Quando ascolto la sua voce, che pure non m’è stata mai tanto familiare, vista la mia età, mi sento sempre trasportato lassù, nel cielo, come succede solo con quelle anime belle, che sanno fare quello che a noi mortali non è consentito – volare.

Carla Boni è mancata, dopo una lunga malattia, a Roma. Protagonista di tanti Sanremo, meravigliosa donna, capace di perdonare perfino l’ex marito Gino Latilla, che tanto l’aveva fatta disperare, capace perfino di fare pace con l’altra grande dei suoi tempi, la sempreverde Nilla Pizzi, in diretta televisiva al programma di Paolo Limiti, non era rancorosa, aveva sempre un sorriso per tutti.

Ma quel che mi preme sottolineare è come la sua voce, squillante, limpida, sincera abbia reso immortali le sue più belle interpretazioni, alcune delle quali assolutamente passate sotto silenzio. Fu infatti il ritorno alle scene con il rapper Flabby in una cover di “Mambo italiano” a riportarla in auge, anche con un discreto successo di vendite.

Ma la Boni non è solo quel ritmato “Mambo”: è anche la protagonista struggente di “Acque amare”, quasi maga che con il turbinio dei violini evoca la crudeltà dell’acqua, il timore che essa ispira, tra oblii e abbracci risananti, o di “Viale d’autunno”, storia delle conclusioni e della malinconia delle vite umane.

L’ultima sua fatica, poi, “Areoplani ed angeli”, merita ancora uno sguardo più attento: ne emerge appunto il sorriso di una donna aperta alle novità, dalla geniale “Troppo giovane” (dove si racconta come fosse una ventenne che non ha assistito neppure allo sbarco sulla Luna) alla strumentalissima “Portami in India” (dove chiede al suo giovane accompagnatore di viaggiare con lei, ma “con scarpe comode”). La Boni non si ferma neppure davanti al genere più dark nella ballata, stile Blu Vertigo, di “Pistacchio e smog”, dove arriva a storpiare la sua voce in un tentativo espressionistico straordinario.

Era un fiore delicato, e il tempo se l’è portato via, ma a noi resterà sempre il suo urlo dell’anima, giovane come solo rimane l’artista vero, quello che non si ferma mai davanti al nuovo.