Dedicato a chi qualunque cosa faccia riempie di sole gli occhi del mondo.

 

Cover di Alan Sorrenti (per gli appassionati, la trovate in “Radici”), “Esisti tu” è, nel nuovo album di Valerio, un’altra preziosa gemma: il semplice testo, arricchito dall’interpretazione di Mr. Scanu, scivola via tra malinconie e ottimismo, come la sabbia che scende in una clessidra, quasi senza voler neppure infastidire l’aria che circonda il vuoto.

C’è tutto un movimento di rimpalli e promesse, in questo pezzo, che rispetto alla interpretazione che ne dava il suo autore diventa perfino un inossidabile canto di gioia, un inno sincero alla sicurezza della forza del destino, come se si potesse davvero credere a quelle irrimediabili parole che tutti conoscono (ci sei da qualche parte, di sicuro), al senso di quel battere di cuori all’unisono, alla meta di una ricerca, all’attesa che non smette mai… finché non c’è nessuna speranza, finché non c’è modo reale per ricominciare. 

Eppure esisterai tu, da qualche parte -sembra dire Valerio-, chissà dove, chissà perché; e quanto sarebbe bello -gli rispondo, in questo dialogo afono- credergli. Resisti, per favore, prima che io non esista più e lasci andare anche l’ultimo battito. Il tempo scorrerà pure, dietro le finestre della mia malinconia, e forse qualcuno la sentirà dentro di sé come occhi che attraversano mari e monti e spazi e tempo, ma io, ormai, verosimilmente, nonostante tutta la forza di queste parole di sole, non saprei neppure riconoscerlo.

Quanto, invece, sarebbe bello essere sicuri che tu esisti, almeno dentro di me, come una possibilità perlomeno, ora come è sempre stato anche in passato. Ma il destino a qualcuno assegna una strada; l’altro, invece, che si arrangi.