A “Uomini e Donne” si consuma l’ennesimo triangolo. Emiliano conosce Monica, la bacia (più di una volta), la mette su un piedistallo, ma ha sempre un’aria distaccata, quello strascicone nella voce tanto fastidioso. Poi, arriva un momento che non sa che fare per attirare nuova attenzione su di sé e allora si butta ai piedi dell’altra tronista, cercando una sponda per continuare a esistere nel grande circo mediatico.

Emiliano è il prototipo del ragazzo tutto muscoli e poco cervello, ma stavolta condito dal nulla, così come Monica, che pure ne era attratta, l’ha definito. Se, poi, andiamo oltre il fisico, restano solo di questo ragazzone inutile una fronte spaziosissima, la faccia da schiaffi, la smorfia quando sorride.

Altri simpaticoni che puntavano alla visibilità televisiva avevano, negli anni scorsi, almeno qualche altro appeal: per dire, una comicità spontanea, la bella parlantina, la simpatia. Emiliano, invece, non è nemmeno il degno erede del Costantino di un secolo fa: quello almeno era furbo e giocava allo scoperto. E’ un piccolo criceto ingenuo travestito da volpe: peccato che si veda da lontano che imita un vecchio modello, ma al massimo potrebbe fare la pelliccia di topo muschiato di Daniela Ranaldi.

Perfino la De Filippi, in genere tanto comprensiva con i loschi figuri che agitano le sue trasmissioni, con lui ce l’ha apertamente. S’è mossa per far cambiare idea a Monica, s’è lanciata in una crociata giusto per dimostrare che Emiliano è un finto che più finto non potrebbe essere.

Eppure, come nelle migliori commedie, quando la Romanina, con una delle sue mossette ad esprimere noncuranza (che poi è vera come i soldi del Monopoli), l’ha cacciato, mentre il pubblico giubilava, lui nemmeno s’è spostato di un millimetro dalla sua sediolina, perché intanto Laura, che per ora non ha baciato nessuno perché è una donna all’antica, almeno in tv, visto che non lo sarebbe, stando ad alcune testimonianze, nella vita reale, l’ha salvato, trascinandolo in esterna.

Motivo? “Lo voglio conoscere come un amico”. Sì, vabbé: si vede che il nostro lessico s’è un tantino usurato e si è finito per definire amici anche quelli con cui, insomma, una gita fino al nostro letto non ci farebbe neppure tanto schifo.