Proprio ieri, mentre assistevo alla doppia eliminazione ad X-Factor (non rimpiangerò particolarmente né i Luana Biz, anche in versione “c’abbiamo le palle anche noi, mica solo Sofia”, perché più simili a quattro solisti, che ad un gruppo vero e proprio, né tantomeno la quasi professionista Francesca, che al massimo, secondo me, è adatta al karaoke nel terzo tempo delle partite di calcio), ho capito una grande verità e oggi la comunico al mondo, che intanto, probabilmente, se ne fregherà altamente.

X-Factor non è un programma musicale. Anzi, forse neppure parla di musica. E’ tutto un imbroglio: hanno messo alla conduzione Facchinetti, perché sanno che è un fessacchiotto, ingenuo, buono buono, gentile con tutti e basta, per farlo tacere o parlare a seconda di come è meglio per la causa, fargli vedere qualche bella ragazza seminuda.

Facciamo qualche conto di pura semplice matematica: ieri la puntata è durata circa dalle nove (21.04) fino a mezzanotte e mezza circa (0.26), la bellezza di tre ore e passa di programma. Quanta musica s’è sentita? In tutto erano nove cantanti, due sfide, due intermezzi musicali (le ospitate): 1.40 x 9 + 3 x 4 + 6 ca.= 30 minuti di musica (esagerando, visto che ho considerato che i cantanti in sfida avessero circa tre minuti per uno per esibirsi, quando, soprattutto a cappella, sono quasi neppure trenta secondi). Insomma, il 15 % del tempo totale. Il resto? Nani e ballerine.

E va bene che la musica non fa ascolto in tv, ma a quanto pare anche un programma che finge di esser musicale non fa ascolti: altrimenti, non si spiega il taglio netto di una puntata, a fronte di un cast non eccezionale, che rischia di non rifare neppure lo stesso, discreto, modesto, successo della scorsa edizione.

Il motivo per cui, nonostante gli slogan, la musica continua a battere altrove è facile da rintracciare: sono in realtà pure questioni tecniche. In primo luogo, ad “Amici” (parlo perlomeno della versione serale) c’è l’orchestra, a “X-Factor” no: si canta solo e esclusivamente su base. Ed è un diverso paio di maniche, come sa chi canta davvero. Solo nel rapporto con lo strumento dal vivo si può valutare il talento di un cantante. Sulla base, l’effetto sarà sempre quello karaoke (del resto, quanti cantanti a “X-Factor” sono più adatti a questo che a cantare sul serio?).

In secondo luogo, ad “Amici” le votazioni e le polemiche sono quasi sempre calmierate, soprattutto quando ci si rende conto di esagerare. La De Filippi interviene, generalmente, non in diretta, ma a bocce ferme, chiedendo un passo indietro ai professori: l’anno scorso, ad es., era arrivata a ridurre le critiche, facendo parlare di volta in volta solo colui che preparava il performatore, per evitare naturalmente che ne emergessero i consueti attacchi strumentali (soprattutto da parte di Grazia Di Michele). Facchinetti, invece, non riesce mai a zittire i suoi giudici, che hanno rispetto agli autori del programma, una libertà maggiore, anche di espressione: non sarebbe mai potuto succedere ad “Amici” che un professionista si lasciasse andare per minuti e minuti al turpiloquio, o che qualcuno del cast fisso debordasse nell’attaccare un protagonista.

In terzo luogo, last but not the least, un’ovvietà, ma importante: chi conduce “Amici” è Maria De Filippi, chi presenta “X-Factor” è Facchinetti. Quest’ultimo è bravo: non intendiamo di certo attaccarlo. Anzi, ha un discreto talento come conduttore. Però ha una scarsissima personalità. Si adatta a fare il buono, forse neppure essendolo fino in fondo. Cerca sempre di essere equanime e distaccato nei confronti dei giudici, mentre è costantemente dalla parte dei cantanti, anche quando sono indifendibili. Le polemiche lo bloccano: non riesce a intervenire, neppure per mandare la pubblicità in onda. Non ha il polso necessario per stoppare chi sta esagerando: lascia correre.

E inoltre è insopportabilmente retorico: le sue sono presentazioni verbose, noiose, allungate, che fanno da contraltare ad altre insopportabili lungaggini da parte dei giudici, che, quando devono introdurre un loro cantante, lo fanno soprattutto mettendo in evidenza se stessi, il loro talento recitativo (in particolare Morgan, ma anche la Mori).

Quanta differenza rispetto all’asciuttezza della De Filippi: nessuna retorica preventiva, nessun complimento eccessivo (al massimo un bravo alla fine, ma solo in rarissime occasioni e quasi mormorato), nessun tentativo di osanna. Ad “Amici” parla quasi sempre la musica (soprattutto dopo le prime puntate, quando gli autori raddrizzano il tiro, se è necessario farlo). Lei, dal canto suo, è sempre distaccata, bonaria, con un sorriso per tutti: è il suo stile senza fronzoli, senza autocompiacimento la fortuna del programma, che scorre tranquillo, senza intoppi, senza dover superare costantemente l’ostacolo di parole e parole e parole.

Ecco la grande differenza tra i due talent della tv italiana: c’è chi segue il reality, pur affermando di essere un puro talent show; e chi calca la via del talent, pur non disdegnando alternarvi momenti di puro reality (qualche volta anche becero). Ma lo spazio per la musica è innegabilmente più ampio in “Amici” ed ecco perché, c.v.d., la musica NON batte sul 2.