Enrico non sa cantare. Beh, direte voi: mica tutti sono Valerio. L’anno scorso, ad “Amici”, Luca e Mario ci hanno spesso dato prova di quanto fossero allegramente stonati. Ma in questo caso c’è una novità: Enrico si scazza alquanto, perché si rende conto che non saper cantare davvero, come dicono gli Inglesi, sucks. E allora, si agita, si tormenta, si guarda attorno in cerca di una soluzione.

Enrico s’è presentato con la chitarra in mano, la voce tremante, l’accento toscano troppo pronunciato. E’ pieno di difetti, uno su tutti la presunzione. Anche grazie all’arroganza dell’ignorante è stato accolto a braccia aperte dalla scuola rapiniana in “Amici”. Charlie ci ha visto qualcosa di sé, probabilmente – del resto, in quel gigantesco ego che si ritrova ci sarà anche qualche traccia nigiottesca, o perlomeno sembra verosimile congetturarlo.

E proprio quell’aria strafottente, da uno che si sente star, anche se in effetti mica lo è ancora, lo ha reso simpatico al Rapinoman, l’uomo che si crede Rapino, ma che probabilmente è solo il gemello cattivo del produttore dello Scanu. Il Charlie lo prende, così, proprio durante i provini già visti quest’estate, perché la musica si vede e Nigiotti è un bel vedere, evidentemente.

Ma qualcosa cambia quando il ragazzo si confronta col resto della banda di cantantucoli di quest’anno. Enrico comincia a prendere qualche bella porta in faccia. Non uno dei suoi pezzi entra nel disco di “Amici”. Pierdavide, invece, tra ballate improbabili e ragazzine che flirtano in discoteca, ne fa addirittura quattro. A parziale compensazione, il Nigiotti riceve un inedito molto bello di Grignani. Ma, anche in questo caso, c’è chi gli consiglia di smussare, di farlo alla Gianluca, non all’Enrico, e lui, poverino, comincia a recalcitrare, a sentire la necessità di trovare una propria strada.

Inizia così a lamentarsi (e non è che abbia tutti i torti), anche nei confronti del Rino Gaetano dei poveri, annunciato al mondo come un novello profeta del cantautorato italiano (una sorta di Nunziante 2 la vendetta, e tra l’altro se dovesse andare come a quest’ultimo allora il Carone si prepari ad una lunga, lunghissima marcia nel deserto).

Ma il massimo si raggiunge, in questa infinita commedia della vita che è “Amici”, proprio pochi giorni fa, quando basta una interrogazione della Martinez a far scoppiare l’insofferenza di Enrico. A Loretta servono due consigli due per metterlo in condizione di cantare meglio e lui se ne accorge – sticavoli, SE NE ACCORGE. E capisce, insomma, che forse lui del Rapino può fare tranquillamente a meno.

Che cosa gli può insegnare, dice Enrico, più o meno, davanti alla commissione schierata, il Charlie? Ad essere ragazzaccio? A fare il finto educatore con Stefanino? A insultare le sue colleghe musiciste? A prendere in giro gli alunni della sua avversaria, tanto da far apparire fino educata la Di Michele? Il Nigiotti chiede semmai di continuare a frequentare Pino Perris, ciò che gli sembra più costruttivo, visto che i consigli sugli abiti li lascia volentieri a Emma e Loredana.

Rapinoman si inalbera. Poveretto, gli succede sempre più spesso da quando hanno scoperto il suo gioco di specchi, per cui si è finalmente capito che lui non è in grado di insegnare davvero nulla. Enrico, per giustificarsi, infila due o tre metafore calcistiche, ma non fa altro che aggravare la situazione, quando afferma che un allenatore deve saper dire qualcosa di rilevante ai suoi giocatori, prima della partita.

Charlie diventa verde, ma verde verde, tanto da togliersi gli occhiali e ingiungergli: se passi con la Martinez, non farti più vedere.

Non è ancora dato sapere se la conversione martineziana del Nigiotti sia una mossa particolarmente azzeccata. Certo, ha guadagnato molti punti con Zanforlin, che s’è capito subito da che parte penda. Quel che, però, va detto è che, dopo quest’infausta edizione della trasmissione, Rapino sarebbe stato utile, molto utile, quando bisognava farsi dare una raccomandazione per trovare spazio in una casa discografica. Enrico avrebbe forse avuto la strada spianata, il disco pronto, una carriera che almeno sarebbe partita.

Ha preferito, invece, giocare al rilancio, e puntando sull’arte, sul miglioramento di sé. Non ha fatto la scelta più semplice, ma s’è buttato a capofitto nel mistero e nell’inquietudine. Apprezzabilissimo è questo minimo dettaglio: passare dal potente Rapino alla saggia Martinez, lasciando la via vecchia per la nuova, significa essere un vero artista, che non si cura del futuro economico, ma solo della propria crescita interiore e in campo lavorativo.