fa sorridere) “Sabato pomeriggio” e vincere nel confronto con una sua compagna.

Non una delle mie fibre ha resistito. Sono uscito distrutto dal momento topico. Ho chiesto un bicchiere d’acqua e un valium. Ho urlato al cielo la mia sofferenza. Mi sono girato sperduto nella casa, cercando da qualche parte sollievo. Ma le note della canzone mi battevano in testa come martelli pneumatici.

Sono scappato in bagno, per aspergere d’acqua il mio viso, ma invece dell’acqua sembrava che vi gettassi ortiche urticanti. Allora ho aperto la finestra, perché l’aria frizzantina mi rendesse alla normalità e invece un odore di melma fangosa mi ha invaso le nari. Allora sono scappato da casa, perché potessi con l’urto della realtà sconfiggere il mostro della menzognera televisione. Ma dovunque mi sembrava di vedere, novello angelo nero (oh, Alyssa, vienimi a salvare!), il Flauto che continuava a cantare: “Passerotto, non andare via…”.

Ho reso l’idea? Ecco, direi che Davide che canta “Sabato pomeriggio” e esce trionfante dal confronto per il voto di Vessicchio e della Di Michele, oltre che per quello scontato di Rapino, è uno dei segni dell’Apocalisse. Indi per cui vi scongiuro, miei lettori, prendete il cilicio e cominciate a scudisciarvi: è arrivato il tempo (delle more? delle mele? delle cattedrali? no, no…) … della penitenza, anzi della Penitenza! Penitentiagite, penitentiagite.

E pensare che, quando la cantava Marco Carta o Valerio Scanu, la Disgrazia si ingrugniva, rugava il bel (la parola fa sorridere) viso con smorfie di dolore, si infilava in gineprai ululante, perché, come ebbe spesso a dire, “non si può sentire!”. Sticavoli, sticavoli, sticavoli (uno solo stavolta non basta). MA RIDATECI CARTA, SCANU E TUTTO IL CUCUZZARO, PORCA MISERIA!

P.S.: il mio adorato lettore avrà notato la fitta presenza di ossimori in questo post, come Davide cantante, Rapino simpatico, bel viso (della Di Michele). Probabilmente, la realtà cui stiamo assistendo, vista la sua totale a-logicità, non è descrivibile se non con questo strumento retorico.

P.P.S.: aggiungo che non è che la simpatica svociata che ha cantato dopo “Sabato pomeriggio” mi abbia regalato momenti di puro piacere. E’ stata imprecisa, ha stonato in almeno due distinte occasioni, ha gigionato all’inizio su due dei più bei versi della musica italiana. Però, almeno, ha cantato. Forse, invece, se l’altro si nascondesse, sarebbe il suo primo vero e proprio colpo di genio.