Ieri X-Factor ha lasciato l’impronta. Sì, nel trash più profondo. Si è inabissato verso il trionfo della spazzatura, della scoria vivente. X-Factor ha cambiato pelle, perché vuol diventare il peggio del peggio, senza fermarsi sull’orlo del baratro.

Artefici di questa ritrovata verve, dovuta anche al fatto che il programma sta toccando i suoi minimi storici d’ascolto (ed infatti ieri sono stati eliminati d’emblé due cantanti, ciò che non è mai successo in tre edizioni – peccato che tra i due non ci fosse Sofia), sono soprattutto i giudici caciaroni e il sempre valido Tommasini, che, se deve spendere qualche ora a immaginare una coreografia, forse sarebbe meglio che impiegasse il suo tempo in un altro e più produttivo modo.

Ieri sera, Tommasini s’è inventato qualunque cosa: deve ancora ricoprire un cantante di liquami (d’altra parte, ha già fatto cantare qualcuno su un mucchio di rumenta, tanto per dirla alla ligure) e fargli mimare un rapporto anale e poi, forse, ha esaurito le sue idee geniali. Del resto, la trasmissione va vista in tv: è la solita storia, maledettissima storia, della musica che si vede e che, se vogliamo raccontarcela tutta quanta, non è nata ad “Amici”, ma proprio sul palco di Rai2.

Tra manichini, trucchi da metallaro anni Cinquanta, abiti assurdi che manco Loredana Berté indosserebbe mai (o forse sì, solo per finire su Blog per una ventina di giorni, tra le gaffe del nostro presidente del consiglio), Tommasini non dimostra mai, ma proprio mai, un minimo di sensibilità per chi deve cantare. L’immagine travolge e stravolge tutto: è lui, il coreografo, che comanda, non chi cura il suono. E’ lui che decide dove mettere l’artista, e peccato se quest’ultimo si trova a cantare sdraiato, supino, su un’altalena semovente, dietro un muro di cristallo, sopra un percorso infuocato stile Giucas Casella, a novanta gradi pronto a chissà quale simpatica novità, con la bocca cucita come in un film horror… o, peggio ancora, su una SCALA.

Tommasini evidentemente non sa che cantare da seduti o mentre si scendono gradini è non difficilissimo, ma assolutamente impossibile. Probabilmente, non è mai andato a vedere un’opera lirica, là dove i cantanti non vengono issati su improbabili tralicci perché facciano più spettacolo, e dove solo i migliori, se devono partire con un’aria, lo fanno seduti su una sedia, o peggio ancora a terra.

E lui, no, lui non ci crede a questa storia della musica che batte solo sul 2, della musica che è protagonista, della musica che è la vera anima del programma. Ed ecco che, con assurda testardaggine, infila, per dire, Cristiana in un abito tristissimo, prima sberluccicoso, poi lungo lungo, con una coda imbarazzante, oltre tutto obbligandola a scendere una scala. Come dire: vediamo se stai in piedi, perché, se inciampi, porca l’oca, facciamo un’audience che manco “Il falco e la colomba”.

E poi, mentre lei mette male un piede, perché bloccata in tutti i movimenti, mentre non riesce a spiegare la voce, perché, poverina, la scala la mette talmente in agitazione che preferirebbe trovarsi su megatrampoli al circo Togni, il Tommasini, tronfio di se stesso, le intima di stare seria: “Cosa ridi, le prove si fanno seriamente”.

E tu, Cristiana, la prossima volta, rispondigli magari: “Pensavo che fosse una buffonata”.

Advertisements